REFERENDUM MAGISTRATURA: RACCOLTA FIRME E TESTO DEL QUESITO. COSA SUCCEDE ORA?

Meno di un mese per raccogliere 500mila firme: lanciata lo scorso 22 dicembre, la raccolta firme lanciata dal “Comitato per il No al referendum sulla riforma della giustizia” arricchisce il già complesso quadro che circonda la riforma della magistratura promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Con questa iniziativa, il Comitato chiede anche formalmente l’indizione di un referendum confermativo in competizione a quello calendarizzato dal governo per 22 e 23 marzo 2026.

IL CONTESTO: PERCHÉ UN REFERENDUM CONFERMATIVO?

Separazione delle carriere per magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura con estrazione a sorte dei loro componenti, creazione di un’Alta corte disciplinare per giudicare gli illeciti di entrambe le magistrature: questi i cambiamenti che vuole introdurre la riforma della magistratura proposta dal ministro NordioIntorno alla riforma si è innescato un accanito dibattito pubblico, con partiti, commentatori, analisti e i magistrati stessi, che – per argomentare le proprie posizioni – descrivono le modifiche come un «attentato all’indipendenza della magistratura e alla democrazia stessa».

Dal canto suo, il Governo punta i riflettori sulla separazione delle carriere esaltandola come la soluzione definitiva a molti problemi della giustizia, primi tra tanti le lungaggini dei processi e gli errori nelle sentenze. L’iter necessario per approvare la riforma ha inizio un anno fa, il 16 gennaio 2025, quando la Camera dei deputati approva in prima lettura il disegno di legge per la riforma costituzionale sulla giustizia. Dopo altri tre passi parlamentari (doppia lettura alla Camera e al Senato, come prevede l’articolo 138 della Costituzione), la proposta è arrivata all’ultimo miglio prima della sua entrata in vigore: il referendum confermativo.

IL TESTO DEL REFERENDUM

L’approvazione popolare è un passaggio necessario per tutti quei casi in cui si intende modificare il testo della Costituzione e le quattro letture in Parlamento non ottengono la maggioranza qualificata (due terzi) dei voti. Per questo tipo di referendum non è necessario un quorum: vince la parte che ottiene il 50%+1 dei voti espressi.

Il testo del referendum proposto dal Governo per la consultazione popolare individuata per il 22 e 23 marzo 2026 – e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 13 gennaio 2026 con decreto del Presidente della Repubblica -, chiede agli aventi diritto al voto se approvano il testo della legge n. 253 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025: mettere una croce su ‘si’ equivale a confermare il testo, scegliere ‘no’ va invece a esprimere dissenso verso la riforma proposta. 

Decreto del Presidente della Repubblica pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 13 gennaio 2026

Chi sostiene il ‘si’ sono i partiti del centrodestra: Fratelli d’italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati. Le ragioni per la conferma della riforma spingono verso «maggiore trasparenza e meno correntismo» con il sorteggio dei membri dei due Csm, oltre che maggiore controllo sulla responsabilità dei magistrati grazie all’Alta corte disciplinare.

Orientati verso il ‘no’ sono Partito Democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi-Sinistra. Astenuta durante il voto parlamentare è invece Italia Viva. Le loro argomentazioni si concentrano sull’eccessivo intervento nei meccanismi che regolano i rapporti tra poteri dello Stato e sulla «spiccata autoreferenzialità del pubblico ministero in quanto accusatore nel processo penale».

LA RACCOLTA FIRMA

La campagna per il referendum sulla giustizia ha smosso il campo giuridico e politico, ma ha anche mobilitato la ‘società civile’ nella costituzione di comitati referendari per il si e per il no. Un gruppo di quindici cittadini e giuristi, sostenuto da forze e associazioni della società civile, ha lanciato una raccolta firme popolare – prevista dall’articolo 138 della Costituzione – per chiedere l’indizione di un ulteriore referendum con un quesito proprio e differenti profili critici nei confronti della riforma.

“Testo del referendum proposto della Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare.

Aperto il 22 dicembre, sono serviti 24 giorni per raggiungere le 500mila sottoscrizioni. Il senso di avviare una petizione online, secondo il portavoce del rinominato “Comitato dei 15 cittadini” Carlo Guglielmi (avvocato specializzato in diritto del lavoro) era «segnalare che a loro giudizio la procedura seguita dal governo è stata impropria: cioè aver indetto il referendum mentre qualcuno stava ancora lavorando per chiederlo nei termini previsti dalla Costituzione».

Andamento della Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare.
LA CONTROVERSIA SULLA DATA DEL VOTO

Secondo i “promotori del No”, la decisione di fissare la data del referendum prima della scadenza formale della raccolta firme (prevista per il 30 gennaio) violerebbe la prassi costituzionale consolidata: nella storia recente, i governi hanno sempre atteso la scadenza dei novanta giorni dal deposito della legge in Gazzetta Ufficiale per permettere agli elettori di completare le sottoscrizioni.

Il governo Meloni, invece, si è basato su un’altra norma (articolo 15 della legge 352/1970) che consente di fissare la data entro sessanta giorni dall’ordinanza della Cassazione che ha ammesso il referendum. I promotori della raccolta firme hanno presentato ricorso al TAR del Lazio per chiedere l’annullamento o la sospensione del decreto di indizione, sostenendo che la scelta della data contrasta con il diritto di iniziativa popolare

GLI SCENARI APERTI

La posta in gioco nei prossimi giorni è alta. Il 27 gennaio il Tar del Lazio si pronuncerà sul ricorso contro la data del referendum: una sentenza favorevole ai promotori del No potrebbe costringere il governo a spostare la consultazione e dare più tempo alla campagna referendaria. Dopo la chiusura della raccolta firme e il deposito in Cassazione entro il 30 gennaio, l’Ufficio centrale per i referendum valuterà la regolarità dell’iniziativa popolare e l’eventuale competizione tra i due quesiti. 

In questa fase – oltre l’aspetto tecnico e giuridico – si gioca una partita politica e simbolica cruciale per entrambi gli schieramenti: definire chi e come partecipa al referendum e con quali regole potrebbe influenzare l’esito della riforma della giustizia ma anche l’equilibrio tra i poteri dello Stato nelle prossime stagioni politiche italiane.

A cura di Martina Carioni

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