Elon Musk, l’uomo
con la testa
tra le nuvole

Sei volte il giro del mondo. Tanto ha viaggiato nel 2018 Elon Musk, fondatore di Tesla, SpaceX e Solar City, con il suo jet privato Gulfstream G650 ER. Con numero di volo N628TS, l’aereo risale al 2015, ma è stato consegnato a Musk nel 2016. Il valore? Si parla di 70 milioni di dollari per il modello base, ma c’è chi giura che il miliardario non abbia rinunciato ad accessori di lusso. La sigla ER del nome del jet sta per “Extended Range”, il non- plus-ultra della tecnologia dei cieli: può volare per oltre 13mila km senza rifornimento di carburante. Al mondo ne sono stati prodotti poche centinaia di esemplari.

Un gioiellino del cielo, che nel 2018 ha percorso oltre 150mila miglia (240mila chilometri), per un totale di 250 voli. La maggior parte dei quali è compresa tra la baia di San Francisco, alcuni quartieri di Los Angeles e una remota fattoria del Nevada, zone in cui ci sono le basi delle aziende più visitate dall’imprenditore. Spesso il numero uno di Tesla ha addirittura scelto di ricorrere alla comodità del suo jet per spostarsi da una parte all’altra di Los Angeles, alleviando così il suo “disagio” da pendolare.

Uno screen dall’infografica realizzata dal Washington Post sulle tratte del jet di Elon Musk

Un miliardario, il suo jet privato e fondi illimitati. Niente di strano, se non fosse che la maggior parte dei viaggi di Musk è pagata da Tesla. E l’azienda non se la passa per niente bene sui mercati. Solo nel 2018 ha lasciato a casa il 7% dei dipendenti dello staff, e il suo titolo in borsa non ha fatto altro che scendere verso il basso, complice anche gli azzardi comunicativi di Musk. Dal fumare erba in diretta durante una trasmissione telefonica, al twittare all’impazzata notizie “calde” sul futuro dell’azienda: tutti elementi che hanno contribuito all’instabilità del titolo sui mercati finanziari. È questo che il Washington Post, che per primo ha portato alla luce lo scoop sui voli del patron di SpaceX, rimprovera a Musk: un’azienda in crescente difficoltà, debiti sempre più gravosi e la bizzarra abitudine di spostarsi con un jet privato, in barba ai dipendenti licenziati e alla tanto conclamata “rettitudine ambientale” dello stesso Elon.

Non è insolito che una compagnia paghi i viaggi di lavoro al rappresentante dell’azienda: basti pensare a Apple e ai 93mila dollari spesi per Tim Cook. Quello che stranisce è la cifra spropositata che Tesla ha dovuto versare per Musk: 700mila dollari solo nel 2018. E il fatto che i viaggi di Musk non sono stati solamente per lavoro. Il jet G650 ER è stato in servizio per le vacanze di Pasqua di Musk e famiglia, per accompagnarlo al matrimonio del fratello in Spagna, per permettergli di assistere a una gara di videogiochi a Oakland, o ancora di volare sul set della serie Hbo Game of Thrones insieme ai figli, gustandosi poi un panino in una caratteristica birreria di Belfast. Viaggetto avvenuto a sole tre settimane di distanza dall’annuncio del licenziamento di 3500 dipendenti di Tesla.

L’articolo del WP ha scatenato una serie di polemiche che si sono riversate sul diretto interessato. Accusato di essere insensibile nei confronti dei lavoratori e incoerente rispetto ai valori da lui decantati: rispettare l’ambiente e limitare, ove possibile, l’inquinamento. Concetti che stridono con l’uso di un jet privato per spostarsi dall’azienda a casa, rimanendo in volo per una manciata di minuti. Come avrà reagito, a distanza di qualche mese, il numero uno di Tesla a questa nuova ondata di critiche? Analizzando i suoi ultimi spostamenti, si evince come l’abitudine a scomodare il pilota del jet per i viaggi più brevi non sia mutata: il 2 giugno 2019 Musk ha attraversato Los Angeles, rimanendo in volo per soli 11 minuti.

Alice Scaglioni

Frequento il Master di Giornalismo IULM. Mi occupo principalmente di tecnologia, esteri ed economia. Scrivo anche per PrimaOnline, traducendo articoli da testate estere e partecipando a conferenze ed eventi. Ho seguito per il Corriere della Sera un incontro con Salvatore Rossi e una tavola rotonda tra ODG, Facebook e Google, scrivendone sul cartaceo.

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