Sanremo, numeri in calo. Gli studenti lo vogliono più connesso

Sanremo è un calderone contenente musica, moda e varietà. Si lavora tutto l’anno per organizzare un’edizione della kermesse più importante d’Italia e, ovviamente, una buona ricetta non la si ottiene senza pagare. La questione dei costi non ha mai lasciato indifferente il pubblico, che quasi sempre discute animatamente sui compensi dei presentatori. Quest’anno, nonostante i tagli imposti dalla Rai, Claudio Baglioni ha ricevuto un compenso di 700.000 Euro. Claudio Bisio e Virginia Raffaele, invece, hanno ricevuto 450.000 e 350.000 Euro. Da capogiro anche i cachet degli ospiti di quest’edizione, sicuramente molto attesi, ma anche molto costosi. Ognuno dei personaggi invitati ha ricevuto infatti almeno 40.000 Euro.

Virginia Raffaele, Claudio Baglioni e Claudio Bisio conducono il Festival di Sanremo 2019

E se tutto quello che arriva sul palco di Sanremo si basa su cifre importanti, anche il lavoro del cast e della produzione viene premiato con un compenso oneroso. Durante la conferenza stampa di presentazione della 69° edizione, la direttrice di Rai1 Teresa De Santis, ha annunciato che il costo di tutta la kermesse è pari a 17 milioni di Euro. Cinque milioni destinati al Comune per pagare la convenzione e i restati 12 impiegati per il lavoro dietro le quinte. Il canale ammiraglio della rete ha inoltre incassato circa 26 miliardi di Euro dal televoto da casa, dalla pubblicità e dal costo dei biglietti per l’entrata in teatro. Gli abbonamenti per tutta la settimana di festival è costato 1.290 Euro al pubblico della platea e 672,00 Euro a coloro che hanno scelto di accomodarsi in galleria.

Tanto lavoro (e tanti investimenti) per riuscire a portare a casa buoni risultati di share. Anche quest’anno, Claudio Baglioni è riuscito a tenere incollati allo schermo per la finale almeno 10 milioni di telespettatore con il 56,5% di share. Ottimo risultato per la serata conclusiva del festival, ma il trend è stato comunque in calo rispetto ai risultati del 2018 che ha invece portato orgogliosamente a casa il 58% di share. La finale ha comunque registrato dieci punti percentuali in più rispetto alla quarta serata dedicata ai duetti che ha ottenuto 9 milioni di spettatori. Nel 2018, il quarto appuntamento con il festival aveva registato il 51%, con 10 milioni di persone incollate allo schermo. La terza serata, per tradizione quella che conferma il trend degli ascolti, ha registrato 9 milioni di spettatori con uno share del 46%. La puntata ha raggiunto numeri molto simili a quelli del giorno prima, quando si erano collegate 9,1 milioni di persone. Tuttavia, Baglioni non è riuscito a battere il record della terza serata del 2018, con uno share del 51,6%, il più alto ottenuto negli ultimi 20 anni. Uno dei trend più bassi dell’edizione lo ha registrato proprio la prima diretta, con il 49,5% di share. Netto il calo rispetto all’edizione del 2018 che aveva visto 3 milioni di persone in più sintonizzate per l’esordio del festival. E’ cresciuto invece il numero di utenti che ha seguito Sanremo su internet. RaiPlay ha infatti registrato una media di 560mila views a serata, con un aumento del 24% rispetto all’anno scorso.

COSA VUOLE IL PUBBLICO? INTERVISTE DALLA IULM
L’università Iulm di Milano

Un’altra edizione di Sanremo è giunta al termine e mamma Rai è già all’opera per pensare alla grande festa per i 70 anni del festival. Insomma, morto un Sanremo si fa presto a pensare al prossimo, con la speranza che i brani in gara riescano a resistere in un mercato musicale che inizia a snobbare i cantanti televisivi per strizzare l’occhio all’indie o alla trap. Se c’è una cosa che ha messo d’accordo tutti gli studenti della Iulm intervistati su questa 69sima edizione, è la maggiore varietà nella scelta delle canzoni: Baglioni ha accolto a braccia aperte artisti come Motta, uno dei più apprezzati nel panorama indie, Briga, ex rapper della scuderia di Amici di Maria De Filippi ora dedito al cantautorato, e Achille Lauro, trapper da milioni di views con un passato difficile, la cui Rolls Royce è stata oggetto di molti borbottii di scontento da parte del pubblico italiano.

Gli studenti che più hanno guardato il festival sono quelli nati e cresciuti a Milano e in provincia, mentre coloro che vivono lontani da casa si sono limitati a seguire la kermesse tramite social. A.T., studente 19enne di Milano, ha ammesso senza vergogna davanti ad un sorridente gruppo di amici di guardare da sempre Sanremo con la famiglia. «A casa mia è una tradizione. – dice ad un certo punto, quasi per giustificarsi con i colleghi – A me non piace molto, ma alcune delle scorse edizioni sono state divertenti. Quella del 2017 è stata una delle più belle, ricordiamo tutti la vittoria di Gabbani e la sua canzone ci ha tormentato per mesi, anche durante le vacanze estive. Anche i social ne parlarono tanto». A proposito di social, quello che i giovani amano di più del festival sono i meme. «Sanremo è un evento importantissimo in Italia – continua A.T – ed è naturale che il web sia pieno di meme. Io li guardo tantissimo e apprezzo molto le iniziative dei The Jackal durante la settimana della kermesse. E’ davvero triste che quest’anno non abbiano cercato di influire sulle dinamiche della conduzione. Lo show è molto più lento senza di loro. Ormai Sanremo è The Jackal».

