Guerra in Iran: gli Usa potrebbero aver bombardato la scuola per un errore dell’AI

Affidarsi completamente all’intelligenza artificiale è sbagliato, si sa. Perché il rischio che commetta errori è molto alto. Infatti, sembra che proprio un suo errore di calcolo, una sua “svista” sia stata la causa della morte di 170 persone la mattina del 28 febbraio scorso. Di queste 165 erano bambine tra i 7 e i 12 anni. È successo dopo il bombardamento di una scuola elementare femminile a Minab, nel sud dell’Iran. Un attacco missilistico organizzato dall’intelligence statunitense, che ha dato troppa fiducia al sistema di Ai Cloude. 

Cos’è successo a Minab

Poco dopo l’inizio dell’attacco combinato di Israele e Stati Uniti contro gli obiettivi militari iraniani, un missile ha colpito Shajareh Tayyebeh, la scuola elementare femminile di Minab, nella provincia di Hormozgan. Il bombardamento è avvenuto intorno alle 10:45. In pieno giorno, in pieno orario scolastico. Il bilancio delle vittime è tragico: sono circa 175 le persone uccise. 165 sono bambine. I feriti, invece, sono un centinaio. Per questo, gli analisti lo considerano già «il peggior attacco dall’inizio della guerra contro l’Iran, quello con il più alto numero di vittime civili».

Soccorritori e residenti scavano a mani nude tra le macerie della scuola elementare femminile di Minab, colpita da un missile statunitense

Una guerra che secondo il Presidente Trump è ormai agli sgoccioli, perché – come ha dichiarato durante un’intervista rilasciata l’11 marzo – ormai «c’è praticamente più nulla da colpire». E ha aggiunto che il conflitto finirà proprio «quando voglio che finisca». Una versione molto diversa da quella raccontata dagli analisti militari. Il governo di Teheran, infatti, è ancora in possesso di importanti infrastrutture strategiche. E continua a usare sistemi di difesa aerea in grado di intercettare missili e droni, che tengono acceso lo scontro.

Crolla il castello di bugie degli Stati Uniti

Invece di ammettere quelle che sembrerebbero essere le sue responsabilità, la Casa Bianca ha cercato di scaricare la colpa sugli altri. Ma i fatti, in più di un’occasione, hanno smentito le sue parole. Il primo ad aver commentato la vicenda è stato il tycoon, che parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One ha detto: «secondo me, in base a quello che ho visto, è stato fatto dall’Iran, perché le loro armi sono molto imprecise». Un pensiero a cui ha fatto eco la dichiarazione del ministro della Difesa Pete Hegseth. Durante una conferenza stampa al Pentagono ha assicurato che gli Stati Uniti «mai avrebbero colpito deliberatamente dei civili». E ha aggiunto che l’esercito indagherà sull’accaduto. Eppure, in quel briefing, alle sue spalle, era esposta una cartina in cui erano evidenziati tutti i bersagli dell’operazione militare Epic Fury. Tra le zone segnate, compariva anche Minab, dove prima c’era la scuola.

La cartina con gli obiettivi attaccati dagli Stati Uniti nell’operazione Epic Fury. In rosso è cerchiata la zona di Minab, dove c’era la scuola

Nei giorni successivi, l’agenzia di stampa semi‑ufficiale iraniana Mehr News Agency ha pubblicato il video in cui si vede un missile Tomahawk esplodere sulla scuola. Varie testate internazionali e gruppi investigativi OSINT hanno visionato la clip, confermando la natura del missile. Nonostante questo, il presidente Trump ha continuato a negare il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. «Il Tomahawk, che è una delle armi più potenti in circolazione, è venduto e utilizzato da altri Paesi». Ma, in realtà, questi particolari missili utilizzati dalla marina statunitense sono in possesso di poche Nazioni alleate. Tra queste non c’è Israele. E di certo l’Iran non è un alleato.  

L’attacco potrebbe essere stato un errore

Secondo alcune ricostruzioni, l’attacco potrebbe essere stato causato da informazioni militari non aggiornate. Il New York Times ha rivelato che la Defense Intelligence Agency ha fornito le coordinate per stabilire quali fossero gli obiettivi da bombardare. Questi sarebbero poi stati integrati con quelli del sistema Maven di Palantir. Si tratta di una piattaforma di intelligence sul campo di battaglia che, nel caso statunitense, è in parte alimentata dall’intelligenza artificiale Claude, di Anthropic. Proprio questa IA non avrebbe segnalato la presenza della scuola nell’area, probabilmente perché le fonti a cui aveva accesso erano rimaste ferme al 2013.

Le immagini satellitari che mostrano la cronologia delle modifiche dell’area navale controllata dalle Guardie della Rivoluzione Islamica

Fino a circa tredici anni fa, infatti, l’edificio che ospitava la scuola faceva parte del grande complesso militare dei Pasdaran. Intitolata Seyyed al-Shohada, era una base navale iraniana affiliata alla Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Ma come mostrano le immagini satellitari, tra il 2013 e il 2016 è stato costruito un muro di separazione che ha isolato l’edificio, poi convertito in una scuola femminile. Dal 2017 esiste anche un’aerea giochi e nel 2022 sono stati costruiti altri muri che hanno separato l’IRGC Base dagli altri edifici circostanti. Tra cui una clinica medica.

Mentre si cercano nuove prove che possano aiutare a capire chi sia stato il responsabile dell’attacco, le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine indipendente. Perché colpire civili inermi, e soprattutto una scuola, è un crimine di guerra.

Alyssa Cosma

Ho deciso di diventare una giornalista quando avevo sette anni e guardavo tutti i programmi di informazione per seguire il caso Scazzi. Scrivo di cronaca e ho una grande passione per il giornalismo d'inchiesta. Mi interessa approfondire temi di attualità, esteri e politica interna. Ho collaborato con Diario del giorno, il programma di approfondimento del TG4.

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