‘Ndrangheta, sciolta l’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria

L’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Reggio Calabria – da cui dipendono tutti i nosocomi della provincia escluso il Grande ospedale metropolitano della città – è stata sciolta per infiltrazioni della ‘ndrangheta. A stabilirlo il Consiglio dei Ministri. La gestione è stata così affidata ad una Commissione straordinaria.

La decisione arriva in seguito all’esito delle verifiche sull’accesso antimafia eseguite nei mesi scorsi. Già nel luglio scorso, infatti, negli uffici dell’azienda erano stati inviati alcuni ispettori. Al loro arrivo, sono state avviate alcune verifiche su appalti, bandi, gare e convenzioni. Dall’analisi è emersa la presenza di appalti sospetti per servizi e forniture, gare anomale e inspiegabili proroghe negli affidamenti.

Nel comunicato della Prefettura reggina si legge che «il Prefetto, Michele di Bari, con proprio provvedimento, ha disposto la sospensione dell’organo di Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale, ai sensi dell’art. 143, comma 12 del decreto legislativo 18 agosto 267, ed ha incaricato della gestione provvisoria dell’ente la Commissione straordinaria composta dal prefetto Giovanni Meloni e dai dirigenti del ministero dell’Interno Maria Carolina Ippolito e Domenico Giordano».

«Il quadro in Calabria è veramente allarmante e penso che il decreto per la Calabria in questo momento sia una delle cose più urgenti che il Consiglio dei Ministri dovrà approvare sto andando a parlare col premier Conte proprio di questo. Con i miei commissari arrivo a valutare anche una situazione di disastro economico mostruoso». A dirlo è il ministro della Salute, Giulia Grillo che su Twitter ribadisce:

All’Asp persiste da tempo una situazione economica disastrosa. Dal 2013 i dipendenti hanno smesso di percepire l’indennità di produttività e dal 2016 i buoni pasto. Inoltre, a causa dei tagli del budget e dei debiti pregressi, i concorsi sono stati bloccati. Il sistema sanitario calabrese da anni vive in una condizione precaria in attesa che le istituzioni producano un cambiamento tanto agognato dai cittadini.

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