Da Corbató a Fahlman:
gli immortali del web

Senza di loro la tecnologia oggi non sarebbe come la conosciamo. Alle loro menti si devono alcune delle invenzioni più importanti del mondo attuale, come il mouse, la password, il wi-fi, le emoticon o gli algoritmi che decidono cosa dobbiamo vedere. Eppure i loro nomi sono stati dimenticati nel corso degli anni, spesso fino alla loro morte. Uomini e donne che con le loro scoperte hanno contribuito allo sviluppo tecnologico che permea le nostre vite. Queste sono le loro storie.

Scott Fahlman (1948-in vita) – Padre delle emoticon

Il 19 settembre 1982 un informatico e professore alla Carnegie Mellon’s School of Computer Science mise insieme due punti, un trattino e una parentesi per creare le prime “faccine” tecnologiche che avrebbero modificato la comunicazione tra milioni di utenti. Lo scopo che si celava dietro l’invenzione di Scott Fahlman era semplice: distinguere i messaggi seri da quelli ironici nei bullettin boards (gli antenati delle mail). Il nome è una crasi delle due parole inglesi «emotion» e «icon».

Un’immagine di Fahlman con una delle prime emoticon da lui ideate

All’inizio questi simboli venivano usati all’interno di Arpanet, la rete prima di Internet (che nel 2019 compie 50 anni), che collegava decine di computer appartenenti a università, governo americano e laboratori di ricerca. Poi Arpanet è cresciuto, rendendo le emoticon un linguaggio universalmente riconosciuto e utilizzato. Con la rivoluzione digitale e gli sviluppi delle interfacce grafiche, le emoticon evolvono nella versione 2.0 diventando emoji, disegnate nel 1999 da Shigetaka Kurita, dipendente di una società di telecomunicazioni giapponese.

Fernando Corbató (1926-2019) – Inventore della password e pioniere del personal computer

Morto il 12 luglio 2019 all’età di 93 anni, Fernando Corbató è l’uomo cui si deve l’idea dell’accesso codificato. In altre parole, è stato il padre della password e uno dei primi a lavorare al personal computer. A dare la notizia della sua morte il New York Times, che gli ha dedicato un necrologio in cui si ripercorre la sua vita e le sue invenzioni. Era ingegnere informatico, professore emerito del MIT di Boston, dove ha lavorato per tutta la vita e ha raggiunto l’apice della sua carriera accademica.

Negli anni Sessanta era a capo di un progetto chiamato Compatible Time-Sharing System (CTSS), cui si deve lo sviluppo dei sistemi di time sharing, ossia la possibilità per più utenti di accedere contemporaneamente allo stesso computer grazie alle linee telefoniche. In quegli anni l’elaborazione richiedeva alcuni giorni per vedere i risultati dei calcoli, e la sua mission era quella di accorciare questi temi, offrendo una maggior interazione tra la macchina e chi la usava.

Una foto di Fernando Corbato negli anni Sessanta

Nel 1961 ideò il primo sistema operativo multi utente per un Ibm: grazie al CTSS e alla possibilità di condivisione, il calcolatore poteva eseguire più di un programma alla volta, dedicando a ognuno una porzione di tempo. Corbató fece un ulteriore passo in avanti, pensando alla sicurezza del lavoro dei singoli utenti. Nel 1964, dal momento che più persone avevano accesso allo stesso computer, inventò le password, che erano un modo per consentire l’accesso a un profilo personale, in cui ciascun utente potesse conservare “privatamente” i suoi dati. Secondo Corbató questa doppia invenzione permise di far comprendere che l’informatica era un campo d’indagine attorno cui si poteva costituire una comunità. Nel 1990 venne insignito del premio Turing, conosciuto anche come il Nobel dell’informatica.

Douglas Engelbart (1925-2013) – Ideatore del mouse

Morto all’età di 88 anni nel 2013, ha inventato, insieme al collega Bill English, il primo mouse per computer. Un oggetto che ha reso il Pc un mezzo ancora più alla portata di tutti. Sviluppato negli anni Sessanta, fu poi brevettato quasi dieci anni dopo. All’epoca era un blocco di legno che copriva due ruote di metallo, e non era ancora disponibile sul mercato.

