Il 20 gennaio 2025 Donald Trump tornava alla Casa Bianca da 47esimo presidente degli Stati Uniti. L’America First, la lotta all’immigrazione, la sfida al colosso cinese e il risanamento dello Stato. The Donald si è imposto questi come obiettivi principali, ma è stato capace di raggiungerli?
Quello che è certo è che il suo primo anno di ritorno alla Casa Bianca ha registrato il record di ordini esecutivi – 225 fino ad oggi – mentre i rapporti geopolitici mondiali sono radicalmente cambiati.
La politica interna e l’economia
La lotta all’immigrazione di Trump passa più per le parole che per i fatti. Il presidente mostra gli immigrati in catena e sguinzaglia l’ICE per le città. Biden non aveva mai sbandierato i risultati della sua campagna di espulsione, ma durante la sua amministrazione si era raggiunto il picco di migranti intercettati al confine sud-occidentale: 300mila espulsi nel 2024. Si gioca tutto sulla narrazione. Ciononostante Trump può rivendicare un nuovo record annuale, con meno di 200mila immigrati registrati nell’ultimo anno.
L’economia americana oggi mostra una borsa in salute, ma emerge la percezione di un peggioramento delle condizioni di vita. L’inflazione è ancora sopra l’obiettivo del 2%, ma è ora arrivata al 2,7%, rallentando nell’ultimo anno. Il Pil è in aumento, ma la disoccupazione cresce: dal 4,2% al 4,7%.
I mercati finanziari hanno fluttuato come l’incertezza generata dalle azioni del presidente, ma l’indice Nasdaq ha chiuso il 2025 con un rialzo del 21%.
Tuttavia un anno dopo l’insediamento non c’è traccia dell’età dell’oro per gli americani, tanto decantata in campagna elettorale.

La politica estera
Se in politica interna Trump è stato di tante parole e pochi fatti, la geopolitica ha subito veri e propri scossoni dal suo arrivo.
Trump ha compromesso il sistema di alleanze che gli stessi Stati Uniti hanno creato negli ultimi 80 anni. L’atlantismo viene messo in discussione a favore della logica del più forte e delle sfere di influenza. Da una parte c’è l’obiettivo della costruzione del Golden Dome, il sistema di difesa antimissile capace di proteggere gli Usa con una garanzia di successo che sfiora il 100%, dall’altra inserire i paesi strategici all’interno della propria orbita. In Medio Oriente gli Stati Uniti hanno una vasta coalizione di paesi dalla propria parte: mai nella storia recente gli Stati Uniti erano stati così influenti. Stessa cosa in Venezuela: Caracas costituiva il quintetto con Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Ma oggi Cina e Russia si sono rivelate impotenti di fronte all’America. Le prove di forza di Trump spaventano anche l’Europa che è incapace di reagire.
Questa brinkmanship geopolitica sta garantendo a Trump i risultati concreti che cercava, trasformando l’azzardo e l’imprevedibilità in una leva d’influenza globale senza precedenti.
Il bilancio
Donald Trump sta, per ora, ottenendo i risultati geopolitici che si aspettava, ma la scommessa che i dazi avrebbero rigenerato l’industria interna senza colpire i consumatori non si è ancora realizzata, creando una frattura tra la performance di Wall Street e il portafoglio degli americani.
La fine del 2025 vede un protagonista indiscusso, e questo è Donald Trump, capace di essere presente in tutti i fatti del mondo. Ripercorriamo il primo anno del ritorno del Presidente senza precedenti.
Il primo anno di Donald Trump II
Gennaio.

Il 20 gennaio 2025 Donald Trump si insedia alla Casa Bianca con un discorso in cui promette una nuova età dell’oro. «Per ogni singolo giorno dell’amministrazione Trump metterò, molto semplicemente, l’America per prima. Saremo prosperosi, saremo orgogliosi, saremo forti, e vinceremo come non abbiamo mai fatto prima».
Febbraio.

Già nel secondo mese dal ritorno il presidente americano segna una linea dura nei confronti delle questioni internazionali. Il bilaterale con l’ucraino Volodymyr Zelensky si è trasforma in un terreno di scontro sul quale Trump sottolinea la subalternità ucraina agli Stati Uniti.
Marzo.

La sua politica aggressiva contro l’immigrazione muove i primi passi: presunti membri di gang criminali vengono caricati in catene su aerei cargo e deportati nelle prigioni di El Salvador. In patria imperversano gli arresti dell’ICE.
Aprile.

Il 2 aprile il presidente annuncia il “Liberation Day” e scaglia per la prima volta quella che sarà la sua arma principale: dazi commerciali. Le tariffe si aggirano intorno al 10-20%, fino al 25% per determinati settori e Paesi.
Maggio.

L’amministrazione Trump inaugura la sua battaglia contro i campus universitari. Alla Columbia University vengono arrestati gli studenti che hanno partecipato a manifestazioni Pro Palestina. Il presidente minaccia di tagliare i fondi federali al campus.
Giugno.

Il tycoon prende il controllo dei soldati della Guardia nazionale californiana, scavalcando l’autorità dello Stato, per sedare le proteste anti ICE. Successivamente la guardia nazionale verrà dispiegata (o minacciata) anche nelle città di Chicago e Portland.
Luglio.

Viene rettificato il “One Big Beautiful Bill”, una legge sul budget che ha modificato le tasse federali, la spesa militare e alcuni aiuti economici come lo “Student Aid” e il “Medicaid” che vengono significativamente ridotti.
Agosto.

Donald Trump si incontra con Vladimir Putin a Anchorage, in Alaska. Il famoso tappeto rosso speso per il presidente russo, confrontato con l’attacco frontale a Zelensky nello studio ovale, simboleggia l’instabilità del presidente Usa. I suoi voltafaccia lo renderanno sempre più difficile da leggere, diventando impossibile per le altre potenze prevedere le sue mosse.
Settembre.

Dopo l’omicidio di Charlie Kirk il presidente si scaglia contro le opposizioni: “Io odio i miei avversari, non voglio il meglio per loro”, scaldando ancora di più la polarizzazione politica americana.
Ottobre.

Viene firmato l’accordo di pace per Gaza: Netanyahu firma il testo già approvato da Hamas. Donald Trump si prende tutto il merito. Intanto gli Stati Uniti vivono lo Shutdown federale più lungo di sempre dopo la mancata approvazione della legge di bilancio.
Novembre.

Il Caso Epstein ha una nuova svolta con la pubblicazione degli “Epstein Files”. Il nome del presidente americano ricorre più volte.
Dicembre.

Le pressioni sul Venezuela salgono: la lotta contro il narcotraffico e il dispiegamento massiccio di forze militari porteranno al blitz contro Maduro.
Gennaio 2026.
Dal colpo di Caracas all’appoggio (parziale) alle proteste in Iran, fino alle pretese sempre più aggressive sulla Groenlandia. Il nuovo anno inizia con la firma di Donald Trump.
