Spider-Man: Brand new day e il doppio volto di Peter Parker

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L’ambivalenza. Essere una cosa e il suo contrario. In Spider-Man: Brand new day ogni personaggio sembra vivere sospeso tra ciò che vorrebbe essere e ciò che è davvero, tra la mostruosità di un istinto soffocato e l’accettazione dell’essere un “mostro”.

La mutazione come innesco del cambiamento

Da quando il mondo ha dimenticato la sua identità, Peter Parker (Tom Holland) è costretto a fare i conti con una realtà priva delle persone a lui più care. Vive in solitudine. E non ha più né i vecchi amici né la sua amata MJ ad aiutarlo.
Peter crolla quando, dopo essersi immerso nel passato, acquisisce sensi di ragno ancora più potenti: cioè proprio nel momento in cui diventa un po’ più Spider-Man e un po’ più Peter Parker. Spidey è entrambe le cose. Dal punto di vista umano, torna dai suoi vecchi amici per capire cosa fanno, quali posti frequentano, chi conoscono e cosa sono diventati. Lì, però, trova delle persone che l’hanno dimenticato e che nel frattempo hanno iniziato una nuova vita. Ma anche sul piano supereroistico è in atto una mutazione.

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Spider-Man (Tom Holland) nella sequenza della mutazione corporea

C’è una scena nel film che è la chiave per comprendere questo duplice processo: Spider-Man/Peter Parker non sembra più lo stesso. Ha l’emicrania, non riesce a concentrarsi e dopo aver avuto le convulsioni stramazza al suolo. Quando si sveglia è avvolto in un bozzolo, ha gli occhi allagati di un nero animalesco e si ritrova delle ragnatele non più artificiali – come quelle che aveva costruito – ma organiche. Il suo organismo è mutato.

Questa alterazione è radicale, ma fa parte di un percorso di crescita a cui non può sottrarsi. È vero per Spider-Man, ma si potrebbe dire lo stesso per Peter Parker, che ora deve relazionarsi con Ned (Jacob Batalon) ed MJ (Zendaya) in maniera diversa, perché con loro non può più avere lo stesso rapporto intimo e sinergico di prima. Brand new day è cioè la perfetta sintesi della tensione prima latente e poi sempre più invasiva tra il meccanico e il biologico, tra l’alterità e l’identico. 

Gli altri personaggi come specchio di Peter

Anche Zendaya vive questa contraddizione: dal momento in cui ha perso il ricordo del suo ragazzo è indubbiamente la stessa persona dal punto di vista fisico, ma non si potrebbe dire lo stesso per la sua identità. È diventata qualcun’altra. Quando Peter ed MJ si riferiscono alla MJ del passato, infatti, lo fanno addirittura in terza persona, come se non fosse presente. Come se il corpo e l’identità si fossero staccati e avessero preso due strade opposte e inconciliabili.

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Spider-Man ed MJ in una sequenza del film

E così, il film è un gioco di specchi che mette di fronte all’Uomo Ragno una serie di caratteri che hanno nella propria natura una doppiezza rivelata dalla mostruosità. C’è Bruce Banner/Hulk, divorato dall’istinto verde con cui convive, ma c’è soprattutto Jean Grey (Sadie Sink), una mutante che entra in scena prima come villain annunciata, poi come adolescente dall’infanzia traumatica, e poi ancora come ragazza tormentata dalla grandezza dei suoi poteri.

Anche lei è una figura uguale e speculare a Peter, ma il senso di perdita, che è il legame più forte tra i due, non riesce a svilupparsi interamente, perché il film si arena su cliché di altri villain che fungono più da ingombro scenico che da supporto per l’idea di partenza. E forse è questo il suo difetto maggiore, quello di non aver avuto il coraggio di mostrarsi interamente nelle sue contraddizioni: un film d’intrattenimento ma allo stesso tempo umano e introspettivo. Proprio come hanno saputo fare, invece, alcuni dei suoi personaggi.

Federico Tondo

Nato a Lecce nel 2003. Mi piace scrivere di cinema. Curo il podcast cinematografico "Extra Butter". Sono cresciuto con Hitchcock, Kubrick, Billy Wilder e la Hollywood classica. Non faccio preferenze tra film di genere e film d'autore, né tra quelli popolari e di nicchia. Esistono solo film belli o meno belli. L'obiettivo: lavorare come critico.

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