G7, termina il vertice
a Biarritz.
Ma come si è concluso?

Il 26 agosto si è concluso il G7 di Biarritz. Il meeting ha raccolto i leader dei sette paesi più industrializzati del mondo (Stati Uniti, Giappone, Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Canada e una piccola delegazione dell’Unione europea). Tra i temi caldi dell’incontro: i dazi posti dagli Stati Uniti d’America, la Brexit e l’incendio in Amazzonia. A questi si è aggiunto l’arrivo del ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Djavad Zarif, invitato a sorpresa dal presidente Emmanuel Macron che ha posto la questione iraniana in primo piano. Il summit, considerato da molti inconcludente, è terminato con la conferenza stampa che ha visto insieme il presidente francese e quello americano. Durante il G7, i leader si sono scontrati più volte sulla possibile riammissione della Russia al summit e non hanno trovato nessun accordo sulla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Tutto questo è accaduto nonostante Macron sia stato fin da subito sostenitore di un vertice che potesse essere risolutore per i conflitti internazionali, l’economia globale e le problematiche ambientali. Il presidente francese si è inoltre posto come mediatore per la situazione iraniana e leader di un G7 ecoresponsabile. O almeno è così che lui ha voluto definirlo.

Amazzonia

Da diversi giorni e prima ancora del G7, alcuni incendi hanno devastato – e continuano a farlo – la foresta dell’Amazzonia. L’area pluviale fornisce il 20% di ossigeno mondiale e rischia ogni anno di più di scomparire a causa del cambiamento climatico e delle politiche di deforestazione ritenute necessarie per il commercio della soia. Durante il summit di Biarritz, i leader hanno deciso di sbloccare aiuti urgenti per l’invio di aerei anti-incendio Canadair che possano in qualche modo salvare il polmone del mondo. Secondo alcune fonti dell’Eliseo, sono stati sbloccati inoltre 20 milioni di aiuto per l’emergenza e sarà sbloccato un altro finanziamento che promuoverà la riforestazione dell’area. Nonostante questo il presidente brasiliano Jair Bolsonaro è tornato ad attaccare Emmanuel Macron, segnalando che il suo Paese «non può accettare che si lancino attacchi gratuiti e fuori luogo contro il modo in cui gestisce l’Amazzonia, né che travesta le sue intenzioni dietro all’idea di una ‘alleanza’ dei Paesi del G7 per ‘salvare’ l’Amazzonia, come se fossimo una colonia o una terra di nessuno». Intanto Donald Trump non ha partecipato alla sessione del G7 su clima, biodiversità e oceani. Quando gli è stato chiesto il perché il tycoon aveva detto che i colloqui sul clima non erano ancora iniziati. Subito dopo il presidente francese Emmanuel Macron ha riferito che solo Trump ha disertato la sessione perché impegnato con altri bilaterali.

I dazi americani di Trump

Il presidente americano è stato protagonista del G7 a causa dei dazi e alla guerra commerciale con la Cina. Donald Trump, che secondo alcune voci non era ben disposto a partecipare al vertice, ha ribadito la sua posizione e non è sembrato disposto a cambiare idea. I dazi spaventano tutta la comunità europea. Anche il primo ministro, Boris Johnson, non approva la guerra commerciale tra Usa e Cina perché potrebbe avere ripercussioni serie e dannose anche sull’economia inglese. «Siamo per la pace commerciale, pensiamo che il Regno Unito nel complesso abbia beneficiato notevolmente negli ultimi 200 anni del libero mercato ed è quello che vogliamo continuare a vedere» ha detto. Prima ancora dell’inizio della riunione tra i leader, il presidente americano aveva minacciato di porre dei dazi anche sui vini francesi. L’affermazione è stata poi smentita da un primo incontro con il presidente Macron durante il quale i due hanno cercato di trovare degli elementi di convergenza sul commercio. Il presidente americano ha incontrato anche il primo ministro tedesco Angela Merkel, che risulta tra le più danneggiate nella guerra dei dazi.

«La Cina vuole un accordo commerciale con gli Stati Uniti a ogni costo perché è stata pesantemente colpita dai dazi e ha perso 3 milioni di posti di lavoro in poco tempo, gli Stati Uniti hanno raccolto dai dazi 100 miliardi di dollari e i prezzi non sono aumentati. Il presidente cinese (Xi Jinping) è un presidente brillante e una persona brillante, penso voglia un accordo perché non vuole perdere altri posti di lavoro», ha detto Trump.

