Nigeria, Amnesty denuncia: i soldati stuprano le donne in cambio di cibo

Cibo in cambio di sesso. Questo l’inqualificabile ricatto che centinaia di ragazze nigeriane, vittime di Boko Haram, continuano a vedersi rivolgere all’interno dei campi profughi dai soldati che avrebbero il dovere di proteggerle. La denuncia arriva da un rapporto di Amnesty International, Ong attiva a livello mondiale nella salvaguardia dei diritti umani. Sulla base delle testimonianze di oltre 250 donne sfollate dai loro villaggi nello stato di Borno, nel Nord-Est del Paese, l’organizzazione ha lanciato pesanti accuse sia contro l’esercito nigeriano che contro le truppe della Task force civile congiunta (Jtf). I rispettivi militari avrebbero infatti prima «separato le donne dai loro mariti», poi le avrebbero confinate in «campi satellite». Stupri e violenze sarebbero quindi diventati all’ordine del giorno, spesso in cambio di cibo. Parecchie donne hanno addirittura raccontato di essere state costrette a diventare le “compagne” dei soldati pur di non soccombere di stenti.
«Le donne, per non morire di fame, sono spesso costrette a lasciarsi stuprare», conferma Osai Ojigho, direttrice di Amnesty International in Nigeria. Sempre secondo il rapporto, chi ha contravvenuto agli ordini sarebbe stato direttamente eliminato.

Tutti crimini destinati a restare impuniti. Nessun provvedimento è stato infatti ancora preso nei confronti dei responsabili da parte di una commissione presidenziale appositamente allestita lo scorso agosto. «Nessuno è stato incriminato e non sappiamo neanche se ci sono stati dei processi, poiché nulla è stato reso pubblico», ha ancora riferito Osai Ojigho.

Così, l’emergenza non sembra destinata ad arrestarsi. Tra i campi che presentano la situazione più critica, quello dell’“Ospedale di Bama”, al cui interno si sarebbero in passato verificate tra le 15 e le 30 morti giornaliere. Tutte per fame. E nonostante dal 2016 le Nazioni Unite abbiano aumentato la quantità degli aiuti umanitari, in molti stanno continuando a trovare difficoltà nell’accedere a quantità adeguate di cibo. (av)

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