Nasa tenta l’approdo su Marte, la missione Insight e i “7 minuti di terrore”

Il countdown verso la fase critica dell’ultima missione NASA si fa sempre più serrato.

La mattina del 26 novembre, a sei anni di distanza dal tentativo di approdo sulla superficie di Marte, la missione InSight entrerà nel suo momento decisivo. L’omonima sonda, lanciata il 5 maggio di quest’anno, dovrà infatti misurarsi con le delicate operazioni d’atterraggio.

Sarà il culmine di un viaggio interspaziale tracciato con la massima cura per milioni di chilometri. Ma l’InSight non sarà certo esente dal misurarsi con un’inevitabile componente di casualità.

Nonostante gli studi ed i calcoli effettuati dai tecnici della NASA, il pianeta rosso continua a rappresentare una meta assai ardua da raggiungere. «Ogni atterraggio corretto su Marte è molto emozionante», dichiara Tom Hoffman, leader di questo progetto. «Le percentuali internazionali di successo non sono alte, si attestano sul 40%

La complicazione maggiore è rappresentata proprio dalla sequenza di avvicinamento alla superficie del pianeta. Una picchiata dai limiti dell’atmosfera a circa 13000 miglia orarie, 420 interminabili secondi prima che la sonda possa toccare il suolo.

Questo lasso di tempo è stato rinominato “7 minuti di terrore” dagli scienziati della NASA.

I segnali trasmessi dalle sonde, solitamente, possono essere intercettati dai satelliti principali solo una volta che l’atterraggio è stato completato con successo. Gli ingegneri che monitorano l’operazione, insomma, sono costretti ad attendere un lasso di tempo variabile prima di conoscere anche il solo esito della manovra.

La missione InSight potrebbe rappresentare una svolta proprio in questo delicato processo. La sonda sarà accompagnata da due micro-satelliti tascabili che per la prima volta potrebbero permettere di monitorare la discesa in tempo reale.

Il progetto, parte del Discovery Program della NASA, si discosta dalle precedenti missioni su Marte anche per quelli che sono i suoi obiettivi. I macchinari non si limiteranno a studiare quanto avviene sulla superficie del corpo celeste, ma si concentreranno su quanto accade al di sotto di essa: composizione del nucleo, attività sismiche, attività vulcaniche.

L’InSight ha quindi una doppia missione: non mira solo a svelare i segreti racchiusi nelle profondità del pianeta ma ambisce anche a rivoluzionare le comunicazioni interplanetarie durante le fasi più cruciali.

La speranza è che, in caso di successo, non dovremo più temere i proverbiali “7 minuti di terrore”.

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