La guerra in Ucraina e il ruolo della musica

L’arte è sempre stato uno degli strumenti comunicativi più potenti a disposizione dell’uomo. Dalla Guernica di Picasso ai film di Stanley Kubrick, passando per la musica. Il cui bello, parafrasando Bob Marley, «è che quando ti colpisce non senti dolore». E proprio la musica è tornata a svolgere un ruolo importante nei difficili giorni di Kiev. Senza colpo ferire, ma con una forza tale da sovrastare il suono di bombe, missili e spari.

Gli inni della resistenza

Un brano in particolare è diventato il simbolo della resistenza ucraina. È un pezzo della cantante locale Jamala, intitolato “1944” e vincitore dell’Eurovision nel 2016. Il titolo fa riferimento alla deportazione dei tatari di Crimea, operata quello stesso anno dal presidente sovietico Iosif Stalin. Il parallelo è con l’occupazione russa della penisola nel 2014, ma nelle ultime ore è tornato tristemente attuale.

«Quando arrivano gli stranieri/Arrivano a casa tua/Uccidono tutti/E dicono/Non siamo colpevoli/Non colpevoli»

Inevitabile il paragone con “Bella ciao”, l’inno dei partigiani italiani contro l’occupazione nazifascista. Non a caso riadattato, in un video diventato virale, dalla cantante folk Khrystyna Soloviy. Un altro brano che si è connotato di forte significato simbolico è “Zombie” dei Cranberries. Originariamente scritto per condannare le violenze del conflitto nordirlandese nei primi anni novanta, è stato ripreso da Elisa «a supporto della gente russa che è stata arrestata cercando di protestare contro la guerra cantando questa canzone».

Il brano è infatti usato dai manifestanti che si ribellano alla censura di Vladimir Putin. Gli “zombi” sono i cittadini inebriati dalla propaganda del governo russo.

 

La storia di Amelia

Un video che ha destato particolare commozione è stato quello di Amelia Anisovych, una bambina ucraina di sette anni. Dall’interno di un bunker a Kiev, dove si era nascosta per ripararsi dalle bombe, ha cantato “Let It Go”, brano tratto dal film d’animazione della Disney “Frozen”.

 

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Come nelle migliori favole a lieto fine, Amelia è riuscita a coronare uno dei suoi sogni. Dopo aver raggiunto la Polonia insieme alla nonna e ai fratelli, ha eseguito l’inno nazionale sul palco del concerto Insieme per l’Ucraina all’Atlas Arena di Lodz, in Polonia, il 20 marzo. «Canto tutti i giorni, mattina, pomeriggio e sera, esibirmi dal vivo è sempre stato il mio sogno», ha riferito la giovane ai media locali.

La reazione dei musicisti

Diversi artisti internazionali hanno voluto esprimere il loro sostegno tramite i social. David Gilmour è tra quelli più attivi: sua nuora è infatti ucraina. «Le mie nipoti hanno visitato l’Ucraina, un paese meraviglioso», ha scritto su Twitter l’ex chitarrista e cantante dei Pink Floyd, per poi rivolgersi ai soldati russi: «Fermatevi prima di distruggere tutto». Elton John ha pubblicato su Instagram una foto della bandiera ucraina, auspicando che «la violenza finisca e che gli aiuti umanitari possano raggiungere chi ne ha bisogno». Mentre Stevie Wonder, in una delle sue rare apparizioni sui social, ha lanciato un videomessaggio in cui afferma che «questa guerra non riguarda solo l’Ucraina, ma l’anima del mondo».

 

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Il messaggio più significativo è arrivato da Sting. L’ex leader dei Police ha postato un video dove reinterpreta “Russians”, uno dei suoi primi successi da solista, dall’album “The Dream of the Blue Turtles” del 1985. Lo scenario dell’epoca era la guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sting non lo eseguiva da parecchi anni, lo riteneva ormai superato dalla storia. All’interno della descrizione ha poi inserito l’indirizzo di un magazzino in Polonia a cui inviare generi di prima necessità e vestiti da distribuire alla popolazione ucraina.

 

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Discorso diverso per Jon Bon Jovi, che ha condiviso su Facebook un video dove gli abitanti di Odessa si preparano alla lotta ascoltando a tutto volume una delle hit di maggior successo del suo gruppo, “It’s My Life”. Nel filmato si vede un ragazzo che accompagna alla batteria la musica che esce dalle casse mentre gli altri, impegnati a caricare dei sacchi di sabbia su un camion, cantano a squarciagola il ritornello. Bon Jovi li ha ringraziati citando un verso della canzone: “This is for the ones who stood their ground” (questa è per quelli che non mollano).

Esibizioni di strada

Non sono mancate altre forme di sostegno “sul campo”. È il caso di Davide Martello, musicista tedesco di origine siciliana, che con un pianoforte a rimorchio su due ruote, si è recato al confine tra Germania e Polonia, dove da giorni transitano donne e bambini ucraini. La sua musica è un delicato sottofondo che accompagna chi scappa dal frastuono della guerra. In uno dei video che girano sul web, una profuga si avvicina a lui mettendosi a suonare “We Are the Champions” dei Queen.

In Italia, un gesto di solidarietà è arrivato dal pianista Davide Locatelli. Pochi giorni dopo l’invasione russa, ha suonato “Imagine” di John Lennon davanti l’ambasciata ucraina a Milano. L’esecuzione dell’inno pacifista per antonomasia, è stata accompagnata da una piccola folla di persone che applaudiva in lacrime. «È una delle cose più belle che ho fatto negli ultimi anni, che sicuramente mi porterò dietro per un sacco di tempo», ha riferito Locatelli alla trasmissione Che succ3de? su Rai 3.

 

Musica contro la guerra

Non è la prima volta che musica e storia si intrecciano. Da quando la musica è diventata un fenomeno di massa diffuso dalle radio, negli anni cinquanta del novecento, ha sempre accompagnato i mutamenti sociali in atto. I movimenti pacifisti esprimevano la loro contrarietà  alla guerra del Vietnam cantando brani come “Give Peace a Chance” di John Lennon, “The Unknow Soldier” dei Doors, “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan, “For What It’s Worth” dei Buffalo Springfield e “Fortunate Son” dei Creedence Clearwater Revival. L’apice del movimento hippie fu il Festival di Woodstock3 Days of Peace & Rock Music, nell’estate del 1969.

In anni successivi, si segnala l’operazione del trio LigaJovaPelù con “Il mio nome è mai più”, singolo di beneficenza a sostegno delle campagne di Emergency nei paesi della ex Jugoslavia durante la guerra del Kossovo nel 1999. Uno degli interpreti, Piero Pelù, ha di recente rilanciato sui social il verso “la pace è l’unica vittoria”.

I rocker tedeschi Scorpions sono invece gli autori di “Wind of Change”, una ballata divenuta la colonna sonora della riunificazione della Germania. Il videoclip è un compendio dei cambiamenti mondiali di quel periodo, compresa la caduta del Muro di Berlino. Quei muri che la musica ha sempre cercato di abbattere. Ieri come oggi.

Stefano Gigliotti

Calabrese. Appassionato di musica, cinema, seguo con molto interesse anche la politica e gli esteri. Mi piace approfondire e non fermarmi alla superficie delle cose. Sono fondamentalmente un sognatore. Il giornalismo mi aiuta ogni tanto a fare ritorno alla vita reale.

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