L’Unione Europea a due velocità tra presenza globale e fragilità politica

L’Unione Europea è da considerarsi una forma politica in vita o non in vita? Ogni settimana sembra oscillare tra due narrazioni contrastanti. Da un lato è un attore geopolitico che si muove sulla scena globale mantenendo la sua importanza. Dall’altro appare come una formazione fragile e frammentata da interessi diversi degli Stati membri, che rallentano i processi decisionali. In questo contesto, tre elementi fanno pensare a un’Unione ancora in vita e presente nel mondo. Altri tre, invece, mostrano un soggetto che fa fatica a esistere ed è spinto ai margini da altre superpotenze.

All’origine

Facendo un passo indietro, l’integrazione europea è nata con un processo iniziato nella seconda metà del 900, in un contesto di contrapposizione tra blocco occidentale e orientale. Dalla Comunità europea del carbone e dell’acciaio del 1951 al Trattato di Roma del 1957, fino a Maastricht e Lisbona, l’obiettivo è sempre stato lo stesso: portare a una stretta cooperazione tra i Paesi europei per evitare nuovi conflitti. L’Unione nasce così come progetto economico e normativa in un mondo bipolare spartito tra Usa e Urss, diventando alleato statunitensi o sovietico in un’ottica di subordinazione. Nel presente l’Unione Europea deve fare i conti con un mondo tripolare tra Stati Uniti, Russia e Cina che si contendono influenza, mercati, tecnologia e sicurezza.

Gli aspetti di coesione

Un primo aspetto per cui l’Ue può considerarsi un organismo in vita è l’imposizione di dazi per 93 miliardi di euro sugli Stati Uniti. Il “bazooka” europeo è la risposta ai dazi annunciati dal presidente Donald Trump per la Groenlandia, ovvero un aumento del 10% ai Paesi europei che hanno inviato truppe sull’isola. Il tycoon, infatti, nelle ultime settimane ha rivendicato l’annessione dell’isola, dimenticando quasi la sua volontà precedente di rendere il Canada il 51esimo stato americano di cui parlava un anno fa.

Fotomontaggio pubblicato da Trump sul suo profilo social Truth

Un altro punto fondamentale è stato l’accordo commerciale firmato dall’Unione e dai Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Dopo anni di incertezze, si è arrivati alla firma di un’intesa di libero scambio che ha creato un nuovo mercato di oltre 700 milioni di consumatori. Una risposta alla politica estera protezionista americana, che rappresenta anche la scelta di collocarsi in modo attivo nel Sud globale.

L’ultimo punto che testimonia il mantenimento in vita dell’Unione Europea è il lavoro svolto dalla Commissione per una riforma delle regole per l’annessione all’organizzazione di altri membri. In particolare questa decisione guarda all’Ucraina, con un’adesione definita “light” all’Ue in due livelli. Kiev sarebbe così protagonista di un ingresso graduale al mercato unico e ai fondi europei, ma senza pieni diritti decisionali e potere di voto nei primi vertici politici.

Le difficoltà degli Stati

L’Unione Europea è anche in grande difficoltà su alcuni aspetti, che dimostrano una sua fatica a rimanere in vita. Un primo elemento simbolo della fragilità è la divisione interna tra Stati membri che rallenta la presa di posizione dell’Ue in questioni cruciali. Per esempio, alcuni Paesi come Francia e Regno Unito si sono dichiarati favorevoli all’invio di soldati in Ucraina per contribuire alle garanzie di sicurezza chieste dal leader Volodymyr Zelensky. Una forza militare che non è di «combattimento, ma di rassicurazione» ha detto il presidente francese Emmanuel Macron. In questo contesto, il governo Meloni, in accordo con la Lega, ha ribadito l’esclusione dell’impiego di truppe italiane in Ucraina.

Un secondo punto critico sono le fratture interne sul commercio e la politica agricola, in particolare con il caso dell’accordo del Mercosur. Se pochi giorni fa l’Ue è arrivata a un’intesa, il percorso che ha portato a tale risultato ha visto spaccature tra governi e partiti, preoccupati per l’impatto ambientale e le conseguenze sull’agricoltura europea. Francia, Polonia e Austria, infatti, hanno criticato alcuni passaggi dell’accordo, arrivando a votare contro o astenersi.

La firma dell’accordo tra Mercosur e Unione Europea

Infine, un ultimo elemento negativo per l’Unione è la mancanza di accordi comuni sul gas e una possibile dipendenza dagli Stati Uniti. Dopo l’attacco russo in Ucraina nel febbraio 2022, l’Ue ha optato per ridurre la dipendenza dal gas di Mosca, portando però a crescenti importazioni dagli Usa. Gnl, petrolio e combustibili nucleari americani sono diventati fondamentali per l’economia europea. Ma al suo interno il Vecchio continente dimostra di non avere una strategia comune perché ogni Stato valuta impatti e contromisure in modo autonomo.

I numeri che contano

Non mancano però ambiguità nell’Unione. I 93 miliardi che contrastano le azioni di Trump per l’annessione della Groenlandia sono la manifestazione che l’Ue sa usare gli strumenti di potenza economica e parlare un linguaggio del conflitto commerciale. Ed è fondamentale guardare le cifre che l’Europa mette a disposizione per progetti o azioni. Un caso emblematico è lo stanziamento di 300 milioni di euro per il Piano europea sull’intelligenza artificiale. Un numero che, isolato, può sembrare significativo, ma che scompare subito se confrontato con gli investimenti di Nvidia e Alphabet.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto
Il ministro della Difesa Guido Crosetto

E sulla Groenlandia c’è stato un altro errore basato sui numeri. L’annuncio dell’invio di 15 soldati tedeschi e 13 francesi è stato visto da Guido Crosetto, ministro della difesa italiano, come l’inizio di una barzelletta. Un’affermazione che contiene in sé due errori. Innanzitutto, Crosetto ha ignorato che gli uomini da inviare sono tecnici o ufficiali di altissimo livello. Poi non ha considerato un altro elemento. In un contesto in cui ci sono 200 soldati americani, l’invio di tedeschi e francesi è un atto politico e militare che può essere letto come ostile. Il problema non è l’azione in sé, ma la sua decrittazione. E per decriptarla servono i numeri.

Tra vita e morte

Per l’Unione, quindi, è essenziale vedere le cifre come segnali e metterle in relazione con altre. I 300 milioni per l’intelligenza artificiale, i 93 miliardi di dazi contro gli Stati Uniti, i 28 soldati mandati in Groenlandia sono indicatori che rappresentano la vitalità o la morte dell’Unione Europea.

La bandiera dell’Unione Europea

In un contesto di dazi usati come “ripicche” personali dei leader politici, volontà di annessioni territoriali e incapacità di prendere decisioni all’unanimità, l’Unione Europea non appare né completamente viva né totalmente morta. Continua a muoversi sullo scenario geopolitico globale, mantenendo contraddizioni interne.

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