Conti pubblici, il rapporto debito/pil sale al 131,8%. Nuova stretta dell’Ue?

L’Istat ha rivisto al rialzo le stime sul rapporto debito/pil italiano del 2017. Il coefficiente, che un mese fa si prevedeva al 131,5%, è infatti ora salito al 131,8%. Una piccola variazione in termini assoluti, ma che andrà inevitabilmente a incidere sullo spazio di manovra a disposizione del prossimo governo. Anche perché l’ultima nota di aggiornamento al Def era stata calibrata attorno a un valore atteso del 131,6%.
A determinare l’aumento di cui sopra, in primis gli effetti indiretti del salvataggio delle banche venete, che secondo l’Eurostat ha avuto un impatto complessivo sul debito pubblico di 11,2 miliardi. Ciononostante, il rapporto finale risulta comunque inferiore al 2016, quando si era attestato al 132,0%.

Ad oggi, dunque, si fa sempre più probabile un’ulteriore stretta dell’Ue sui conti italiani. Il che potrebbe tradursi nell’imposizione di una manovra correttiva ancora più pesante rispetto a quella ipotizzata lo scorso novembre, quando si stimava un rapporto deficit/pil del 2,1% (che oggi è però schizzato al 2,3%).

Altri dati dal rapporto Istat: tra gennaio e febbraio la disoccupazione complessiva è calata dall’11,1% al 10,9%. È invece aumentata quella relativa ai 15-24enni, passata dal 32,5% al 32,8%. E se da un lato viene registrato «un significativo incremento congiunturale dei dipendenti a tempo indeterminato» (+54 mila), dall’altro il numero dei lavoratori a tempo determinato ha raggiunto la cifra record di 2.918.000 unità.

«Purtroppo questi dati non alterano su base annua le gravi criticità che caratterizzano il mercato del lavoro italiano», ha commentato la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti. È ancora troppo poca l’occupazione, e quella che c’è spesso è debole, precaria, povera».
Soddisfatto invece Andrea Marcucci, nuovo capogruppo del Pd al Senato: «Sei nuovi posti di lavoro su dieci sono con contratti a tempo indeterminato – ha scritto su Facebook. La disoccupazione, compresa quella giovanile, è scesa notevolmente rispetto a come l’aveva trovata Matteo Renzi quando si insediò a Palazzo Chigi. Ci auguriamo che chi verrà dopo di noi faccia meglio con fatti concreti e non con le bugie raccontate in campagna elettorale». (av)

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