Le Olimpiadi di Giorgetti: “discesa libera” verso la Commissione europea

Ha festeggiato anche lui a Losanna per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Ma mentre Sala, Fontana, Zaia e Malagò saltavano, tra cori e applausi, lasciandosi andare a un sano sfogo sportivo, lui era in seconda fila, sorriso ed esultanza, ma senza strafare. Se tanti applaudono alla regia del Coni di Malagò e alla fondamentale alleanza tra il primo cittadino di Milano e i due governatori di Lombardia e Veneto (più vicine all’autonomia ora?), di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, non è facile definire il ruolo in questa storica vittoria italiana. Eppure lui c’era, è rimasto fino alla fine. Del resto Losanna è più vicina a Bruxelles che a Roma.

Per diventare commissario europeo nel nuovo esecutivo UE, magari con il ruolo all’economia, cosa servirà a Giorgetti? La velocità di uno slalom gigante? La precisione del curling o la forza bruta dell’hockey su ghiaccio? Le qualità del leghista di Varese, storico volto del Caroccio dai tempi di Bossi e delle ampolle sul Monviso, sembrano comunque sufficienti per farne l’italiano di punta in Europa. Modi austeri e riservati, Giorgetti era tra i nomi (tanti) dei possibili premier che circolavano l’anno scorso prima che l’Italia battezzasse il suo primo governo populista.

Dopo le elezioni europee e l’avanzata dei partiti antisistema contro le forze tradizionali (popolari e socialisti), non è ancora chiaro quale sarà il prossimo presidente della Commissario Europea che succederà a Junker. Meno certo il destino di Manfred Weber, candidato del Partito Popolare Europeo, mentre alcuni chiedono che Angela Merkel “si sacrifichi” per salvare l’Europa dai populisti. Di mezzo c’è la procedura di infrazione contro l’Italia per debito eccessivo, di cui l’Ecofin discuterà (e deciderà) il 9 luglio. Contrattare in una posizione di svantaggio simile non è facile per il presidente Conte, voce dialogante di un governo dove Salvini sembra non temere una sanzione da qualche miliardo di euro.

Giorgetti

La geografia delle nomine della nuova Europa vedrà comunque ridimensionato il peso italiano. Tra i 2014 e il 2019 Roma è stata rappresentata ai vertici delle istituzioni chiave dell’Unione: Mario Draghi alla Banca Centrale Europea, Federica Mogherini come Alto Rappresentate per gli Affari Esteri, Antonio Tajani come presidente del Parlamento Europeo. Difficile che una condizione simile si ripeta.

Per il momento Giorgetti lascia che siano i giornali e i retroscena a infittire la trama. E così quando il leghista Borghi lancia l’idea dei mini-bot per pagare i debiti della pubblica amministrazione, provocando la reazione perfino di Draghi – «o sono moneta illegale, o nuovo debito» – il sottosegretario interviene con la battuta: «C’è ancora chi crede a Borghi?». Le prime prove da Commissario europeo all’economia? Oppure semplice screzio tra colleghi di partito da dare in pasto alla stampa? Di sicuro c’è che il forte di Giorgetti sono proprio i numeri dai tempi della laurea con lode in Bocconi.

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