CINA, SPOPOLA L’APP CHE DOMANDA SE SEI VIVO. SENZA RISPOSTA DA’ L’ALLARME

Sei morto?” (Si-le-me?), sembra una domanda ironica, non lo è. È il nome della nuova app cinese che sta spopolando in Asia, e non solo. Nasce come app di emergenza, dove inserire i propri contatti più stretti, e, ogni giorno, tramite un “tap” certificare di essere ancora in vita. Dopo 48 ore senza accesso all’applicazione, viene inoltrato un messaggio di allarme ai contatti inseriti.

Riprendendo il nome della nota app di food delivery cinese “Hai fame?” (“E-le-me”), è pensata per le migliaia di persone che vivono da soli. È stato stimato dal governo cinese che entro il 2030 si conteranno 200 milioni di persone che risiedono sole. In un mondo dove passiamo un terzo delle nostre giornate davanti allo schermo del cellulare, quest’ultimo diventa paradossalmente l’unico strumento a preoccuparsi per la nostra vita.

La società dello smartphone

Uscita a maggio 2025 e spopolata a gennaio 2026, l’applicazione trova terreno fertile nel contesto cinese dove diversi fattori sociali, tra cui pressioni lavorative e scolastiche, portano i cittadini ad isolarsi dalla società. L’uomo è un animale sociale, che necessita del contatto con i propri simili, non solo per piacere personale, ma per fattori biologici. Avere relazioni significative contribuisce al benessere fisico, abbassando livelli di stress, ansia e depressione.

Nella nostra società sempre più mediata dalla tecnologia, questo bisogno non è scomparso, ma si è trasformato. Smartphone e applicazioni sono diventati il principale canale attraverso cui si mantengono i contatti sociali, si cercano conferme e si combatte la solitudine quotidiana. Tuttavia, l’iperconnessione non sempre coincide con una reale vicinanza emotiva: si è costantemente online, ma spesso profondamente isolati

È in questo spazio ambiguo, dove la tecnologia amplifica sia la presenza sia l’assenza dell’altro, che si inserisce l’app cinese “Sei morto?”. La sua domanda brutale non interroga solo l’individuo sul piano esistenziale, ma riflette una condizione collettiva: una vita scandita da notifiche, performance e pressione sociale, in cui il contatto umano rischia di diventare superficiale e frammentato. L’app utilizza quindi il mezzo tecnologico per riportare al centro una questione profondamente umana: non solo se siamo vivi biologicamente, ma se lo siamo davvero nelle nostre relazioni e nella nostra esperienza quotidiana. 

Un ragazzo affetto da ikikomori, la sindrome di chi si isola dalla società
Un problema sociale diffuso

Nel contesto della società cinese, la sanità mentale viene trattata diversamente rispetto all’approccio occidentale. Lo Stato è consapevole che le condizioni sociale di forte stress e pressioni, dovute ad alti standard di risultato, la forte competizione e l’isolamento diffuso e ottemperato dei cittadini possono avere forti conseguenze sulla psiche. Per questo, periodicamente alle visite mediche in Cina vengono somministrati questionari inerente alla salute mentale del paziente, dove vengono fatte domande come “sei uscito di casa nelle ultime settimane?”, “hai mai pensato al suicidio?”. Domande che suonano crude, ma essenziali per tenere monitorato un problema, quello dell’isolamento, che è profondamente radicato in Cina e nei paesi asiatici.

A seguito della popolarità dell’applicazione, il pubblico internazionale si è diviso. C’è chi è rimasto sbigottito, incredulo che ci sia bisogno di un’applicazione per ricordarci dell’altro. C’è chi l’ha definita “troppo cupa”, nel nome e nel fine. E c’è chi ha già provato a copiarla. Sono infatti già nate altre applicazioni analoghe, dal nome diverso, ma con le stesse funzioni interne.

Al momento l’applicazione originale conta 15.000 utenti, di cui molti cinesi, ma anche utenti da Singapore, Hong Kong e Australia. Nonostante l’applicazione non sia la soluzione finale per la problematica sociale dell’isolamento, rappresenta un salvagente facilmente accessibile per chiunque si trovi in un momento di difficoltà. In un mondo dominato da messaggi, notifiche e distanza, l’applicazione ci porta a riflettere sull’importanza del mantenimento e la cura che bisogna avere nei confronti delle relazioni umane nella nostra vita. 

 

A cura di Carola Mariotti

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