Denatalità: in Lombardia gli aiuti non bastano a invertire il trend negativo

«Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità». Tra le 18 volte in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il giuramento per il secondo mandato ha citato la parola dignità, una è dedicata al tema della maternità. Non è un caso. L’Italia sta vivendo una pesantissima crisi demografica che in assenza di interventi mirati è destinata a compromettere lo sviluppo economico nazionale.
E la Lombardia non è da meno: dal 2017 al 2020 ha perso un punto percentuale nell’indice del tasso di natalità.

DENATALITÀ IN ITALIA

L’Italia è stata il primo Paese al mondo dove il numero di over 65 ha superato quello degli under 15. Nel 2020 il tasso di natalità in Italia si è fermato a 6,8 bambini nati ogni mille abitanti. È il dato più basso di tutta Europa, dove invece, secondo le rilevazioni Eurostat, la media è di 8,9.

Un primato che non rende fieri, vista la gravità delle conseguenze socio-economiche legate a questo fenomeno. Come dichiarato a Rainews da Alessandro Rosina, professore ordinario di demografia e statistica sociale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di

Alessandro Rosina, Università Cattolica di Milano

Milano, «la denatalità va progressivamente ad erodere la componente attiva che nel Paese produce ricchezza e che consente di finanziare e far funzionare il sistema di welfare pubblico». Una crescita più debole della popolazione si traduce in una carenza di risorse per le fasce più giovani, dal momento che quelle disponibili vengono destinate alle generazioni anziane bisognose di assistenza. Di fatto si innesca una crisi che «rischia di vincolare progressivamente il Paese in un percorso di basso sviluppo, basse opportunità e basso benessere», ribadisce Rosina.

È interessante allora vedere come l’Italia stia affrontando il problema e come le singole amministrazioni si siano attivate per sostenere le nascite. Trentino Alto Adige, Campania, Sicilia, Calabria e Lombardia, nell’ordine, sono le uniche cinque a posizionarsi al di sopra del tasso di natalità nazionale.

IL CASO LOMBARDIA

Viene naturale chiedersi perché una regione avanzata come la Lombardia, con il PIL più alto d’Italia (oltre 367 miliardi di euro, quasi il 22% del PIL del Paese) riesca a malapena a superare la soglia nazionale e non ne sia invece il principale motore trainante. Una risposta si trova nelle misure a sostegno delle nascite adottate che, ad oggi, riguardano solo gli asili nido.

IL BONUS "NIDI GRATIS"

Nel 2016 Regione Lombardia ha introdotto “Nidi gratis”, una misura finalizzata all’abbattimento dei costi per la retta delle strutture nido e micro-nido pubbliche e private, della quale possono beneficiare genitori di bambini di età compresa tra 0 e 3 anni. Secondo i dati forniti dalla Direzione Generale Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari opportunità, per il 2021/2022 al bonus sono state ammesse 6.739 famiglie per un totale di circa 10 milioni di euro. Il numero di famiglie beneficiarie è più che dimezzato se si guarda al quadriennio 2016-2020, quando prima dell’introduzione del “Bonus INPS – Asilo Nido” le domande ammesse a finanziamento sono state da 13.238 a 15.029.

"Nidi Gratis" Lombardia 2021-2022

Con l’introduzione dei bonus statali, confluiti dal 2022 nell’Assegno Unico, la Regione ha previsto unicamente la copertura della quota di retta mensile a carico dei genitori che eccedeva l’importo massimo rimborsabile da INPS: 272,72 euro. Si è passati dagli oltre 26 milioni erogati nell’annualità 2016-2017 ai quasi 7 milioni del 2020-2021. Certo l’Assegno Unico dimostra un impegno da parte dello Stato nella lotta alla crisi demografica, tuttavia ha anche permesso alla Regione di risparmiare sui fondi erogati senza che la somma venisse destinata ad altri aiuti alla natalità.

IL TARGET EUROPEO SUGLI ASILI NIDO

Eppure, il tema è molto sentito anche in Lombardia, soprattutto per quel che riguarda gli asili nido. Qui non sono ancora stati raggiunti gli obiettivi di Barcellona sulla diffusione di servizi e scuole per l’infanzia. Secondo quanto stabilito durante il Consiglio Europeo tenutosi nel capoluogo spagnolo il 16 marzo 2002, ogni stato membro deve impegnarsi ad offrire questi servizi ad almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni. Non solo. Tale decisione è stata recepita anche dalla legge italiana nel decreto 65 del 2017. Nonostante però siano passati vent’anni dall’appuntamento catalano e quasi quattro dal decreto italiano, la Lombardia non ha ancora raggiunto la soglia UE.

I DATI REGIONALI

Secondo i dati forniti dall’impresa sociale “Con i Bambini” e “Openpolis”, in questa regione sono quasi 74mila i posti-asilo offerti, a fronte di oltre 230mila residenti con meno di 3 anni. Si tratta quindi di 31,7 posti ogni 100 bimbi, l’1,3% in meno rispetto a quanto fissato a Barcellona. Un dato non trionfale, se inserito nella classifica nazionale che vede ben 7 regioni superare la Lombardia: fatta eccezione per la Liguria che rimane al di sotto della soglia, dai 33,7 posti ogni 100 del Friuli-Venezia Giulia ai 43,9 della Valle d’Aosta, sono 6 quelle che soddisfano i criteri UE.

Ma c’è di più. Per quanto l’offerta lombarda possa sembrare mediamente elevata, occorre tenere conto dei forti divari presenti al suo interno. Dai dati elaborati da “Openpolis” si evince che se non fosse per le province di Milano e Bergamo (rispettivamente 36 e 33,10 posti nido ogni 100 bambini), l’intera regione registrerebbe tutt’altro risultato. Il punteggio più basso è quello della provincia di Sondrio, lontana addirittura dell’11,3% dall’obiettivo. Per dirla con altri numeri, su oltre 1.500 comuni presenti nel territorio, quelli dove l'offerta di nidi e servizi prima infanzia supera il 33% sono 428. Significa che meno del 30% dei comuni raggiunge la soglia europea. E ancora: in quasi 4 comuni lombardi su 10 non risulta essere presente alcun servizio per i piccolissimi. Un dato difficilmente accettabile, se messo in relazione al PIL e allo stato di avanzamento nei servizi di Regione Lombardia.

LA MATERNITÀ NON È UN LUSSO

Sembra dunque che diventare genitori in quest’area (come in gran parte d’Italia) significhi sempre più spesso dover scegliere tra un figlio e un posto di lavoro. La maternità non può essere un lusso e occorre che le istituzioni intervengano per invertire il trend che ormai da decenni fa virare verso il basso la curva della natalità. In poche parole, è giunto il momento, come affermato dal Presidente Mattarella, di pensare a «un'Italia che sappia superare il declino demografico a cui l'Europa sembra condannata». Prima che sia troppo tardi.

Valeria De March

Laureata in Lettere moderne, giornalista pubblicista, oggi praticante per MasterX. Da anni mi occupo di musica, arte e cultura con l’obiettivo di raccontare le storie degli artisti. Sono diplomata in danza classica, da qui la determinazione che mi porta a non fermarmi mai alla superficie delle cose.

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