Strage di Capaci, giorno della commemorazione tra defezioni e polemiche

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il presidente della Commissione Antimafia della Sicilia Claudio Fava e il governatore della Sicilia Nello Musumeci hanno disertato la cerimonia di commemorazione della strage di Capaci nell’Aula Bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del maxi processo a Cosa Nostra. Il sindaco ha accolto i giovani a bordo della Nave della Legalità, ma ha deciso poi di non partecipare all’evento ufficiale. Sono trascorsi 27 anni dalla morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro e nel giorno del ricordo si è scatenata la polemica. Il presidente Fava ha motivato la sua assenza condannando chi «ha trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia». Ad unirsi al coro il governatore Musumeci, il quale ha detto che «c’è troppo veleno». Maria Falcone, sorella di Giovanni, ha voluto invece sottolineare che «le polemiche sono inutili. Le istituzioni vanno rispettate».

I rappresentanti siciliani non sono stati gli unici a disertare. Alcune associazioni non hanno voluto partecipare alla cerimonia perché hanno contestato la presenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Per questo motivo, hanno organizzato un’altra manifestazione alla Casina “No mafia” di Capaci. Tra i volti che hanno boicottato l’evento ufficiale, Giovanni Impastato, Don Luigi Ciotti, l’Anpi e l’Arci di Palermo. «Chi ha ucciso Falcone e Borsellino ha provocato tanto dolore, ma ha anche svegliato il popolo italiano perché penso che dopo quella bomba nulla è stato come prima. Chi si divide sulla lotta alla mafia sbaglia, chi usa una giornata di memoria e di futuro per fare la sua piccola battaglia politica sbaglia e fa un torto a Falcone» ha detto il ministro Salvini.

Polemiche a parte, la città siciliana è diventata, come ogni anno, il punto di raccolta per tantissimi studenti di diverse scuole di Italia che insieme hanno ricordato il giudice e rinnovato il loro impegno nella lotta alle mafie. Palermo quindi è stata “invasa” da oltre 20mila studenti, di cui 1500 sono arrivati a bordo della nave della legalità partita dal porto di Civitavecchia. A bordo anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, il capo della Direzione investigativa antimafia, Giuseppe Governale, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, la presidente delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni. Al grido di «Giovanni e Paolo» gli studenti sono scesi dalla nave ribadendo che «noi la mafia non la vogliamo».

Nessuno dimentica quel 23 maggio del 1992 quando sull’autostrada che, ancora oggi, collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo esplose quella carica di tritolo che uccise uno dei volti più importante della lotta alla mafia. In 27 anni si sono svolti quattro processi che hanno portato alla condanna di ergastolo più di 20 mafiosi, ma ancora sulla faccenda persistono tanti buchi neri e dettagli mai chiariti. «Sulle stragi che hanno dilaniato il nostro Paese lo Stato ha il dovere di accertare la verità. La magistratura sta lavorando» ha affermato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. «La mafia è la prima emergenza del Paese, va sconfitta definitivamente, una volta per sempre», ha detto il presidente della Camera Roberto Fico che ha invocato un vero e proprio «piano Marshall», un’azione congiunta di ministeri, presidenza del Consiglio, Camere e Comuni. «Lo Stato c’è, ce la può fare e ce la deve fare» ha aggiunto.

«Oggi siamo qui in un clima di festa, che potrebbe essere una contraddizione» ha sottolineato il premier Giuseppe Conte. «Oggi è l’anniversario di una tragedia. Però è anche una festa. Questa è la nostra forza. Questa commemorazione è diventata la festa della legalità e questo è un colpo dal punto di vista culturale». «Avrebbe da pochi giorni festeggiato i suoi 80 anni. La mafia sanguinaria ha spezzato la sua vita, ma non il suo esempio di magistrato, il suo insegnamento di uomo delle istituzioni, la sua testimonianza civile», ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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