Niscemi: un intero paese sull’orlo del precipizio, 1500 evacuati e isolamento quasi totale

Un intero paese sull’orlo del precipizio, con le case di migliaia di cittadini che rischiano di sfaldarsi insieme a un sottosuolo fragile, eroso dalle intemperie. Appare così Niscemi, comune in provincia di Caltanissetta in Sicilia, tristemente noto in queste ore per le immagini drammatiche che circolano sui social e nei notiziari nazionali. Foto e riprese dai droni mostrano il terreno franato che minaccia l’intero centro abitato, mettendo a rischio edifici che rappresentano non solo case, ma storia e lavoro.

L’emergenza, aggravata dal passaggio del ciclone “Harry” che ha flagellato la Sicilia e le altre regioni del sud Italia, ha subito un’accelerazione drammatica nelle ultime 24 ore. L’avanzamento di un fronte franoso esteso per circa quattro chilometri — a cui se ne è aggiunto un secondo progredito improvvisamente nella notte con un taglio verticale del terreno di ben 25 metri — ha imposto l’evacuazione forzata di oltre 1500 persone.

La “Zona Rossa” e il rischio isolamento

Le aree maggiormente colpite, tra cui i quartieri di Sante Croci, Trappeto, Canalicchio e via Popolo, sono state dichiarate zona rossa e interdette totalmente alla popolazione. Circa mille residenti hanno dovuto abbandonare in pochi minuti le proprie abitazioni, ma anche studi professionali e attività commerciali, portando con sé solo lo stretto necessario. Anche la viabilità è ridotta in ginocchio: la Strada Provinciale 10 (Ponte Olivo) e la SP 12 sono state chiuse a causa di cedimenti profondi dell’asfalto e smottamenti che hanno tranciato tubature del gas e cavi della fibra ottica. Al momento, l’unico asse percorribile resta la SP 11 in direzione Vittoria-Gela, un’arteria già nota per la sua pericolosità e che ora, sovraccarica di traffico, rappresenta l’ultimo cordone che impedisce l’isolamento totale del paese.

Le principali strade interrotte alla circolazione
Le principali strade interrotte alla circolazione

Il sindaco, Massimiliano Conti, ha descritto la situazione come «drammatica e senza precedenti per estensione», disponendo la chiusura immediata di tutte le scuole. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, insieme al responsabile regionale Salvo Cocina, sta monitorando l’evoluzione del movimento terra, che ha già fatto registrare abbassamenti del piano di campagna tra i 7 e i 10 metri in poche ore. Mentre molte famiglie hanno trovato rifugio dai parenti, centinaia di persone sono attualmente ospitate nel palazzetto dello sport “Pio La Torre”, allestito con brandine e assistenza sanitaria d’emergenza.

I precedenti di una ferita che non si rimargina

Quello di Niscemi è un fenomeno antico, documentato già nelle cronache del ‘700, ma che ha lasciato il segno più profondo il 12 ottobre 1997. Anche allora, i luoghi colpiti furono gli stessi: il quartiere Sante Croci e la contrada Canalicchio. In quell’occasione, la storica chiesa delle Sante Croci crollò e 48 edifici dovettero essere abbattuti; oggi, in quel vuoto sorge un monumento a ricordo della tragedia. Tuttavia gli esperti concordano: la gravità dell’evento odierno supera quella del 1997. Testimonianze raccolte sul posto, come quella dell’autotrasportatore Francesco Blanco o dell’avvocato Ennio Adamo, raccontano di vite sospese: mutui appena accesi per case che ora tremano e archivi professionali abbandonati per non rischiare la vita. Il Governo nazionale ha risposto dichiarando lo stato di emergenza nazionale, stanziando i primi 100 milioni di euro per gli interventi urgenti in Sicilia e nelle zone colpite dal maltempo.

 

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Il geologo: “La frana deve trovare il suo equilibrio”

Dal punto di vista tecnico, la situazione resta estremamente instabile. La parete terrosa, sulla cui sommità le case appaiono letteralmente in bilico, deve trovare un nuovo assetto naturale. Riccardo Ferraro, consigliere della Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale), spiega la dinamica scientifica dietro il disastro: «I terreni sabbiosi di Niscemi hanno un angolo di resistenza al taglio di circa 35 gradi. Attualmente, a causa del distacco, la parete presenta un’inclinazione verticale di 85 gradi. Questo significa che la fisica stessa impone alla frana di avanzare: il terreno continuerà a cedere, compromettendo le costruzioni sovrastanti, finché la parete non raggiungerà un’inclinazione naturale che ne garantisca la stabilità. L’attuale pendenza non può reggere».

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