Incendio alla nuova tendopoli di San Ferdinando, morto un migrante

Un migrante è morto nella notte del 21 marzo in un incendio divampato nella nuova tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria. La struttura, che prima era in mano del Comune e adesso è gestita dalla Caritas, si trova a poche centinata di metri rispetto alla vecchia baraccopoli, smantellata il 6 marzo scorso.

La vittima è un giovane senegalese di 32 anni, Sylla Naumè, una delle persone che si trovava nel complesso demolito e poi trasferito nella tendopoli. Il corpo carbonizzato del giovane è stato trasportato in obitorio, mentre decine di migranti lo hanno salutato assistendo in silenzio al recupero della salma. Secondo una prima ricostruzione l’incendio si è sviluppato dall’angolo di una tenda da sei posti, l’unica andata completamente distrutta, a causa della presenza di alcuni cavi elettrici. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco che hanno spento le fiamme.

La tendopoli, realizzata qualche anno fa dalla Protezione Civile, è attrezzata di servizi igienici, presidi sanitari ed è perennemente vigilata. All’inizio del mese la struttura è stata ampliata per permettere il trasferimento a una parte di migrati che occupava la baraccopoli – fatiscente, composta da baracche in lamiera, plastica e cartone – che era arrivata ad ospitare anche tremila persone.

I migranti che sono confluiti nella nuova tendopoli sono complessivamente 840. In un anno sono morti tre migranti nelle stesse circostanze. L’ultimo giovane ad aver perso la vita nella vecchia baraccopoli di San Ferdinando è il 29enne senegalese Moussa Ba lo scorso 16 febbraio, quando un rogo è divampato tra le tende, distruggendone 15 e uccidendo il ragazzo. In precedenza il 27 gennaio 2018 è morta Becky Moses, 26enne nigeriana, e il 2 dicembre 2018 Surawa Jaith, deceduto pochi giorni prima del suo diciottesimo compleanno.

Nelle scorse settimane il Viminale ha stanziato 350mila euro per il Comune di San Ferdinando per la gestione della fase post-sgombero e per ripristinare la decenza urbana e garantire “condizioni idonee di vivibilità sul territorio”.

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