Si è spento all’età di 88 anni Boris Spassky, lo scacchista russo celebre per il duello con l’americano Bobby Fisher nel 1972, in piena Guerra Fredda, passato alla storia come “il match del secolo”. «È scomparsa una grande personalità, generazioni di giocatori di scacchi hanno studiato e stanno studiando le sue partite e il suo lavoro. Questa è una grande perdita per il Paese» ha affermato la federazione scacchista russa dopo la scomparsa della leggenda.
RIP Boris Vasilievich Spassky
One of the most talented players of his generation, the 10th World Champion Boris Spassky has passed away at the age of 88.
Spassky was considered a chess prodigy. He attained the Grandmaster title at the age of 18 and made his debut in the… pic.twitter.com/zrZBePQeXg
— International Chess Federation (@FIDE_chess) February 27, 2025
Gli inizi
Nato nel 1937 a San Pietroburgo (chiamata all’epoca Leningrado), Boris è stato campione del mondo dal 1969 al 1972 e otto volte medaglia d’oro alle Olimpiadi degli scacchi.
Fa la sua conoscenza con la scacchiera a cinque anni, in treno, mentre fugge con la famiglia dall’assedio di Leningrado. Il padre sparisce presto lasciando la madre a crescere i tre figli. Il primo squillo della sua luminosa carriera arriva nel 1947 quando, all’età di dieci anni, sconfigge il campione sovietico, Michail Botvinik. Nel 1955, ad Antwerp in Belgio, diventa invece campione del mondo juniores, preludio al salto tra i professionisti. Superando il suo connazionale Tigran Petrosian, nel 1969, si laurea campione del mondo, dopo le lacrime di 4 anni prima quando fu sconfitto proprio da Petrosian.
Nel 1956 ottenne il titolo di Grande maestro, il riconoscimento più alto che possa essere attribuito ad un giocatore di scacchi della Federazione Internazionale degli scacchi (Fide).
La caduta del re
Spassky mantenne il titolo per tre anni di seguito, dal 1969 al 1972 quando si confrontò e perse con Bobby Fischer, a Reykjavik, in Islanda.
Quel periodo fu il più terribile per la leggenda. Costretto a portare la corona di re degli scacchi. «Non potete immaginare quanto mi sono sentito sollevato quando ho smesso di essere campione del mondo. Sono stati gli anni più duri della mia vita: ero schiacciato dalla responsabilità». Per comprendere le parole di Spassky bisogna tenere a mente che l’Unione Sovietica aveva dominato gli scacchi per decenni e ci si aspettava che in Islanda il russo confermasse la supremazia.
Il match del secolo
La sfida dell’estate ’72 era tanto attesa, visto il contesto geopolitico dell’epoca, da venire trasmessa anche in diretta televisiva. L’americano vinse 12,5 a 8,5 dopo molti colpi di scena, tanto che dovette intervenire telefonicamente l’allora segretario di Stato Henry Kissinger per evitare che Fisher abbandonasse a partita in corso.
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Si giocava al meglio delle 24 partite e sarebbe diventato campione il primo a raggiungere i 12 punti e mezzo: ogni vittoria valeva un punto, ogni pareggio mezzo. Si giocavano tre partite a settimana. Fisher perse la prima partita e si rifiutò di giocare la seconda se non fossero state spente le telecamere. Non gli venne concesso, perse a tavolino. La terza invece fu vinta da Fisher, la prima contro Spassky. Da quel momento Fisher infilò una serie di vittorie. Dopo la sesta, con cui passava in testa nel punteggio generale, Spassky si unì agli applausi del pubblico per il rivale. Il match si concluse alla partita numero 21 consacrando Bobby nella leggenda degli scacchi, e incorniciando il duello come uno dei più belli di sempre di questa disciplina.