Trump avverte la Turchia: «Ritiriamo le truppe ma non attaccate i curdi»

Sono cominciate le operazioni di ritiro delle truppe americane in Siria annunciate tre giorni fa dal presidente statunitense Donald Trump. Con queste, hanno preso vita anche le prime diatribe. La decisione di Trump è stata infatti subito accolta con scetticismo sia dal mondo militare che da esponenti del suo stesso partito, spingendo perfino il Segretario alla Difesa Jim Mattis alle dimissioni.

Adesso la questione si è però spostata da Washington e, percorrendo la strada di Twitter, è giunta fino ad Ankara, capitale delle Turchia.

Sulla piattaforma il presidente americano ha infatti confermato l’inizio del ritiro «da tempo atteso, delle truppe americane dalla Siria» ma che, «se l’Isis dovesse ricostituirsi sarà di nuovo attaccato. Se invece la Turchia attaccherà i curdi verrà devastata economicamente». A questo tweet Donald Trump ne ha poi integrato un secondo nel quale ha precisato che «allo stesso modo i curdi non dovranno provocare la Turchia». Infine ha spiegato: «Russia, Iran e Siria sono stati i maggiori beneficiari della politica a lungo termine degli Stati Uniti per la distruzione dell’Isis in Siria: nemici naturali. Stop alle guerre senza fine!».

Ian Bremmer, politologo americano e presidente del think-thank Eurasia Group, ha definito, sempre a colpi di tweet, le dichiarazioni di Trump come «la più straordinaria minaccia diretta che abbia mai visto da un Presidente contro un alleato Nato».

La risposta di Ankara è stata immediata. A fornirla è stato Mevlut Cavusoglu, il ministro degli Esteri turco. «Le minacce non ci fanno paura, non si ottiene nulla con le minacce economiche» ha dichiarato. Di nuovo su Twitter ha replicato anche Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan, riferendosi direttamente al tycoon newyorkese: «I terroristi non possono essere tuoi partner e alleati. Non c’è alcuna differenza tra l’Isis e le milizie curde del Ypg. Continueremo a combatterli tutti»

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