È iniziato ieri, 27 gennaio, l’iter di affidamento del figlio di Federica Torzullo, la donna di 41 anni assassinata dal marito ad Anguillara. Orfano di madre e senza più i nonni paterni, per il bambino – che attualmente è sotto la tutela del sindaco – inizia ora una fase delicata: è attesa per oggi l’udienza in cui il Tribunale per i minorenni deciderà se affidarlo ai nonni materni o ad una casa famiglia. Per oggi è previsto anche il sopralluogo dei Ris nella villa del femminicidio, oltre che nell’azienda di Carlomagno. Gli agenti dovranno svolgere accertamenti irripetibili che coinvolgeranno anche la centralina dell’autovettura con cui Carlomagno si è spostato la mattina del delitto.
Il dramma dei genitori di Claudio Carlomagno
24 gennaio. Erano trascorsi 16 giorni da quando Federica era scomparsa da Anguillara Sabazia, a Roma; 6 giorni da quando il suo cadavere era stato rinvenuto sepolto in un canneto dietro l’azienda del marito Claudio Carlomagno. Questi, indagato per omicidio e occultamento di cadavere, era stato condotto in carcere, in custodia cautelare. L’autopsia aveva rivelato che l’uomo l’aveva colpita 23 volte con un’arma da taglio e che alcune ferite erano state inferte persino post mortem.

Dopo la confessione di lui, ad Anguillara era calato il silenzio. Nei genitori di Carlomagno, Pasquale e Maria, era sorta anche la vergogna. «Avete messo al mondo un mostro» è il rimprovero che veniva loro mosso sui social. Alcuni “criminologi della strada” avevano ipotizzato il loro coinvolgimento nella vicenda, accusandoli di favoreggiamento; altri esperti di “pseudo-scienza” in causa gli studi di Cesare Lombroso per dire che «il volto di questa signora, da studi lombrosiani, risulta particolarmente inquietante… il figlio è morfologicamente molto simile».
Così la signora Maria e il signor Pasquale avevano smesso di uscire di casa e, quando lo facevano, tentavano di mimetizzarsi per non farsi riconoscere. A quanto si apprende, Maria era arrivata persino a mimetizzarsi per non farsi riconoscere: usava una parrucca e dei grandi occhiali per nascondere il viso. Qualcuno aveva iniziato a prenderla di mira, a spaventarla. La vita ad Anguillara non era più vita. Il figlio minore, Davide, per sollevare i genitori dall’enorme carico emotivo, li aveva ospitati per qualche giorno, fino a sabato 24 gennaio.
Il duplice suicidio e la disperazione di Carlomagno
Quella mattina i due genitori hanno lasciato una lettera sul tavolo della cucina del figlio Davide, poi, hanno viaggiato per un’ora fino alla loro casa di Anguillara, in via Tevere n.25, e lì, nel giardino, si sono impiccati. Con la stessa corda, a cavallo di una trave.

Quando la notizia ha raggiunto Claudio Carlomagno, in carcere, l’uomo si è detto disperato. Ha minacciato il suicidio e ora è guardato a vista, sorvegliato giorno e notte, anche se ha confessato: «vorrei, ma non ho il coraggio di farlo». In questi giorni Carlomagno ha scritto più lettere: prima al fratello Davide, poi una al figlio rompendo, con le sue parole, il silenzio lasciato dai genitori.
Al di là delle scuse al fratello, rimane il mistero di cosa ha scelto di dire al figlio, un bambino di quasi dieci anni con un’infanzia finita troppo presto.
A cura di Alessandra Falletta Ballarino