Il racconto

Mangiare fuori a Milano con 4€, una sera nella redazione di Scomodo

Luci calde e soffuse, poster colorati che invitano a fare meglio nella vita. Colpi di bicchieri che chiudono la giornata. È l’atmosfera che si respira da Scomodo all’ora dell’aperitivo, lo spazio sociale che propone attività culturali aperte alla comunità. Qualcuno legge le carte agli amici: «Sono tarocchi coreani», ci tengono a sottolineare. Nel tavolo di fianco, una coppia testa una macchina fotografica d’altri tempi, comprata poco prima in un mercatino vintage. Il tempo vola e sono già le otto. «Per voi il piatto del giorno, Fiori?» chiede Alessia, una delle ragazze che servono i tavoli. Ogni sera, infatti, qui si può cenare spendendo 4€.

Cos’è Scomodo

«Il piatto è sempre diverso, vegano e preparato con ingredienti di stagione», dice Laura, collaboratrice di Scomodo. «L’iniziativa si chiama Alle 8 cena! e avere dei prezzi popolari è il nostro modo di fare politica, perché ci contrappone al generale aumento dei costi a Milano».

Ma cos’è Scomodo? Nasce nel 2016 a Roma come rivista online dall’idea di due studenti liceali. «Avevano l’ambizione di raccontare ciò che accade in Italia dal punto di vista dei giovani, e di farlo con delle posizioni scomode», continua Laura. «In dieci anni l’organizzazione è cresciuta tanto, e oggi proponiamo attività culturali in diverse sedi sparse per l’Italia. Oltre a Milano, abbiamo redazioni anche a Roma, a Empoli e a Bari». La testata, che affronta soprattutto temi sociali sul digitale, riceve incentivi dal Ministero della Cultura e dall’Unione Europea. E collabora con associazioni del calibro di Greenpeace e Amnesty International.

Il piatto del giorno da Scomodo
Il piatto del giorno da Scomodo

Con redazioni si fa riferimento non solo agli spazi dedicati al progetto editoriale in senso stretto, ma alle sedi fisiche di Scomodo nella loro interezza. Oltre alla parte dedicata al ristoro, dentro lo spazio che affaccia sul Naviglio della Martesana si organizzano talk, workshop, proiezioni, concerti e mostre. «A volte ospitiamo nomi più importanti, come Giulia Mei, che attirano anche chi non conosce lo spazio. La cosa positiva è che poi le persone tornano, alcune anche ogni giorno. Perché abitano nel quartiere o perché colgono il valore dell’iniziativa e lo vedono come un’occasione per socializzare».

la missione sociale di Scomodo

Periferie, lavoro, femminismi e migrazioni, ogni settimana l’agenda di Scomodo Milano cambia. «Il filo conduttore degli eventi è la diversità che cerchiamo di rappresentare con iniziative trasversali. C’è una sorta di coerenza politica ma non ci schieriamo con ideologie o partiti specifici». E poi chiarisce che “in redazione non tutti sono giornalisti. Magari alcuni aspirano a diventarlo, ma c’è anche chi si occupa d’altro ed entra a far parte del team attraverso le assemblee che organizziamo».

Gli interni dello spazio di Scomodo a Milano
Gli interni dello spazio di Scomodo a Milano

Da quando è stata lanciata, la cena di Scomodo sembra funzionare: «Non c’è un numero preciso di persone che vengono a trovarci ogni sera, dipende dalle giornate. Però, in media, contiamo circa 30 coperti. Quando arriverà il bel tempo, allestiremo i tavoli all’aperto e speriamo che i numeri crescano».

Un invito aperto a tutti

Da Scomodo non c’è un cliente tipo, e per capirlo basta guardarsi attorno. C’è Chiara, sulla trentina, che ha appena finito di fare l’uncinetto: «Stavo cucendo una sciarpa per la mia migliore amica. Abito qui vicino, in piazzale Loreto, e mi rilassa venire qui e stare sola, ma al tempo stesso in compagnia». Accanto alla sala della cena, c’è una veranda arredata con divani e pouf rossi. Una coppia di giovani americani siede di fronte alla stufa a legna. Sono in mezzo ad altre persone, ma la scena è intima, e parlano di cose comuni. Tra una battuta e l’altra, a un certo punto sentiamo un «We should try the Aperol Spritz» (Dovremmo provare lo Spritz).

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