Brexit

Presente anche il nuovo primo ministro Boris Johnson. Durante il vertice, il leader è stato abbastanza fermo e chiaro: per evitare un no deal è necessario che l’Unione Europea si «sbarazzi» del backstop sull’Irlanda e cioè della discussione del confine fisico tra Irlanda e GB e più dettagliatamente tra Ue e GB, che “costringerebbe” la seconda a rispettare le regole del mercato unico europeo. Il presidente americano, ha definito Johnson «l’uomo giusto per la Brexit». Per Trump il primo ministro inglese «non ha bisogno di consigli» e ha sottolineato come presto arriverà un accordo tra i due Paesi. Intanto, nelle ultime ore, si vocifera di un progetto segreto del premier Johnson. Pare infatti che, il leader inglese abbia deciso di tenere chiusa per 5 settimane Westminster. La Camera dei Comuni dovrebbe riaprire il 3 settembre e una chiusura di cinque settimane ne impedirebbe le attività fino al 17 ottobre quando sarebbe ormai troppo tardi per fermare la Brexit. I parlamentari contrari alla Brexit hanno reagito con rabbia alla rivelazione sostenendo che la chiusura della Camera dei Comuni sarebbe un affronto alla democrazia e un gesto irresponsabile.

Iran

Durante il summit, i leader del G7 hanno assegnato al presidente Macron il compito di discutere e inviare un messaggio alle autorità iraniane con l’obiettivo di aprire le vie del dialogo ed evitare un’escalation militare. Dopo aver dato notizia del mandato, inaspettatamente è atterrato a Biarritz l’aereo del ministro degli Esteri iraniano Zarif. I leader presenti non si sono detti sorpresi. Lo stesso Trump ha detto che: «Sapevo che sarebbe venuto e rispetto il fatto che sia venuto. Ho una relazione molto buona con Macron, che me lo ha chiesto. Io non lo considero per nulla irrispettoso». Nonostante questo però, il presidente americano non lo ha voluto incontrare ritenendolo «troppo affrettato». Secondo alcune fonti, l’obiettivo di Macron era quello di diminuire la tensione nel Golfo e tra Teheran e Washington. Secondo il Guardian, il progetto di Macron prevede che l’embargo imposto all’Iran venga parzialmente eliminato in cambio della promessa di rispettare i limiti imposti dall’accordo sul nucleare firmato nel 2015. Nulla però è stato stabilito e deciso. Durante la conferenza finale, Macron ha detto che spera in un possibile incontro tra Stati Uniti e Iran e in un conseguente accordo, ma che questo potrà essere reso possibile solo se l’Iran rispetterà gli accordi sul nucleare.

La questione russa

Esclusa dopo l’annessione della Crimea nel 2014, la Russia non era presente al summit di Biarritz. Il presidente Donald Trump ha però dichiarato che è possibile che sia invitata al vertice del 2020 che si terrà proprio negli Stati Uniti, probabilmente a Miami. I leader del G7 hanno però specificato che sia troppo presto per pensare a un possibile rientro della Russia. Per il presidente americano, la presenza della Russia è fondamentale per la discussione di alcuni temi come: la questione della Corea del Nord e della Siria. Tra i leader, solo l’ancora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e lo stesso Macron si sono detto aperti a una possibile ammissione. Il premier giapponese Shinzo Abe sarebbe rimasto neutrale mentre Angela Merkel, Boris Johnsonn e Justin Trudeau sarebberi contrari.

Web tax

«Penso che abbiamo trovato un ottimo accordo sulla web tax per correggere situazioni ingiuste e di concorrenza sleale», ha spiegato Macron durante la conferenza stampa a conclusione del summit. La tassa ai colossi di Internet era tra i temi del summit di Biarritz. Il presidente francese, dopo aver ottenuto recentemente l’approvazione del Senato francese sulla web tax francese, si batte per estenderla a livello mondiale. I colossi digitali infatti, grazie a sedi legali in veri e propri paradisi fiscali europei, pagano tasse molto basse, a prescindere da dove vengono generate le entrate. Sul tema però gli Usa non sono mai stati d’accordo e l’amministrazione Trump in passato ha minacciato ritorsioni, come dazi su vino e auto d’Oltralpe. Ora invece sembrerebbe essere stato raggiunto un accordo.

Il ruolo dell’Italia

Il premier dimissionario Giuseppe Conte ha rimarcato la determinazione del governo italiano a chiedere risultati effettivi dalle indagini sul caso di Giulio Regeni. Lo ha fatto durante un colloquio con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Durante il vertice, il premier Conte ha incontrato anche il leader della Libia. Durante la riunione Conte ha ribadito l’esigenza di un impegno comune per garantire la cessazione del conflitto e la stabilizzazione del Paese attraverso un chiaro percorso politico, sostenendo l’operato delle Nazioni Unite. Nel corso dell’incontro, hanno riferito le fonti, sono stati poi affrontati temi della collaborazione bilaterale soprattutto nel comparto industriale.

Le proteste

Intanto, mentre i leader mondiali si incontravano per risolvere, o ameno provare a farlo, i problemi del mondo; alcuni cittadini hanno manifestato fuori dalla sede di Biarritz. Durante le proteste, alcuni manifestanti hanno lanciato sassi alle forze dell’ordine che hanno risposto con l’uso di idranti. I cittadini hanno sfilato in difesa del clima e per la giustizia sociale. I manifestanti hanno esposto cartelli raffiguranti Macron staccati dai municipi di alcune cittadine e hanno marciato al grido di: «se Macron stacca, noi stacchiamo Macron».

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