Il primo mouse ideato negli anni Sessanta (cc SRI)

L’inventore non comprese probabilmente il valore economico della sua idea, e decise di cedere il brevetto ad Apple (motivo per cui alcuni credono che il puntatore sia nato in casa Jobs).

Hedy Lamarr (1914-2000) – Ideatrice del wi-fi

Attrice hollywoodiana, aveva un talento incredibile in campo scientifico. Cominciò a recitare giovanissima, diventando una star del grande schermo, ma oltre a essere una femme fatale d’altri tempi, fu una scienziata straordinaria, cui si deve l’intuizione tecnologica che ha portato alla nascita del wi-fi. Hedy, all’anagrafe Hedwig Eva Maria Kiesler, scoprì infatti il frequency hopping, il sistema per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, alla base del wireless e del wi-fi. Se si dice che il suo volto abbia ispirato Biancaneve e Catwoman, la sua mente ha reso possibile una delle tecnologie fondamentali per la vita odierna.

Una foto d’epoca di Hedy Lamarr, la bellissima di Hollywood dalla doppia vita

Nel 1942 registrò il suo brevetto, ma fino al 1962, anno in cui l’esercito americano decise di inserire il sistema di comunicazione a bordo di tutte le navi impegnate nella crisi missilistica cubana, non se ne servì nessuno. Il brevetto era scaduto da tre anni. Il sistema fu poi adottato in ambito civile, consentendo lo sviluppo delle comunicazioni wireless, come il wi-fi e il Bluetooth. Recentemente la sua storia è stata raccontata dal film Bombshell, diretto da Alexandra Dean e prodotto da Susan Sarandon.

Ada Lovelace (1815-1852) – la prima informatica della storia

Figlia di Lord Byron, nacque nel 1815 in una famiglia violenta. Il padre, il poeta conosciuto in tutto il mondo, se ne andò di casa quando lei aveva appena un anno. Prese il cognome dal marito, William King Noel, conte di Lovelace, ed è passata alla storia come la prima informatica al mondo. Appassionata di scienza e logica sin da piccola, la sua vita cambiò quando conobbe Charles Babbage, un matematico che la convinse a lavorare con lui. Babbage è l’inventore della macchina differenziale e trovò in Ada la sua partner perfetta, tanto da darle il soprannome di “incantatrice di numeri“.

Grazie alla Lovelace fu in grado di sviluppare nuove forme di programmazioni, ancora oggi utili. È lei, però, a intuire la grandezza dell’oggetto su cui stavano lavorando. In un suo diario scrisse di non ritenere plausibile che la macchina «possa divenire con il tempo una macchina pensante, però ci arriverà vicino». Non si sbagliò di molto.

Un ritratto di Ada Lovelace

Nel mezzo dei loro incredibili progressi Ada si ammalò, ma continuò a lavorare su un nuovo progetto che Babbage le aveva sottoposto: tradurre in inglese le opere del matematico italiano Luigi Menabrea. Ada non si limitò a una semplice traduzione, ma arricchì il testo con note e appunti, e alla fine del libro mise un nuovo algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli (una serie di numeri calcolate da un matematico svizzero). Algoritmo che ancora oggi viene riconosciuto come il primo programma informatico della storia. Sarà lo stesso Alan Turing a prendervi ispirazione per costruire il primo computer. La sua memoria si celebra il secondo martedì di ottobre, che convenzionalmente viene chiamato Ada Lovelace Day.

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Alice Scaglioni

Frequento il Master di Giornalismo IULM. Mi occupo principalmente di tecnologia, esteri ed economia. Scrivo anche per PrimaOnline, traducendo articoli da testate estere e partecipando a conferenze ed eventi. Ho seguito per il Corriere della Sera un incontro con Salvatore Rossi e una tavola rotonda tra ODG, Facebook e Google, scrivendone sul cartaceo.

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