I BIGLIETTI PER BRUNO MARS RIACCENDONO LA POLEMICA: NUOVO CASO DI DYNAMIC PRICING

La recente guerra ai biglietti per il The Romantic Tour 2026 di Bruno Mars ha fatto riemergere uno scoglio con il quale ci si scontra ormai da anni. I prezzi esorbitanti che i fan di tutto il mondo hanno pagato riportano al centro delle discussioni il fenomeno del dynamic pricing, ma di cosa si tratta? E soprattutto, è qualcosa che si può arginare

IL DYNAMIC PRICING E IL CASO BRUNO MARS 

Il dynamic pricing è una strategia di vendita adottata in vari settori, a oggi ancora non specificati. È diventata nota negli ultimi anni soprattutto per la sua applicazione nel campo dei biglietti per concerti ed eventi. La pratica consente ai grandi promoter internazionali come Live Nation e Ticketmaster di modificare in tempo reale il prezzo dei biglietti in base alla domanda che si registra. 

Negli ultimi anni si sono visti biglietti per i tour di determinati artisti raggiungere cifre incredibili dopo che le prime decine di migliaia di persone avevano effettuato l’acquisto. Nel 2022 / 2023 è stato il turno dell’Eras Tour di Taylor Swift, mentre nel 2024 è stata la reunion degli Oasis a fare scalpore, con prezzi che passavano da circa 96 euro a 400 euro in pochi minuti.

Il pubblico a una delle prime date della reunion degli Oasis

Nei giorni scorsi la polemica si è incentrata sull’imminente tour di Bruno Mars. Infatti, se per vedere l’artista nel 2017 si spendevano in media tra gli 80 e i 90 euro, per i biglietti del 2026 la maggior parte degli acquirenti ha pagato tra i 180 e i 200 euro, con anche casi in cui si sono raggiunti i 771 euro. Un aumento del 150% dal 2017 a oggi. 

LA SITUAZIONE IN ITALIA 

L’Italia è ancora poco toccata dal dynamic pricing dei biglietti. A renderne difficile l’applicazione nel nostro Paese sono una serie di questioni strutturali e normative. Più precisamente, la gestione dei biglietti è affidata alla SIAE, che agisce come delegata dell’Agenzia delle Entrate

I biglietti devono dunque rispettare rigorose caratteristiche di tracciabilità e valenza fiscale. Devono essere muniti di codice per evitare finiscano nelle mani dei bagarini che li rivendono a prezzi notevolmente più alti. Soprattutto, i loro prezzi devono essere stabiliti in anticipo ed essere inseriti in specifiche categorie. Il dynamic pricing risulta dunque essere un fenomeno legato principalmente ai promoter internazionali. 

IL FENOMENO SI PUÒ CONTENERE?

Al momento la situazione sembra difficile da arginare nel breve periodo. D’altronde il dynamic pricing si basa sul semplice meccanismo della domanda e dell’offerta. Si sa che molti fan pagherebbero l’inimmaginabile per riuscire a vedere il proprio idolo in concerto, e i promoter saranno sempre ben disposti a cavalcare quest’onda.

Sappiamo che da settembre Live Nation è sotto indagine negli Stati Uniti delle autorità antitrust per presunto sostegno a rivenditori illeciti e pratiche potenzialmente monopolistiche, tuttavia non sono ancora arrivati aggiornamenti significativi. 

Il fulcro del problema è che finché ci saranno centinaia di migliaia di persone disposte a pagare qualsiasi cifra per assistere ai live, la questione rimarrà irrisolta per parecchio tempo. 

A cura di Alessandro Zanetti

No Comments Yet

Leave a Reply