Brexit, il Parlamento britannico rischia di votare tre volte in tre giorni

Il primo ministro britannico Theresa May e l’Unione Europea continuano a trattare per portare la Brexit a conclusione. In questi giorni la May ha ottenuto l’inserimento di modifiche “legalmente vincolanti” sul contestato backstop, il confine irlandese, in allegato al già esistente accordo sull’uscita dall’Unione Europea.

Le modifiche, che potrebbero garantire il via libera della maggioranza alla ratifica del negoziato, sembrano rafforzare e migliorare l’accordo di divorzio tra Londra e Bruxelles. Ma la decisione passa ora nelle mani del Parlamento britannico, che voterà sull’accordo proprio stasera. Ma il voto di oggi, 12 marzo, potrebbe essere solo il primo di una lunga serie.

Innanzitutto si voterà per valutare il nuovo accordo che Theresa May ha faticosamente raggiunto con l’Unione Europea, dopo la bocciatura di quello di gennaio. In caso di nuova disapprovazione però si passerà a nuova votazione il giorno dopo, 13 marzo. Allora si voterà per decidere se il Regno Unito uscirà dall’Ue senza accordo o se invece è necessario pensarne uno nuovo ancora. In caso poi di preferenza a quest’ultima opzione, il 14 marzo ci sarà da esprimersi a favore, o contro, la proroga dell’uscita del Regno Unito dall’Ue oltre la scadenza attuale già fissata per il 29 marzo 2019. Il famoso no deal, l’uscita incondizionata che da molti è considerato come scenario catastrofico.

Il nodo intorno alla Brexit però è sempre il solito: il backstop, la controversa clausola imposta dall’Europa affinché Belfast rimanga nell’unione doganale europea fino a quando non ci sarà una soluzione definitiva sul confine irlandese. Una trappola per i conservatori ribelli e i “brexiters”, perché Londra potrebbe rimanere comunque “ancorata per sempre” all’Unione Europea.

Inoltre, la frontiera fra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda diventerebbe la linea di demarcazione terrestre fra l’Unione Europa e il Regno Unito: dunque dovrebbe essere presidiata e controllata. Ma la permeabilità di quel confine è uno dei pilastri degli accordi di pace che 21 anni fa posero fine al confitto nordirlandese.

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