La trumpeide di Davos: il punto sul World Economic Forum

Il clima è caldo a Davos, lo segna anche il termometro che per la prima volta sulla montagna svizzera è sopra lo zero. Dalla cena di martedì sera, al discorso di 72 minuti di Donald Trump, la platea mondiale è stata con il fiato sospeso. Facciamo il punto del caotico World Economic Forum 2026 fino ad ora.

La cena andata male

A margine del forum martedì sera si è svolta una cena in vista della conferenza del giorno dopo. L’host: il Ceo di BlackRock e co-presidente del meeting, Larry Fink. Gli invitati: i principali membri del forum, capi di Stato e altri dignitari. Il risultato: un disastro. Howard Lutnik, segretario del commercio Usa, chiude la serata da ultimo oratore con un discorso in cui attacca duramente le politiche energetiche europee, sbeffeggiandole. La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, seccata dalla lezione di economia non richiesta, si è alzata e se n’è andata, seguita poi da altri. Secondo quanto riportato, Fink è stato costretto a chiudere la serata prima dell’arrivo del dolce. Non un grande inizio per il forum.

La trumpeide

Il momento più atteso del congresso era segnato per le ore 14:30 di mercoledì: l’orario previsto per l’intervento di Donald Trump. Il presidente ha intrapreso un monologo che ha trasformato il World Economic Forum in un comizio dell’America First. I punti toccati vanno dalla politica interna americana agli esteri. La platea è sbalordita, molte facce incredule e pochi applausi per il presidente Usa.

Donald Trump durante il suo discorso al forum di Davos
Interni

Gli americani si stanno preparando ai mid-terms, le elezioni di metà mandato che sono un verifica del consenso al presidente in carica. Trump ha quindi usato Davos come un palco dal quale elencare i suoi successi. Sostiene di aver portato gli Stati Uniti a vivere un “miracolo economico”, dopo i disastri dell’amministrazione precedente. Cita dati che non sono ancora stati pubblicati, come la crescita economica dell’ultimo trimestre del 2025, sbandierando una crescita del 5,4%. Promette agli elettori che farà abbassare i tassi di interesse sulle carte di credito, insultando Powell, presidente della Fed. Esalta il ruolo dell’Ice e della guardia nazionale che avrebbe “ripulito” Washington. Afferma che in patria «la gente sta molto bene, sono molto contenti di me», ma l’indice di gradimento lo smentisce: è sceso dal 49% al 42,2%. Intanto i Dem invocano il 25esimo emendamento della costituzione, secondo il quale il presidente in carica può essere rimosso se incapace di svolgere le sue funzioni. E a Davos giunge una lettera firmata dai super-ricchi americani, “spaventati” dall’instabilità economica generata da Trump.

Esteri

Il tycoon passa poi al tema più caldo di tutti: le geopolitica. Parla della sua recente conquista, il Venezuela: «Faranno più soldi nei prossimi sei mesi che negli ultimi 20 anni». Questo dipenderà dalla volontà delle aziende a investire le cifre record necessarie, che per ora non sono arrivate (il Ceo di Exon anzi considera il Paese “non investibile”). Poi passa all’attacco, contro la Svizzera ospitante, sbeffeggiandola sui dazi minacciati («Continuava a dire “siamo un Paese piccolo, no no, non può farlo”») e la Danimarca, che sarebbe incapace di occuparsi della Groenlandia. Poi la “ingiusta” Nato: «Diamo così tanto e riceviamo così poco. Ma un’America forte e sicura significa una Nato forte». Per un attimo The Donald sembrava aver riposizionato gli Stati Uniti a guida dell’Occidente, il ruolo svolto negli ultimi 80 anni. Ma si smentisce subito dopo quando arriva il messaggio più destabilizzante per i leader europei: «È l’Europa che deve occuparsi dell’Ucraina, noi no». La situazione su Kiev si raffredda ancora, ma nella platea gli animi si scaldano.

La platea del forum di Davos 2026

Chi si oppone al “bullo” Donald

Gavin Newsom
Gavin Newsom, governatore della California, a Davos

«È stato significativo per la sua insignificanza. È stato noioso e, a tratti, rozzo, persino per gli standard di Trump». Non si risparmia il governatore della California Newsom, abituato ormai a scontrarsi con il tycoon anche sulle questioni di politica interna. Chiede uno sforzo ai leader europei, che devono mostrare di avere una spina dorsale: «E’ giunta l’ora di essere seri, smettere di essere suoi complici. È patetico».

 

 

Mark Carney
Mark Carney, primo ministro canadese

La seconda sferzata dall’altro lato dell’Atlantico arriva dal premier canadese: «Oggi parlerò della rottura dell’ordine mondiale e dell’inizio di un’età brutale». Carney espone la via canadese per rispondere al presidente americano, «dove le potenze di medio livello come il Canada non sono impotenti», un nuovo ordine in cui vigono il rispetto dei diritti umani, la solidarietà, l’integrità degli stati. Una svolta inaspettata che è stata accolta da una doppia standing ovation dalla platea di Davos.

 

Emmanuel Macron
Emmanuel Macron si è presentato al forum di Davos con degli occhiali da sole per un problema agli occhi

Il presidente francese continua a ergersi a baluardo della resistenza europea contro quello che definisce “il nuovo imperialismo” della Casa Bianca. Propone un’Europa cardine del multilateralismo, per opporsi a quel ruolo di vassalla a cui Trump vuole ridurla. The Donald non si lascia sfuggire la risposta con lo sberleffo: «L’ho visto ieri con quei bellissimi occhiali. Che sta succedendo?», riferendosi agli occhiali da sole che Macron è stato costretto a indossare per un problema alla vista.

 

 

La svolta dell’ultima ora

La giornata di Davos si conclude con una tipica giravolta trumpiana: nessun dazio contro i paesi europei che si erano ribellati contro le sue pretese sulla Groenlandia (che durante il monologo di 72 minuti ha chiamato più volte “Islanda”). La decisione arriva dopo il colloquio con Mark Rutte, segretario generale della Nato. Qui le ultime sulla retromarcia e il possibile accordo sull’isola.

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