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Al via il primo progetto italiano di turismo inclusivo. L’Emilia Romagna si candida a diventare una meta attrattiva per i viaggiatori della comunità arcobaleno. Nel programma sono previste attività di formazione degli operatori turistici per sensibilizzarli sulle politiche di Diversity & Inclusione.
Il progetto Rainbow District è stato realizzato dalla regione in collaborazione con Sonders and Beach Group, specializzato nel mercato Lgbtq+ con sede a Milano e San Francisco. Negli ultimi anni il turismo arcobaleno è cresciuto in maniera esponenziale e l’Emilia Romagna è stata riconosciuta come una delle regioni più attente a questa comunità.
Le fasi del programma
Il programma è diviso in due fasi. Nella prima gli operatori turistici vengono formati attraverso incontri e webinar. Nella seconda, una volta consolidata l’impostazione del prodotto turistico inclusivo, si passa alla promozione su canali specializzati di attività e itinerari specifici. È inoltre previsto un evento internazionale dedicato alla comunità arcobaleno.
Il Rainbow District è il primo piano italiano di questo tipo che coinvolge un’istituzione. È certificato dall’attestazione Queer Vadis, un documento che definisce le linee guida essenziali da adottare per l’accoglienza della comunità arcobaleno.
Emilia-Romagna «Terra attenta ai diritti»
«L’Emilia-Romagna è da sempre una terra attenta ai diritti», commenta l’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni. «Abbiamo una grande e riconosciuta tradizione dell’accoglienza che vogliamo ora rafforzare per rendere gli operatori turistici e i territori ancora più pronti a offrire vacanze per tutte e tutti. Questo progetto, che prenderà il via a breve, sarà un importante momento di confronto con chi già da tempo lavora su questo tema e anche con chi invece potrà così sviluppare nuove forme di turismo. Un percorso, iniziato nella precedente legislatura, che vogliamo portare avanti con spirito di grande condivisione con le destinazioni e gli operatori per arricchirlo e migliorarlo e farlo diventare un importante segmento dell’industria della vacanza in tutta l’Emilia-Romagna».
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I locali Lgbtq+ del capoluogo emiliano
Bologna è riconosciuta come la capitale italiana della comunità Lgbtq+. Un primato che affonda le sue radici nel 1982, quando per la prima volta in Italia il movimento omosessuale ottenne una sede ufficiale grazie al Comune. Il Cassero di Porta Saragozza divenne il punto di riferimento del “Collettivo Frocialista”, fondato nel 1977 da un gruppo di studenti omosessuali. In quegli spazi presero forma attività culturali, politiche e ricreative, contribuendo a scrivere un capitolo fondamentale nella storia dei diritti civili nel Paese.
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Da quel momento, nel capoluogo emiliano fiorirono numerosi locali Lgbtq+ e Lgbtq+ friendly. A oggi, se ne contano complessivamente 15 che, a fronte di una popolazione di poco meno di 400mila abitanti, rendono Bologna la città italiana con la più alta percentuale di locali gay. Per fare un paragone, Milano, che conta circa 1,4 milioni di abitanti, ha 16 locali gay. Roma, che di abitanti ne ha più di 2 milioni e mezzo, ha dieci locali gay.