Vaccini e autismo: una fake news storica

Nel 1998 il medico britannico Andrew Wakefield pubblicò uno studio sulla rivista The Lancet in cui suggeriva un legame tra il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite e rosolia) e l’autismo. Secondo lo studio il vaccino produceva l’insorgenza di una serie di patologie infiammatorie intestinali e quello che Wakefield definiva “autismo regressivo”. Un disturbo mentale che causa la perdita progressiva delle capacità linguistico-motorie. A supporto di questa ipotesi Wakefield riportava il caso di dodici bambini che avevano lamentato problemi intestinali e poi sviluppato disturbi dello spettro autistico. Il tutto a un mese dalla somministrazione del vaccino trivalente.

Andrew Wakefield è un ex medico britannico. È conosciuto soprattutto per una pubblicazione scientifica fraudolenta del 1998.

Nonostante il campione esiguo, lo studio raccolse molto sostegno a livello mediatico. In una conferenza stampa del 1998 il medico si spinse a dire che il suo era un dovere morale e non poteva supportare l’utilizzo di questi tre vaccini in combinazione, finché non si fosse data risposta a ogni dubbio. Wakefield suggerì quindi di somministrare singolarmente ogni vaccino e a distanza di un anno uno dall’altro. Iniziò così una campagna di disinformazione dal Regno Unito agli Stati Uniti, con i tassi di vaccinazione per rosolia, morbillo e orecchione che scesero precipitosamente.

Tutto fino a che non fu rilevato che lo studio era viziato da gravi errori metodologici e conflitti di interesse che minavano l’integrità professionale di Wakefield, il cui fine reale era intentare una class action contro i produttori del vaccino. Nel 2005 The Lancet ritrattò lo studio e nel 2010 lo ritirò ufficialmente. L’ordine dei Medici nel Regno Unito finì per radiare Wakefield.

Gli studi cosa dicono?

Ma se gli studi di Andrew Wakefield si sono rivelati falsi più di vent’anni fa, perché l’idea che ci sia una correlazione tra vaccini e autismo continua a essere diffusa?
La pandemia di Covid-19 ha riacceso il dibatto sulla validità dei vaccini, mettendo in discussione la loro funzionalità. Sui social network studi scientifici non comprovati e medici improvvisati hanno infiammato il dibattito sulla correlazione tra vaccini e sindrome dello spettro autistico. Ma se usciamo da questa “filter bubble”, possiamo osservare che numerosi studi hanno indagato il presunto legame tra vaccini e autismo. Concludendo anche oggi che non esiste alcuna correlazione.

Il primo fu condotto nel 1999 da Brent Taylor della Royal Free and University College Medical School di Londra, prima e dopo l’introduzione del vaccino MPR nel Regno Unito. Lo studio non ha riscontrato alcun cambiamento improvviso nell’incidenza dell’autismo dopo l’introduzione del vaccino MPR e nessuna associazione tra la ricezione del vaccino e lo sviluppo dell’autismo.

Un secondo studio condotto da K. M. Madsen in Danimarca tra il 1991 e il 1998 e riportato sul New England Journal of Medicine, ha confermato i risultati dello studio del 1999. Indagando lo stato di salute di tutti i bambini (537.303) nati in Danimarca tra il 1991 e il 1998, l’esperimento Madsen concluse che non si trovata alcuna associazione tra età al momento della vaccinazione, tempo trascorso dalla vaccinazione o data della vaccinazione e sviluppo del disturbo autistico.

Gli studi più recenti

Anche in Giappone, nel 2005, H. Honda ha mostrato che dopo la sospensione del vaccino MMR in Giappone nel 1993 il tasso di autismo ha continuato a crescere. Dimostrando ancora una volta la mancanza di correlazione tra i due.

Un ulteriore studio del 2019, in Danimarca, su oltre 650.000 bambini danesi nati tra il 1999 e il 2010, ha confermato questi risultati. Non riscontrando, quindi, un aumento del rischio di autismo in coloro che hanno ricevuto una o due dosi di vaccino MPR rispetto a coloro che non lo hanno ricevuto. Il vaccino MPR inoltre non aumenta il rischio di autismo nei bambini con fattori di rischio specifici come età materna o paterna, fumo durante la gravidanza e storia di autismo familiare. Concludendo quindi che la vaccinazione MPR non ha aumentato il rischio di autismo, né ha innescato l’autismo nei bambini suscettibili.

Proseguendo, una ricerca del 2013, condotta dai Centers for Disease Control di Atlanta (Usa) e pubblicata sul Journal of Pediatrics, ha inoltre analizzato l’esposizione cumulativa agli antigeni vaccinali nei primi due anni di vita, confrontando 256 bambini con disturbi dello spettro autistico e 752 bambini senza tali disturbi. I risultati hanno mostrato che il numero totale di antigeni ricevuti non era significativamente diverso tra i due gruppi, indicando l’assenza di una relazione causa effetto tra vaccini e autismo. Perciò non c’è nessuna evidenza che la quantità di antigeni vaccinali influisca sul rischio di autismo.

Nonostante i numerosi studi, quindi, che hanno dimostrato la falsità delle affermazioni di Wakefield e l’inesistenza della correlazione tra vaccini e autismo, la fake news continua ad essere diffusa e creduta. E questo costituisce un grave problema per la salute pubblica, con il calo della copertura vaccinale sempre maggiore e la ridiffusione di malattie da tempo debellate.

Vittoria Giulia Fassola

Classe 2001. Ligure e anche un po' francese. Laureata in International Relations and Global Affairs, all'Università Cattolica di Milano. Mi interesso di politica estera e di tutto ciò che penso valga la pena di raccontare. Il mio obiettivo? Diventare giornalista televisiva.

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