Mafia, utilizzo di fondi europei per gestione parchi in Sicilia

In Sicilia sono stati arrestati degli esponenti mafiosi coinvolti nella gestione di terreni sia agricoli che facenti parte di parchi pubblici. L’operazione, denominata Terre emerse, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia in collaborazione coi Finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Caltanissetta.

Il Gip ha convalidato la richiesta di 12 misure cautelari riguardanti diversi esponenti o sostenitori di Cosa Nostra. Cinque tra gli arrestati dovrebbero cavarsela coi domiciliari, mentre per gli altri è prevista la reclusione in carcere.

L’accusa riguarda la gestione del parco delle Madonie e quello dei Nebrodi, focalizzandosi nello specifico sull’utilizzo di finanziamenti europei il cui filo conduttore giunge fino a un gruppo di imprese agricole a stretto contatto con la Mafia in Sicilia.

Di seguito agli arresti è stato predisposto un sequestro di immobili (tutti in Sicilia), attività finanziarie e sedi aziendali, il tutto per un valore totale di circa 7 milioni di euro. La sequela dei fermi, così come l’intera operazione, deve le sua origine alle rivelazioni del pentito Antonio Giuffrè, uno degli ex fedelissimi di Bernardo Provenzano nella cupola di Cosa Nostra.

Nel giro d’affari derivante dalla gestione dei parchi è emersa anche la responsabilità di un gruppo di insospettabili imprenditori palermitani. L’organizzazione illecita si basava sulla distribuzione equa dei fondi europei tra i vari affiliati sparsi per la Sicilia, i quali si spartivano i ruoli e gli appezzamenti di terreno sui quali agire.

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