La lunga attesa dei migranti sulla Open Arms

Dal 1 agosto, l’Ong catalana Proactiva Open Arms ha salvato la vita di 160 migranti. Da 15 giorni la nave della Organizzazione non governativa si trova però in mare senza la possibilità di poter attraccare in alcun porto. Inizialmente sia Malta che l’Italia avevano negato l’accesso. Una sentenza del Tar del Lazio ha però ribaltato la situazione. Il Tribunale ha infatti bocciato il divieto di accesso nelle acque italiane. La decisione ha acceso un nuovo dibattito politico. Il nuovo scontro non ha però di certo aiutato i migranti che continuano a vivere in condizioni igienico-sanitarie pessime.

Dopo i 9 migranti portati a terra alcuni giorni prima dalla guardia costiera, altre 4 persone sono state fatte sbarcare a Lampedusa il 15 agosto per ragioni mediche. Si tratta di 3 persone e un accompagnatore scesi «per complicazioni mediche che richiedono cure specializzate». Tra di loro vi erano: un uomo con i piedi perforati da ferite di arma da fuoco e un altro a rischio setticemia. La situazione sulla nave è molto complicata. Il capitano ha infatti deciso di mettere in mare alcuni barchini così da soccorrere coloro che intendano gettarsi in acqua. «Nelle ultime ore infatti sono in molti ad aver minacciato di farlo», fa sapere il capitano.  «Viviamo a bordo un’agonia insopportabile» scrive Open Arms su Twitter.

La situazione sulla nave è quindi tragica. «I pazienti incontrati presentano evidenti condizioni di disagio della sfera cognitiva, emotiva e comportamentale. Per alcuni pazienti, l’esperienza acuta di frustrazione e di dolore ha fatto emergere ideazioni suicidarie», ha fatto sapere la Ong di Gino Strada Emergency.

La sentenza del Tar

Il Tar del Lazio, nei giorni scorsi, aveva sospeso il divieto di ingresso nelle acque italiane. La Nave Open Arms avrebbe dovuto far sbarcare già tutti i migranti a Lampedusa dando così inizio alla loro redistribuzione su tutto il territorio europeo. La sentenza ha scatenato l’ira del ministro Matteo Salvini. «C’è un disegno per tornare indietro ed aprire i porti italiani, per far tornare l’Italia ad essere il campo profughi d’Europa. Ditemi se è normale che una nave Ong spagnola in acque maltesi si rivolga ad un avvocato di un tribunale amministrativo per chiedere di sbarcare sulle nostre coste! Nelle prossime ore firmerò il mio NO perché complice dei trafficanti non voglio essere», ha detto annunciando poi di ricorrere al Consiglio di Stato. Nonostante la sentenza del Tar, la nave di Open Arms non è ancora attraccata a Lampedusa.

Per questo motivo, il 16 agosto i legali della Ong spagnola hanno presentato alla Procura di Agrigento un esposto facendo il punto della situazione a bordo e lamentando la mancata esecuzione, nei fatti, dell’ordinanza del Tar del Lazio che ha consentito alla nave di entrare nelle acque territoriali. Soccorsi che però non possono essere portati se alla nave non viene consentito di attraccare. I legali chiedono di procedere per sequestro di persona, violenza privata e abuso in atti d’ufficio. La Procura valuterà nelle prossime ore se e come intervenire.

Conte-Salvini, nuovo scontro politico

Non si placa lo scontro tra Lega e Cinque Stelle. Questa volta l’area di gioco si sposta e tocca la questione migranti. Il ministro dell’Interno ribadisce la sua posizione: «i porti italiani devono restare chiusi». Già nei primi giorni di emergenza, il leader della Lega aveva sottolineato come «la Open Arms avrebbe avuto tutto il tempo per raggiungere la Spagna, il Paese della ong, che ha dato la bandiera alla nave e dove alcuni sindaci si sono esposti a favore dell’accoglienza. Ma forse questi signori vogliono fare solo una provocazione politica. Si ricordi, la Open Arms, che per lei le acque territoriali italiane sono chiuse e siamo pronti a sequestrare la nave». 

Lo scontro ha toccato prima il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta che ha deciso di non firmare il divieto di ingresso nelle acque italiane del Viminale. «Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza. Non dobbiamo mai dimenticare – dice il ministro – che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo. La politica non può mai perdere l’umanità. Per questo non ho firmato». «Umanità non significa aiutare trafficanti e ong. Per me umanità significa investire seriamente in Africa e non certo aprire i porti italiani», ha risposto Salvini.

«Avevo già firmato a suo tempo il decreto di Salvini, che vietava l’ingresso, il transito e la sosta della Open Arms nelle acque italiane. Avevo firmato, anche stavolta, per ribadire che chi non rispetta il diritto del mare non può sbarcare in Italia. Quel decreto è stato bocciato dal Tar ed emetterne un altro identico, per farselo bocciare di nuovo dal Tar dopo 5 minuti, esporrebbe la parte seria del Governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo. E a differenza di Salvini che cerca solo il consenso facile, noi agiamo con senso di Stato e concretezza» ha invece detto il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli in un post su Facebook.

