Trump e il gas: quando l’energia diventa uno strumento di pressione politica

Alla fine l’Europa ha sostituito la sua dipendenza dal gas russo, con quella americana. Secondo uno studio congiunto di Clingendael Institute dell’Aia, dall’Ecologic Institute di Berlino e dal Norwegian Institute of International Affairs, i Paesi europei sono diventati dipendenti dalle importazioni di GNL a stelle e strisce. Uno sviluppo poco lungimirante, che non ha diversificato le fonti di approvvigionamento e che ha riportato l’Ue a dipendere da un unico Paese – e dai suoi capricci – per le proprie necessità energetiche.

L’ideologia di Trump e i dati

Secondo il rapporto, Trump si è spostato verso un approccio esplicitamente guidato dagli interessi di protezionismo e carico di ideologia Maga. In un documento sulla sicurezza nazionale, pubblicato dall’amministrazione a novembre scorso, affermava esplicitamente che la Casa Bianca stava cercando di ottenere il predominio energetico degli Stati Uniti – riporta il Guardian. Una politica che permetterebbe di proiettare il potere quando e dove fosse necessario. Il presidente Usa ha, infatti, minacciato di applicare tariffe doganali sugli scambi commerciali con l’Europa. Un ricatto per cercare il loro consenso all’acquisizione della Groenlandia.

Secondo il documento pubblicato, le importazioni nello Spazio Economico Europeo (che include Islanda e Norvegia) di GNL a stelle e strisce sono aumentate del 61% e dal 2019 sono incrementate del 485%. Allo stato attuale il gas liquefatto americano rappresenta il 59% di tutte le importazioni.

I rischi

Secondo il professore Kacper Szulecki, dell’Istituto norvegese per gli affari internazionali, l’Europa deve riconoscere il nuovo predominio energetico americano e «guardare con cautela le importazioni. La strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti del 2025 inquadra esplicitamente le esportazioni di energia come un modo per proiettare la propria potenza. Gli Stati Uniti avevano tentato un approccio simile negli anni ’80 sotto Ronald Reagan». Secondo lo studioso, al momento le riserve di gas dell’Ue sono ai livelli più bassi degli ultimi anni. Inferiore anche a quelle registrate all’inizio della guerra in Ucraina. «Se dovessimo avere un inverno freddo e tensioni con gli Stati Uniti, che porterebbero a ulteriori aumenti dei prezzi e all’esaurimento delle riserve, potremmo assistere a una crisi energetica davvero drammatica nei prossimi mesi».

Dopo l’invasione russa in Ucraina, gli Stati Uniti sembravano un partner affidabile e possibili interferenze nei mercati del gas erano impensabili. Oggi, in questo contesto geopolitico, «questa ipotesi è discutibile», secondo Raffaele Piria, ideatore del rapporto e ricercatore senior presso l’Ecologic Institute. «Nel medio-lungo termine, l’Europa dovrebbe accelerare la transizione verso un sistema energetico efficiente e moderno basato su fonti rinnovabili autoctone».

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