La cannabis light sottrae clienti alle piazze dello spaccio, il report

Lo scorso otto maggio, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nello studio di Otto e mezzo ha dichiarato che «non esistono droghe depotenziate. Esiste la droga» e ha promesso che chiuderà i canapa shop «dal primo all’ultimo» equiparando di fatto la vendita di cannabis legale allo spaccio illegale.

Immediata è arrivata la replica della ministra della Salute Giulia Grillo del Movimento cinque stelle, promotore della legge che dal 2016 regola la vendita di cannabis legale: «Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga».

Cosa sono i canapa shop? 

In effetti i growshop sono negozi dove si possono trovare semi di canapa e attrezzi da giardinaggio, vestiti in fibra di canapa, biscotti, bevande, tisane e inflorescenze fumabili di cannabis con percentuali di THC comprese tra lo 0,2 % e lo 0,6% (mentre nelle varietà con effetti psicoattivi la percentuale di THC può variare dal 7% al 27%). Secondo la guida Magica Italia, pubblicata dal giornale specializzato Dolce Vita, i canapa shop aperti nel 2016 in Italia erano poco più di 300, mentre nel 2019 se ne contano già 800. Le stime del Consorzio nazionale per la canapa sono ancora più positive e parlano di quasi mille shop e di una filiera che impiega 10mila persone, generando un fatturato annuo di 150 milioni di euro. Il Consorzio, nato per promuovere e tutelare la produzione made in Italy, si batte per la piena attuazione della legge 242/2016, base normativa su cui si fonda la Canapa Economy italiana. L’obiettivo è sfruttare il boom di un settore in crescita che, secondo il Consorzio, arriverà a valere 36 miliardi di euro l’anno solo nel mercato europeo.

Interno di un canapa shop

A quanto pare però la vendita di cannabis light non ha fatto solo esplodere le stime di crescita dell’economia legale, ma si sarebbe tradotta anche in un calo dei guadagni della criminalità organizzata. Stando al report Light cannabis and organized crime. Evidence from (unintended) liberalization in Italy dei professori dell’università di York Vincenzo Carrieri, Leonardo Madio e Francesco Principe la liberalizzazione della cannabis light determina una riduzione dell’11-12% della marijuana illegale confiscata per ogni growshop. «Nonostante la marijuana illegale e la cannabis light siano molto diverse, il nostro studio evidenzia come si sia determinato un interessante effetto di sostituzione tra i due prodotti – dichiara il professor Leonardo Madio –  sostanzialmente, il primo genera effetti psicotropi psicoattivi; il secondo, induce uno stato di rilassamento». E aggiunge «il nostro paper suggerisce che c’erano e ci sono molti consumatori più attratti dagli effetti rilassanti della cannabis che da altre proprietà ricreative, e che prima della legge del 2016 acquistavano sul mercato nero. Ora con la liberalizzazione preferiscono comprare un prodotto, certamente più sicuro e controllato, nei negozi». «La liberalizzazione della cannabis light ha condotto a una riduzione dei ricavi derivanti dalla marijuana venduta in strada di una cifra che varia tra il 3 e il 5 per cento del mercato relativo» segnalano i ricercatori. Finendo così per causare un ammanco nelle casse dei narcotrafficanti.

Canapa economy

Ma c’è di più, secondo un recente studio dell’Università di Messina, lo Stato guadagnerebbe quasi sei miliardi di euro l’anno grazie al mercato di cannabis legale, oltre a risparmiare 541,67 milioni per la diminuzione delle spese di magistratura carceraria (calcolando i detenuti arrestati per possesso di droga leggera e detenuta in carcere) e 228,37 milioni di euro per spese destinate alle operazioni di ordine pubblico.

 

Infine The European Cannabis Report, rapporto di Prohibition Partners, teorizza che l’Europa in futuro è destinata a diventare il mercato della cannabis legale più importante del mondo, con un valore stimato di 123 miliardi di euro nel 2028. L’Italia, insieme a Germania e Paesi Bassi, è considerata dal gruppo di ricercatori uno dei candidati più promettenti per diventare il Paese trainante di questo mercato in continua espansione. Ma , come sottolineano i ricercatori, il potenziale italiano è messo in pericolo solo dalla mancata applicazione della legislazione in vigore, o ancora peggio, dalla sua abolizione.

Sembra quindi che nella sua strategia di gettare in pasto all’elettorato una nuova emergenza nazionale, il ministro dell’Interno Salvini stia involontariamente facendo un regalo alla criminalità organizzata, un danno alle casse dello Stato e a un settore economico con un potenziale di miliardi di euro.

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