Non è mancato il richiamo del premier Giuseppe Conte. «c’è stato un chiaro esempio di sleale collaborazione, l’ennesima a dire il vero, che non posso accettare», scrive il premier  in una ‘lettera aperta’ su Facebook al ministro degli Interni. «Siamo ormai agli sgoccioli di questa nostra esperienza di governo. Abbiamo lavorato fianco a fianco per molti mesi e ho sempre cercato di trasmetterti i valori della dignità del ruolo che ricopriamo e la sensibilità per le istituzioni che rappresentiamo. La tua foga politica e l’ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare ‘slabbrature istituzionali’, che a tratti sono diventati veri e propri ‘strappi istituzionali. Questo è il momento di insistere in direzione di una soluzione sempre più europea, altrimenti l’Italia si ritroverà completamente isolata in una situazione che diventerà, nuovamente, via via sempre più ingestibile. In definitiva, se davvero vogliamo proteggere i nostri “interessi nazionali”, non possiamo limitarci a esibire posizioni di assoluta intransigenza. Comprendo la tua fedele e ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula ‘porti chiusi’ – conclude Conte -. Sei un leader politico e sei legittimamente proteso a incrementare costantemente i tuoi consensi ma il tema dell’immigrazione è un tema complesso. Va affrontato con una politica di ampio respiro, come ho provato a fare sin dal primo Consiglio Europeo al quale ho partecipato, a fine giugno 2018, evitando di lasciarci schiacciare dai singoli casi emergenziali». «Conte ha fatto uno sfogo umorale io devo rispondere con le leggi: per questo è partita dal Viminale una lettera in punta di diritto» ha detto il ministro Salvini. 

Anche il sindaco di Lampedusa lancia l’appello per permettere lo sbarco dei migranti: «Questo spettacolo che viene dato» con i migranti fatto sbarcare pochi per volta «non c’entra nulla con la lotta che vuole fare il governo italiano sui migranti e sul tema “migranti si, migranti no”», afferma Salvatore Martello. «Questa è una questione di umanità, non bisogna essere disumani. Perché farli scendere così pochi alla volta?»,

Open Arms schiera le sue star

Dopo l’attore americano Richard Gere, che ha dato vita a un lungo dibattito social con protagonista il ministro Salvini, a schierarsi a favore della Open Arms sono altre star, questa volta italiane. La scrittrice, Michela Murgia, ha infatti lanciato l’iniziativa “Siamo tutti Open Arms”. L’appello è stato accolto da Luciana Littizzetto che ha definito il mancato sbarco in qualsiasi Paese europeo «un gesto vile, vigliacco, schifoso, pavido. Voi siete coraggiosi, sappiate che c’è un sacco di gente che è con voi. Vi aspetto! Vi aspetto a terra!». 

Ha ragione Luciana: trattenere ancora in mare i migranti della @open_arms_italia_ è un gesto vile, vigliacco, schifoso, pavido e non più tollerabile. #fateliscendere #siamotuttiOpenArms @proactivaopenarms @lucianinalittizzetto

Pubblicato da Michela Murgia su Martedì 13 agosto 2019

 

La posizione degli altri partiti italiani 

«Esistono priorità che hanno precedenza su tutto. Che vengono prima dei riflettori sempre accesi su questa o quella polemica. Da dodici giorni 151 persone sono tenute in ostaggio sul ponte della Open Arms. Tra loro donne e minori in condizioni igienico-sanitarie sempre più difficili. Tutto perché l’ennesimo braccio di ferro ingaggiato dal ministro sfiduciato e dimissionario Salvini ha bisogno del suo ennesimo palcoscenico», aveva scritto nei giorni scorsi il Segretario del Pd Nicola Zingaretti.  

«Prove tecniche di Governo Pd-M5S in nome delle porte aperte all’immigrazione illegale di massa. Il ministro della Difesa Trenta, dopo mesi di silenzio, improvvisamente si anima e non firma il divieto di ingresso nelle acque territoriali per la nave Ong Open Arms dando così il via libera per far ripartire l’ondata di clandestini verso l’Italia. È questo il governo che vorrebbero creare in queste ore con giochi di palazzo: il governo delle frontiere aperte, dello ius soli, del business delle Ong e delle cooperative dell’accoglienza». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

6 Paesi pronti ad accogliere i migranti

La Commissione Ue ha intanto confermato che Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna hanno dato disponibilità ad accogliere i 147 migranti della Open Arms. «Sei Paesi membri sono pronti a dimostrare solidarietà e a partecipare alla redistribuzione dei migranti a bordo della nave» della ong spagnola, ha detto la portavoce, Vanessa Mock, esprimendo la gratitudine di Bruxelles «per la cooperazione» dei Paesi citati.

Ocean Viking tra Lampedusa e Malta

Un’altra nave Ong è ormai in prossimità delle acque territoriali italiane, a poche miglia dalle Pelagie. Si tratta dell’Ocean Viking, l’imbarcazione di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, che  si trova tra Malta e Lampedusa con a bordo 356 migranti recuperati in diverse operazioni di soccorso a poche miglia dalla Libia. Tra loro anche 103 bambini, solo 11 dei quali accompagnati da un genitore o parente. «Questi bambini, molti dei quali sono fuggiti da violenze, conflitti e atrocità impensabili hanno diritto di essere salvati e protetti», ha detto Afshan Khan, direttore Regionale Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale. A differenza della Open Arms, che è riuscita ad entrare in acque territoriali italiane dopo la decisione del Tar di sospendere il divieto di ingresso imposto dal governo italiano, per la Ocean Viking  tutto rimane bloccato e la nave è ferma ancora in acque internazionali.

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