Non è stata ancora trovata una soluzione alla questione groenlandese. Il 14 gennaio si è tenuto a Washington un vertice tra il vice presidente americano J. D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, e i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia, Lars Rasmussen e Vivian Motzfeldt. Le posizioni restano molto distanti, ma continua il dialogo, mentre Francia, Germania, Norvegia e Svezia inviano soldati sull’Isola.
IL VERTICE
«È inaccettabile non rispettare l’integrità del territorio della Groenlandia». Così Rasmussen ha commentato il vertice con gli americani. Due interessi divergenti: da un lato quello di Donald Trump che vuole acquistare la Groenlandia e, secondo la Nbc, sarebbe disposto a comprarla per 700 miliardi di dollari. Dall’altro l’Isola artica, territorio di un Paese Nato, che vuole restare nella sua condizione attuale.
Grande assente Donald Trump, che ha però ribadito la sua volontà sui social. «Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale (…). La Nato dovrebbe guidare l’iniziativa per farcela avere. Se non lo faremo noi lo faranno la Russia o la Cina, e questo non accadrà!», ha scritto il tycoon insieme ad una vignetta esplicativa. Proseguendo, ha detto che la Nato sarebbe molto più forte se la Groenlandia fosse nelle mani degli Stati Uniti.
Which way, Greenland man? https://t.co/G0NnJdZRJK pic.twitter.com/TLmOwst6M6
— The White House (@WhiteHouse) January 14, 2026
Gli Usa continuano, quindi, a spacciare l’acquisizione della Groenlandia come una questione di sicurezza nazionale. Va ricordato che grazie al Trattato del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, poi confermato dalla Groenlandia nel 2004, gli Usa possono già insediare basi militari in Groenlandia e incrementare la loro presenza militare «in ottica di comune difesa da minacce esterne». Se la motivazione fosse solo questa, si potrebbe pensare ad un implemento del Trattato, ma dietro c’è molto di più.
Il Paese, infatti, è ricco di terre rare e altre risorse economicamente rilevanti. Inoltre, per via del progressivo scioglimenti dei ghiacci, permetterebbe alle navi un transito più rapido ed economico tra l’Oriente, la costa occidentale degli Usa e l’Europa.
SOLDATI UE IN GROENLANDIA

La risposta del Vecchio Continente a Donald Trump è arrivata. Svezia, Norvegia, Germania e Francia hanno deciso di accogliere l’appello di Copenaghen di rafforzare la presenza dell’Alleanza nell’Artico, e inviare militari per difendere Nuuk. La stessa Danimarca ha comunicato che continuerà ad implementare il suo contingente e addestrare i militari in arrivo perché siano in grado di agire nelle condizioni uniche dell’Artico. Nei giorni scorsi Trump aveva ipotizzato di ricorrere all’uso delle forze armate se fosse fallita l’acquisizione.
L’UE si sta anche interrogando sulla possibilità di attivare l’articolo 42 comma 7 del Trattato che prevede una clausola di difesa reciproca «qualora uno Stato membro dell’Unione Europea subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto». Un’ipotesi che porta con sé due dubbi fondamentali: può la clausola scattare nei confronti di un altro Paese Nato? E soprattutto, può l’UE fronteggiare la forza degli Stati Uniti?
Al di là del fatto che in futuro gli equilibri e l’assetto del mondo potrebbero cambiare se Trump riuscisse a compiere questo passo, il problema è all’apice della vicenda. Siamo in una situazione nuova, segnata dal disordine internazionale illiberale. Se nel 2022 l’Occidente era scioccato e indignato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, oggi assistiamo ad una politica internazionale sempre più priva di regole e irrispettosa degli Stati-Nazione esistenti. Un gioco firmato Donald Trump che, in base alla legge del più forte, improvvisamente fa un blitz in Venezuela e decide di possedere la Groenlandia.