Crisi di governo, gli scenari possibili e le riforme bloccate

Sono giorni particolarmente intensi per il governo italiano. L’alleanza giallo-verde sembrerebbe giunta al capolinea. Il leader della Lega e vice-premier, Matteo Salvini, ha infatti evidenziato la volontà di tornare alle elezioni. La crisi di governo è stata causata dal voto sulla Tav e dalle conseguenti dichiarazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La conferenza a Palazzo Chigi ha infatti scatenato la reazione di Salvini e conseguentemente la mozione di sfiducia, presentata dalla Lega, al Senato.

Cosa accadrà ora? Che fine farà il contratto di governo? Quante e quali riforme passeranno in secondo piano?

Gli scenari possibili

Lunedì 12 agosto i capigruppo convocati dalla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, decideranno quando convocare il Senato per votare la mozione di sfiducia. Se il Senato voterà la sfiducia toccherà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, decidere i tempi e i modi della crisi. Mattarella potrà decidere di esplorare l’esistenza di una maggioranza possibile, che possa così sostenere un Conte bis, oppure optare per nuove elezioni in una data compresa tra i 40 e i 70 giorni. Il periodo antecedente la chiamata alle urne potrebbe essere guidato o dall’attuale governo o da uno di transizione.

Se si decidesse di andare subito alle urne, secondo i sondaggi, il partito di Matteo Salvini conquisterebbe più del 30%. Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni raggiungerebbe invece il 7% rendendo così possibile la nascita di un governo di centro-destra.

La data del voto potrebbe cambiare in base agli scenari possibili. In caso di governo Conte dimissionario o di esecutivo “tecnico-elettorale”, causati da una assenza di maggioranza possibile, la data sarebbe la prima disponibile sul calendario. In caso di un governo “salva-conti”, e cioè di un esecutivo di responsabilità con un orizzonte limitato al solo obiettivo di varare la legge di bilancio 2020 entro il 31 dicembre, al fine di evitare l’aumento dell’Iva,  le elezioni slitterebbero a inizio 2020.

Le riforme a rischio

  • Giustizia: la riforma del ministro Alfonso Bonafede non è mai stata di gradimento a Matteo Salvini che l’ha definita «acqua». «Non c’è veramente uno scatto in avanti, quella differenza che gli italiani si aspettano», ha inoltre detto. Secondo Salvini: «C’è un progetto della Lega che prevede che un processo possa durare tre anni e sei mesi, quasi la metà di quello che avviene oggi. Questa riforma non prevede interventi incisivi, non si parla di separazione delle carriere, delle assunzioni dei magistrati, dei criteri dei concorsi, delle promozioni».
  • Autonomia: Quest’estate il governo ha riprovato inutilmente a ridiscutere sull’autonomia regionale differenziata. Il Movimento di Luigi Di Maio non è mai stato d’accordo sul cosiddetto costo medio né sull’autonomia alle Sovraintendenze, Autostrade, Ferrovie, Porti e Scuole. Il 19 luglio il premier Giuseppe Conte ha deciso che l’autonomia si farà ma non sulla scuola.  Molte le proteste dei governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
  • Flat tax: il sistema fiscale non progressivo basato su una aliquota fissa, al netto di eventuali deduzioni fiscali o detrazioni, al momento è prevista per i titolari di partita Iva e a quei professionisti che rientrano in determinati limiti di reddito, ma il leader del Carroccio vorrebbe applicarla, tramite l’inserimento nella prossima legge di Bilancio, anche alle famiglie italiane. 
  • Taglio parlamentari: La riduzione di deputati e senatori è uno dei temi a cui il M5S tiene di più. L’11 luglio è stato superato il terzo dei quattro round per il taglio del loro numero. Il prossimo voto della Camera, necessario perché la riforma costituzionale diventi legge modificando quanto sancito dalla Carta, è in calendario a Montecitorio per l’ultima lettura il 9 settembre, con inizio delle operazioni di voto previsto per il 10 settembre. Per questo motivo, il vice-premier Luigi Di Maio si è detto disposto ad accettare le elezioni anticipate, ma solo dopo la riduzione dei parlamentari.
  • Salario minimo: Il disegno di legge sul salario minimo, voluto dal M5S, è fermo al Senato in attesa di concludere il suo iter in commissione. A dividere l’esecutivo sono i costi che rischiano di ricadere sulle imprese, stimati in circa 6 miliardi di euro se davvero si fissasse a 9 euro la paga oraria per chi oggi non rientra in un contratto collettivo nazionale. Dopo il «no» di tutte le parti sociali, la Lega ha deciso di rimandare la discussione temendo gli effetti negativi dell’introduzione della soglia minima di 9 euro lordi l’ora sul mondo produttivo di piccole imprese, artigiani e commercianti.
  • Conflitto d’interessi: A volere la riforma è stato il Movimento 5 Stelle. Molto scettica la Lega. Prima della pausa estiva non erano comunque previste audizioni. 
  • Acqua pubblicaIl M5S ha presentato una proposta di legge di riforma del sistema dell’acqua pubblica, che tuttavia non ha fatto passi avanti e che continuerà però a non farne. 
  • Negozi chiusi la domenica: Sulle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali il M5S aveva combattuto molto. Il ddl era in attesa di discussione, fermo in commissione Attività produttive della Camera. Le audizioni infatti si sarebbero dovute concludere a settembre.
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