Per molti degli intervistati, la scaletta di Baglioni è stata lenta, a tratti noiosa. Il festival ha cambiato piattaforma: è internet ormai a dettarne i ritmi e proprio il web è stato la chiave del successo delle scorse edizioni. Per i giovani si dovrebbe intraprendere la strada di un Sanremo che trascenda la semplice messa in onda televisiva per continuare per tutta la settimana anche tramite meme e video esilaranti come quelli dei videomaker napoletani The Jackal. Qualcuno sogna addirittura di vederli conduttori sul palco della prossima edizione. Solo una è la condizione: non abbandonare gli ormai consueti video sulla settimana della kermesse e non piegarsi ad un copione troppo classico. S.B ha 24 anni ed è nata a Messina. Da quando si è trasferita a Milano, non ha più acceso la tv per vedere il festival. «La mia famiglia lo guarda. – ha detto – Io e le mie coinquiline invece preferiamo guardare Netflix la sera. Nonostante tutto, non seguire il festival è impossibile: internet è pieno di video, commenti e meme. Penso sia questo il nuovo modo di partecipare all’evento più importante dell’anno. La musica è passata in secondo piano già quando la kermesse è arrivata in tv: ormai è solo spettacolo». Sulle scelte musicali del festival, il giudizio di S.B. è durissimo: «Le canzoni non sono in grado di sopravvivere in radio e per i giovani sarebbe meglio passare dai talent. L’unico che in questi anni è stato in grado di sostenere il mercato è Ultimo».

Scopriamo che è proprio il giovane cantautore romano il più apprezzato di quest’edizione, contrariamente alle aspettative che avrebbero suggerito un trionfo degli artisti usciti dai talent. Dopo aver conosciuto diversi anni di boom, la fiducia nei programmi televisivi incentrati sulla scoperta di nuovi talenti è molto bassa. Qualcuno però giura di voler guardare il festival soltanto se fosse confermata una nuova conduzione di Maria De Filippi, definita con una risata da T.C, studente di 26 anni, “la regina del trash”. «Siamo a Sanremo, sarebbe giusto trasmettere qualche contenuto divertente. Durante quella settimana, gli altri canali non trasmettono nulla di alternativo e il pubblico è naturalmente dirottato sulla Rai. Se le persone spengono la tv a metà puntata perché si stanno annoiando, è già un insuccesso. La De Filippi è un genio della televisione e la sua conduzione è stata una delle più apprezzate. Se tornasse sulla Rai, sarei il suo primo telespettatore».

Ormai è chiaro: per i giovani la musica di Sanremo è poco credibile. Quello che cercano è lo spettacolo e tutti hanno in mente in maniera più o meno chiara cosa vorrebbero vedere. Ad alcuni piacerebbe che fosse affidato a volti amati della tv, altri invece vorrebbero personaggi da internet disposti a dare vita ad una nuova idea di festival che non è ufficiale ma solo ufficiosa. Tutto quello che accade nella settimana di kermesse è già registrato da internet, eppure sul palco, eccezion fatta per alcune coraggiose edizioni, tutti sembrano voler ignorare che esiste un mondo social che chiacchiera tramite hashtag. Per B.B, 21 anni, le canzoni in gara sono soltanto una virgola di un vasto discorso: «Hanno l’esigenza di rispondere a grandi temi e risultano finte. Non mi sono mai piaciute» ha detto. Sull’appeal dello show, invece, ha molta più voglia di chiacchierare ed è il primo a fare i complimenti agli ospiti più anziani. «Sono quelli che ci hanno fatto ridere di più. Basta pensare all’intervento di Ornella Vanoni o all’esclamazione di Patty Pravo quando il suo microfono aveva smesso di funzionare durante la serata d’apertura. Il problema è che quello slancio di humor non è stato volontario. Quello che invece doveva far ridere, ha lasciato tutti un po’ perplessi perché di fatto è risultato essere quasi imbarazzante». Chiediamo di farci spiegare meglio cosa voglia dire “imbarazzante” e lui non esita un attimo: i monologhi comici di Claudio Bisio, se di successo, sono riusciti a strappare al massimo un sorriso; Virginia Raffaele risulta ormai ripetitiva e le sue imitazioni vengono subito etichettate come “scontate”; Claudio Baglioni è teso come una corda di violino e non riesce a dissimulare la sua ansia neppure quando sorride. «Lo show è stato debole, non si discute. – dice con un’alzata di spalle – E poi la dab in televisione nel 2019? Ma dai». Ma dai.

 

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