Matteo Salvini su Mahmood: «reso simbolo dai radical chic»

Salvini

È da qualche giorno che l’Italia si è fermata a discutere animatamente sulla vittoria di Mahmood a Sanremo 2019. In finale con lui c’erano Ultimo, cantautore romano che non ha preso bene il suo secondo posto, e il trio di tenorini Il Volo. Sono intervenuti proprio tutti, tra cantanti del panorama musicale italiano, giornalisti della sala stampa della kermesse e non, e politici. Di Maio ha laconicamente commentato la cosa, in accordo con un tweet di Salvini che aveva dichiarato di preferire Ultimo, lanciando poi la questione in pasto ai suoi elettori e proponendo per il prossimo anno il televoto come unico sistema di valutazione.

Adesso, il ministro dell’Interno torna a parlare di Mahmood e dichiara di averlo chiamato subito dopo la finale della kermesse. «È un ragazzo di vent’anni – spiega in un’intervista rilasciata alla Stampa – comincia adesso, mi sono informato sul suo percorso artistico. Gli ho voluto dire direttamente che si deve godere la vittoria e che sono felice per lui».

Tornando sul “Mah” twittato poco dopo la proclamazione, spiega che non ha niente contro il cantante, ma ce l’ha con un festival di Sanremo “deciso da un salotto di radical chic”. «Questo giovane è stato usato dalla sinistra – continua il ministro – ed è stato reso simbolo dell’integrazione, ma non si deve integrare: è nato a Milano. Lo hanno messo al centro di una storia che non gli appartiene».

Sulla giuria, Salvini incalza: «È senza senso. Mancava solo mio cugino e sarebbe stata completa. Come se mi chiamassero ad attribuire il Leone d’Oro. Mi sono sentito però molto colpevole per quello che ho detto sul ragazzo, tanto da decidere di chiamarlo al telefono per spiegarmi. Non va bene che questa vittoria possa esser stata decretata per provare a fare un dispetto a me. Da fan di Baglioni, mi piacerebbe più trasparenza l’anno prossimo».

No Comments Yet

Leave a Reply