Anac, Cantone e le accuse del premier Conte

Durante il suo discorso alla Camera il presidente Giuseppe Conte ha rivolto un attacco all’Autorità Nazionale Anticorruzione: «In questo momento non abbiamo dall’Anac i risultati che ci attendevamo, forse abbiamo investito troppo». Parole alle quali ha fatto eco il commento di Raffaele Cantone: «Il mio incarico scade nel 2020». E prosegue: «Possiamo anche essere insoddisfatti ma abbiamo fatto grandi passi in avanti come paese, non mettendo la spazzatura sotto il tappeto ma buttandola fuori di casa. E non è vero che parlare di corruzione fa male al paese, è una bugia. Negli ultimi tre anni nella percezione della corruzione l’Italia ha guadagnato dieci posizioni nelle classifiche internazionali».

Il premier aveva tirato in causa l’Anac anche al Senato: «Potrebbe rivelarsi utile operare un rafforzamento della funzione consultiva – ha detto – anche della funzione di vigilanza collaborativa esercitata dall’ANAC».

Una sferzata quella del vertice del governo gialloverde che non coincide con gli apprezzamenti più volte rivolti a Cantone dal Movimento 5 stelle. Lo stesso Beppe Grillo lo aveva inserito nella top ten delle personalità più autorevoli d’Italia e per questo candidabile nella rosa dei potenziali futuri Presidenti della Repubblica.

Parole, quelle di Conte, che arrivano quasi in contemporanea a quelle del ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli. Quest’ultimo ha incontrato lo stesso Cantone nella mattina di oggi, giovedì 7 giugno, occasione per parlare del nuovo “Codice dei contratti”. «L’intenzione – spiega il neoministro – è quella di aprire un tavolo di confronto per le migliorie legislative che servono. Cercheremo la massima collaborazione con Anac, nella convinzione che bisogna voltare pagina rispetto ai troppi scandali del passato».

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