«Da Bormio decolliamo e facciamo completamente tutta la salita dalla pista Stelvio e discesa in soli 30 minuti in visione notturna con la telecamera termica». Andrea Mazzoni, pilota della Squadra Emergenza Droni della Provincia di Sondrio e specialista in operazioni SAR (Ricerca e Soccorso), introduce quella che sarà la rivoluzione tecnologica delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 (dal 6 al 22 febbraio). «Ogni minima variazione termica viene registrata e segnalata alle sale operative emergenziali per intervenire tempestivamente».
La sicurezza dall’alto
L’edizione invernale dei giochi rappresenta un punto di svolta tecnologico nella gestione della sicurezza dei grandi eventi internazionali, vedendo un impiego massiccio e strategico di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (UAS). In un contesto alpino vasto e impervio, la protezione dello spazio aereo è la priorità assoluta per le autorità.
Per questo motivo, è stato stabilito che le aree dove si svolgeranno le gare saranno in uno stato di “no-fly zone“ assoluta, con accesso aereo consentito esclusivamente agli addetti ai lavori e gestito dalle forze armate e dell’ordine. Questa restrizione totale è necessaria per evitare che droni non autorizzati possano interferire con le competizioni o, nel peggiore dei casi, rappresentare una minaccia terroristica o un pericolo per l’incolumità degli spettatori.
I protagonisti del cielo
Questi droni non saranno semplici accessori, ma componenti centrali di un’architettura di difesa complessa, suddivisi in due categorie principali: quelli dedicati alle riprese video, capaci di regalare prospettive spettacolari, e i droni “Enterprise”, veri e propri strumenti di lavoro per la sicurezza e il monitoraggio del territorio.
Il cuore di questa flotta tecnologica è rappresentato dai modelli di punta del settore dei droni. Per le operazioni di «ricerca e monitoraggio, verranno impiegati droni DJI Matrice 350, 400 e Matrice 4», spiega Andrea. Queste macchine sono pensate per operare in condizioni estreme, dove il freddo e il vento metterebbero fuori uso i droni commerciali.

La loro versatilità dipende dalla possibilità di montare diversi “payload”, ovvero carichi utili che trasformano il drone in un laboratorio volante. Questi velivoli sono equipaggiati con payload avanzati, tra cui «camere ottiche, termiche e sensori LiDAR», che permettono di svolgere compiti specifici a seconda delle necessità. I sensori sono LiDAR sono fondamentali per ricostruire modelli digitali del terreno e prevenire il rischio valanghe, le camere termiche diventano essenziali per le operazioni di ricerca e soccorso notturno o in caso di scarsa visibilità.
Autonomia e consapevolezza globale
Uno degli aspetti più innovativi riguarda il software di gestione di queste flotte. Non si tratta più di un semplice radiocomando manuale, ma di una complessa infrastruttura di rete. «La gestione di questi droni avviene tramite programmazione automatizzata o semiautomatica, consentendo loro di operare con una “consapevolezza globale” e di muoversi autonomamente», pur rimanendo sotto il controllo remoto dei piloti.
Questa modalità operativa riduce sensibilmente l’errore umano e permette ai droni di pattugliare aree vaste con precisione millimetrica. Il pilota non deve più preoccuparsi della stabilità del volo, ma può concentrarsi interamente sull’analisi dei dati e delle immagini che arrivano in tempo reale sui monitor della sala operativa.
Il monitoraggio della Pista Stelvio
Un esempio significativo dell’impiego di questi droni è il monitoraggio notturno della pista Stelvio. Questo tracciato, tra i più difficili e pericolosi al mondo, richiede un controllo costante per garantire che nessuno vi acceda durante le ore di chiusura.

In questo scenario, droni come il «Matrice 350 RTK, di circa 80×80 cm», grazie alla telecamera termica, saranno in grado di rilevare ogni minima variazione, trasmettendo i dati in tempo reale sia ai piloti che alle sale operative emergenziali collegate alle forze dell’ordine. Questa sorveglianza termografica permette di individuare istantaneamente il calore corporeo di un intruso. È un’infrastruttura che «garantisce un intervento immediato in caso di qualsiasi anomalia», portando i soccorsi o le forze dell’ordine sul punto esatto in pochi minuti.
Un linguaggio aeronautico
Il successo di questo apparato non dipende solo dai droni, ma dalla loro perfetta integrazione con i mezzi aerei tradizionali. La sicurezza aerea durante le Olimpiadi sarà il risultato di una stretta collaborazione tra i droni e gli elicotteri delle forze dell’ordine, come il “Volpe” della Guardia di Finanza, il “Leone” dell’Aeronautica Militare e il “Drago” dei Vigili del Fuoco.
Fino a pochi anni fa, far volare droni ed elicotteri nello stesso spazio aereo era considerato estremamente pericoloso. Oggi, grazie a protocolli rigorosi, questa barriera è stata abbattuta. Questa sinergia è resa possibile da un “linguaggio aeronautico” comune, che permette una comunicazione e coordinazione efficace tra tutti gli attori coinvolti. Ogni pilota di drone parla la stessa lingua dei piloti dei reparti volo, seguendo le medesime direttive del controllo del traffico aereo.