«I’m a Blackstar» sono queste le parole che da dieci anni riecheggiano nella testa degli ammiratori di David Bowie. Il 10 gennaio 2016 l’artista ha lasciato questo mondo, non prima di salutare il suo pubblico con un’ultima grande opera. Blackstar è un album stratificato, in cui Bowie concentra tutto lo studio esoterico e simbolistico una vita e lo consegna ai suoi fan.
L’ALBUM E LA TITLE TRACK
David Bowie pubblica Blackstar l’8 gennaio 2016. È il suo compleanno e sa che la sua malattia è ormai troppo avanzata. L’album è pervaso da atmosfere cupe, sonorità che partono dal rock e virano verso il Jazz, con anche uno sguardo ad artisti come Kendrick Lamar.
La copertina è una grande stella nera a cinque punte. Appena sotto, altri frammenti di stella compongono in modo stilizzato la parola “Bowie”. La Blackstar di Bowie non rimanda solo all’idea di rinascita dopo la morte o al cancro che lo sta divorando. La stella nera simboleggia il concetto alchemico della “Nigredo”, la fase di putrefazione fondamentale per il compimento della Grande Opera di purificazione.
Sia i fan che i suoi collaboratori sono ignari dello state di salute dell’artista. Il 19 novembre 2015 Blackstar esce come singolo e il timore inizia a salire. Il brano si apre con il verso: «In the Villa of Ormen». Molti studiosi hanno cercato di dare un significato o una collocazione a questo luogo misterioso. Tuttavia la chiave sta nella pronuncia inglese della parola, simile a “omen”, che significa “presagio”. Un avvertimento dunque?
Il vero testamento esoterico di Bowie è però nel videoclip di 10 minuti che accompagna la canzone. Lo sguardo attento è la guida e il brano lo dice: «In the centre of it all, your eyes».

IL VIDEOCLIP
Diretto dallo svedese Johan Renck, il video è ambientato in un pianeta desolato. Su tutto il paesaggio incombe un gigantesco sole nero, verso il quale si vede fluttuare uno scheletro. Subito dopo viene inquadrato il cadavere di un astronauta. Si tratta di Major Tom, il primo storico alter ego di Bowie. Nel casco della tuta c’è un teschio decorato con pietre preziose. Una ragazza con la coda da gatto lo prende e lo porta nella “Villa”. Qui il teschio viene idolatrato tramite quello che sembra un rituale funebre precristiano.
Un gruppo di ballerini si lancia in una danza meccanica, a metà tra un ballo celebrativo e una possessione demoniaca. Tutto ciò vuole indicare la duplice natura della fama e della fede religiosa, appagante ma allo stesso tempo pericolosa.
Nel video, Bowie interpreta tre diversi personaggi. Prima compare nei panni di Button Eyes, un profeta cieco con gli occhi coperti da bottoni. In seguito si mostra come una figura grottesca, un imbroglione che sbeffeggia lo spettatore con gesti infantili. È la morte che si prende gioco di tutti e muove i ballerini come marionette.
Il terzo personaggio è una sorta di sommo sacerdote. In mano ha un libro sacro con una stella nera in copertina, ha lo sguardo nel vuoto e una forte luce lo illumina. Sta guardando un futuro brillante, che solo lui è in grado di percepire.
Il profeta ora riesce a vedere, il percorso spirituale è giunto a compimento. Adesso può andare via.
A cura di Alessandro Zanetti