Caso Huawei: quello che sappiamo dello scontro tra Cina e Usa

1 dicembre 2018

Meng Wanzhou, la direttrice finanziaria (CFO) dell’azienda tecnologica cinese Huawei, nonché figlia del fondatore, è stata arrestata in Canada su richiesta degli Stati Uniti, che ne hanno chiesto l’estradizione. L’arresto è avvenuto il primo dicembre ma la notizia è stata diffusa dalle autorità canadesi nella serata del 5 dicembre, senza fornire ulteriori dettagli.
Secondo i media statunitensi Huawei avrebbe violato l’embargo commerciale imposto contro l’Iran vendendo prodotti con brevetti statunitensi sotto licenza.
La vicenda che aggiunge tensione tra Pechino e Washington e che minaccia complicare i colloqui commerciali, rientra appunto nei difficili rapporti di Huawei con il governo degli Stati Uniti e, più in generale, nella cosiddetta “guerra commerciale” avviata dal presidente statunitense Donald Trump contro la Cina e i suoi prodotti.
La Cina ha immediatamente chiesto al Canada il rilascio della 46enne.

10 dicembre 2018

Lunedì notte è stato arrestato in Cina Michael Kovrig, ex diplomatico canadese e dipendente dell’International Crisis Group, organizzazione internazionale tra le più influenti per quanto riguarda le politiche globali.
Il fermo è avvenuto poco prima che venisse diffusa l’annuncio di un possibile rilascio della numero due del colosso Huawei. Per questa ragione si ipotizza che si tratti di una ritorsione da parte del governo cinese nei confronti degli Stati Uniti, vista l’alta tensione tra i due Paesi.
Inizialmente non sono stati resi noti i capi d’accusa, poi è arrivata una dichiarazione dalle autorità cinesi sull’arresto dell’impiegato per motivi di “impegno in attività che minacciano la sicurezza nazionale del Paese”.

Lo stesso giorno è stato fermato anche Michael Spavor, capo del Paektu Cultural Exchange, che si occupa di scambi culturali, turistici e d’affari con la Corea del Nord, e tra i pochi occidentali a incontrare il leader Kim Jong-un. È stato prelevato all’aeroporto di Dandong poco prima di imbarcarsi su un volo per Seul.
Mercoledì 12 dicembre è stata diffusa la notizia che giustifica l’arresto con lo stesso tipo di accusa: l’uomo è indagato per “attività che mettono a repentaglio la sicurezza nazionale”. Dopo aver avvertito le autorità canadesi di essere stato interrogato dagli investigatori cinesi, di lui non si hanno più notizie.

11 dicembre 2018

Al termine di due lunghi giorni di udienze, la giustizia canadese ha concesso alla manager Meng Wanzhou la libertà dietro il pagamento di una cauzione fissata per 10 milioni di dollari canadesi (7,5 milioni di dollari). Il giudice ha inoltre imposto alla 46enne di consegnare i suoi passaporti cinese e di Hong Kong, indossare un dispositivo gps per controllare i suoi spostamenti, e farsi carico delle spese per la sua sicurezza.
Potrà stare nella sua casa a Vancouver in attesa di una sua possibile estradizione negli Stati Uniti per le accuse di frode mosse nei suoi confronti. Un’estradizione che, se sarà perseguita, rischia di cadere in un momento delicato dei rapporti fra Stati Uniti e Cina, impegnate in una tregua commerciale che il caso Huawei sta mettendo sotto crescente pressione. Gli Stati Uniti hanno 60 giorni a disposizione dall’arresto per presentare il loro caso per l’estradizione offrendo anche prove concrete.

13 dicembre 2018

Il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland ha chiesto agli Stati Uniti di non politicizzare i casi di estradizione, il giorno dopo che Donald Trump ha detto che potrebbe intervenire nella vicenda di ‘Lady Huawei’. La Freeland ha dichiarato: «I nostri partner non dovrebbero cercare di politicizzare il processo di estradizione o usarlo per altri fini diversi dal perseguimento della giustizia».

(a.c.)

 

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