La violenza di diritto: l’ICE uccide, l’America in rivolta

A Minneapolis la violenza è giustificata. Le politiche anti-immigrazione hanno dato il via libera all’uso della forza da parte di uomini in divisa, armati, a volto coperto e senza tesserino visibile. Un’altra persona ha perso la vita sulle strade di Minneapolis. Alex Pretti era un infermiere di 37 anni, italo-americano, intervenuto per difendere una donna accerchiata dagli uomini dell’ICE, prima di essere colpito da una decina di colpi alla schiena.

Negare l’evidenza

Gli agenti coinvolti parlano di legittima difesa, di un uomo che stava opponendo una violenta resistenza. Pretti viene descritto come un would-be assassin (“futuro assassino”), ma i diversi video registrati sul posto, da diverse angolature, mostrano un’altra verità. Pretti aveva un’arma, regolarmente posseduta e registrata, e in nessun momento sembra anche solo intenzionato ad estrarla. In mano stringe solo il cellulare, mentre si frappone fra i militari e una donna che era caduta sull’asfalto ghiacciato, prima di essere buttato a terra e poi freddato dai colpi degli agenti. Le parole dei genitori di Pretti, Michael e Susan, ai giornalisti: «fate uscire la verità su nostro figlio, per favore. Era un brav’uomo».

Alex Pretti davanti ad un agente dell’ICE: in mano ha il cellulare
I precedenti di violenza
Il piccolo Liam Ramos, 5 anni, fermato dagli agenti ICE per poter arrivare al padre

L’uccisione di Alex Pretti segue quello di Renee Good, 37 anni e madre di tre figli, avvenuta in un’occasione simile. Ma non solo. A sconvolgere l’opinione pubblica recentemente è stato anche l’arresto di un bambino di 5 anni, Liam Ramos, usato come esca per arrivare al padre. Ora sono entrambi in un centro di detenzione in Texas, nonostante il loro ingresso negli Stati Uniti fosse stato regolare e avessero avviato una pratica per il diritto d’asilo. Ad accumunare queste azioni, oltre alla violenza esibita e giustificata contro la libertà e lo Stato di diritto, è la distorsione dei fatti da parte della Casa Bianca.

Immunità federale

Se per l’opinione pubblica, Democratici e ormai anche parte dei Repubblicani, le morti sono una conseguenza diretta delle misure estreme prese dall’amministrazione, il presidente Trump giustifica e demonizza vittima e oppositori politici. Quando confrontato con la possibilità di aver superato la linea rossa Trump suggerisce invece che i suoi militari continuino a fare il loro lavoro. «Faranno degli errori a volte», ha affermato il presidente Usa la scorsa settimana. «Godete dell’immunità federale nell’esercizio delle vostre funzioni», ha detto il vicecapo di gabinetto Stephen Miller ai militari. «Le vittime sono gli agenti», ha dichiarato Gregory Bovino, comandante della polizia di frontiera.

A Minneapolis salutano Alex Pretti, ucciso dall’ICE mentre aiutava una donna
Colpe e dissenso

E infatti non ci sarà alcuna indagine sull’accaduto. Trump sembrava inizialmente intenzionato ad aprire un’investigazione sul caso, ma l’amministrazione ha reso chiaro il suo punto di vista: il problema non sono le violenze degli agenti, ma i liberali, i manifestanti, incoraggiati e protetti dai Dem. Infatti sotto indagine è finito Tim Walz, governatore democratico dello Stato. Il pattern è consolidato. La repressione del dissenso con la violenza e la dissimulazione di quest’ultima da parte dei vertici degli Stati Uniti prospetta solo una spirale di violenza. Il 61% degli aventi diritto al voto sono contrari a come l’ICE sta gestendo le operazioni anti-immigrati.

Lo Stato di diritto e la vita di innocenti cittadini americani apparentemente non sono sufficienti, ma forse la possibilità di un crollo nel consenso farà capire al presidente Trump di essere andato troppo oltre. Intanto a Minneapolis la rabbia e lo sgomento sono più forti del gelo (-18 gradi registrati) e le strade si riempiono di gente in protesta.

Proteste Usa per la morte di Renee, uccisa dall’Ice
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