Sardine, gattini e pinguini: la nuova simbologia che risveglia le coscienze

Sardine, gattini e pinguini. Non si tratta di un guazzabuglio zoologico, ma di parole che in questi giorni animano le cronache, alimentano le fantasie e dividono le piazze. Tutto è cominciato da Bologna, il PalaDozza roccaforte leghista per una notte e Matteo Salvini ad aprire le danze di una nuova campagna elettorale.

La X sul calendario è barrata sul 26 gennaio e Lucia Borgonzoni è il cavallo scelto per trionfare alle prossime regionali in Emilia. Il Capitano si rivolge alla folla del PalaDozza con un discorso incentrato sulla parola “cambiamento”. L’alba di un nuovo corso, di fronte al quale perfino gli inquilini dei Palazzi romani non potranno più fare finta di niente.

Mentre Salvini parla, Piazza Maggiore risponde. Sotto il cielo dell’Emilia sono più di dodicimila, si uniscono in un flash mob al coro di “Bologna non si lega” e colmano quel vuoto cosmico di chi avrebbe l’onore e l’onere della rappresentanza politica. Gli organizzatori sono quattro giovani, quattro risvegliatori di coscienze capaci di radunare un popolo o, in questo caso, un enorme banco di sardine.

La sardina, Treccani alla mano, “ha un corpo compresso, che può raggiungere i 30 cm di lunghezza, un margine ventrale dentellato, una sola pinna dorsale e un colore azzurro-argenteo”. Un pesce che si muove in banchi e che si trova bene tra i suoi simili, così come i manifestanti della notte bolognese: simili nella loro diversità, uniti nella loro comune intenzione.


Sarebbe potuto rimanere un caso isolato, un unicum fuori dal coro in una notte di metà novembre. E invece alla voce di Bologna si è unita quella di Modena, Piazza Grande gremita e Salvini costretto a tramutare il suo aperitivo in centro in una cena in periferia. Le “fravaglie” di Sorrento hanno invece segnato il debutto della protesta in meridione. “Armati” di libri e cartelloni, pacifici nel loro intento di rompere le uova nel paniere al segretario della Lega, impegnato nel frattempo in un tour delle coste campane in compagnia di sindaci, consiglieri e amministratori.

Poco a poco le sardine si sono riscoperte predatori. Adesso hanno un marchio in fase di registrazione al consiglio europeo e varcano i confini nazionali spingendosi persino al di là dell’oceano, addirittura a New York, dove un banco di “sardine atlantiche” si è riunito nella cornice di Washington Square. Dietro l’idea made in USA si cela un gruppo di quarantenni che hanno agito in piena sinergia coi promotori bolognesi. Le pagine Facebook, intanto, continuano a riempirsi di adesioni alle prossime iniziative previste lungo tutto lo stivale: le sardine sfileranno nelle piazze di Milano e Palermo, passando per Perugia, Reggio Emilia, Rimini, Parma, Genova, Napoli e Firenze. 

Sardina che vai, gattino che trovi. Quale miglior controparte, se non quella del felino ghiotto di pesce nella disputa tra i simbolismi? Salvini, o la celeberrima “bestia” da social che ne gestisce le pagine web, dissacra ed esorcizza le manifestazioni degli ultimi giorni, riportando in auge l’animale domestico che anni addietro veniva utilizzato proprio da coloro che osteggiavano le campagne del leader leghista.

E come se non bastasse, alla bagarre che corre sul filo zoofilo si sono aggregati in punta di zampa anche i pinguini. Un gruppo che si definisce sovranista, la nemesi perfetta di un’Italia succube della Comunità Europea. «I pinguini – scrivono gli attivisti – nascono spontaneamente e le sardine non sono nemmeno il loro piatto preferito. Tuttavia, se manca di meglio nel piatto, i pinguini si accontentano».

Animali tirati in ballo per questioni da esseri umani. Tra chi si sente tradito dal simbolo di un partito e chi, per ritrovare l’orgoglio e scuotere un popolo dal torpore, un simbolo sente il bisogno di crearlo.

No Comments Yet

Leave a Reply