Reuters Institute, fotografia dei media italiani

Immigrazione, composizione del governo e il saliscendi nel rapporto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Questa la triade che ha dominato il mondo dell’informazione italiana tra il 2018 e il 2019. A dirlo è il Digital News Report 2019, redatto come ogni anno dal Reuters Institute for the Study of Journalism. Dopo aver tracciato i trend nel panorama mondiale dei media, il documento analizza la situazione delle testate giornalistiche paese per paese.

Emerge che i 12 mesi presi in considerazione fotografano un’istantanea non proprio incoraggiante: il settore dei giornali di carta è in costante indebolimento, ma a spaventare è anche il clima di sfiducia (e nei casi peggiori di attacco) nei confronti dei media.

Nelle considerazioni generali sul sistema-informazione in Italia, sono messi in evidenza alcuni cambiamenti avvenuti negli scorsi mesi, soprattutto sul piccolo schermo. Si parla infatti del cambio di dirigenza nel servizio pubblico della Rai, che tradizionalmente riorganizza i vertici in concomitanza con i risultati delle elezioni, ma anche di Mediaset. Il report infatti cita la scomparsa dal palinsesto della stagione passata di alcuni programmi tenuti da giornalisti considerati vicini alla Lega di Salvini. Trasmissioni (e conduttori) che sono poi stati ripristinati dopo l’estate, su pressione dell’audience.

Parlando di ricavi, il DNW19 evidenzia come i ricavi dei media televisivi siano rimasti pressoché stabili dal 2013 al 2019, mentre nello stesso periodo i giornali di carta e i magazine hanno subito un drastico calo dei proventi del 21%. Se si considera la compartecipazione alle entrate nel sistema di comunicazione del Bel Paese i principali player appartengono al piccolo schermo: Comcast/Sky in testa a tutti (15%), seguito da Fininvest/Mediaset (15%) e il servizio pubblico Rai (14%). Altre importanti figure sono Google e Facebook, diventati ormai aggregatori di notizie, che controllano rispettivamente il 4 e il 3%, Cairo Communication (4%) e GEDI (3%).

Ma il dato più inquietante riguarda l’informazione online (e il suo sostentamento). Se da un lato gli italiani criticano le news online perché considerate a rischio disinformazione, dall’altro ritengono di non dover pagare per i contenuti che si trovano sul web. Solo il 9% degli abitanti dello Stivale ha infatti sottoscritto abbonamenti di qualche tipo per accedere all’informazione in rete. E la percentuale di coloro che li mantengono nel tempo è ancora inferiore. Un circolo vizioso che da tempo ricorre nei dibattiti tra gli addetti ai lavori: come è possibile fornire qualità, se non vi sono i fondi sufficienti?

Quali sono i media preferiti?

Come evidenziato nel grafico, le tipologie di media che gli italiani scelgono per informarsi è cambiata dal 2013 ad oggi. Notevole il picco che hanno avuto i social media, passati dall’essere la fonte del 27% della popolazione al raggiungere quasi il 50% degli italiani (47%). Crollo vertiginoso per la carta stampata: nel 2013 il 59% degli abitanti sosteneva di prediligerla per informarsi, mentre ora la percentuale è scesa a un drammatico 25%. Andamento più o meno stabile invece per la televisione e l’online, che in cinque anni hanno subito lievi modifiche al trend.

Su che device ci informiamo?

Medaglia d’oro per lo smartphone, che è in assoluto il device preferito dagli italiani per leggere le notizie. Un’ascesa notevole: sei anni fa solo il 25% della popolazione impugnava il proprio telefono per leggere le news, oggi è il 58%. Oltre la metà degli italiani. Se il tablet ha un andamento pressoché invariato, è il computer ad avere la peggio: nel 2013 era il mezzo preferito, scelto dal 58% degli italiani; oggi la percentuale raggiunge il 46%.

E la fiducia?

Le percentuali di fiducia degli italiani nei confronti dei media

La fiducia degli italiani è molto bassa: secondo i sondaggi di Reuters Institute si attesta al 40%. Un dato dovuto alla natura intrinseca del giornalismo italiano – secondo il Reuters Institute – che catalizza spesso gli interessi di politici e imprenditori. In generale, le testate considerate più affidabili sono quelle riconosciute come giornali non di partito. Il 47% degli abitanti dello Stivale ha fiducia nelle testate che consulta, mentre la percentuale si abbassa vertiginosamente quando si parla di notizie trovate con la ricerca online: 35%. Meno di un quarto degli italiani (il 23%) torva affidabili le news che si incrociano sui social media. In altri paesi presi in considerazione, come la Finlandia o il Portogallo, la percentuale è nettamente più elevata (rispettivamente 59 e 58%). In Germania arriva al 47%, in Canada al 52%. Ma ci sono paesi in cui la percentuale di persone che considera affidabile il sistema informativo nazionale è molto inferiore rispetto a quella italiana. Negli Stati Uniti è il 32% della popolazione a riporre fiducia nei media, in Francia (complice la copertura delle proteste dei Jilet Jaunes) è al 24%.

Alice Scaglioni

Frequento il Master di Giornalismo IULM. Mi occupo principalmente di tecnologia, esteri ed economia. Scrivo anche per PrimaOnline, traducendo articoli da testate estere e partecipando a conferenze ed eventi. Ho seguito per il Corriere della Sera un incontro con Salvatore Rossi e una tavola rotonda tra ODG, Facebook e Google, scrivendone sul cartaceo.

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