Sanremo, da Modugno ai Placebo. Gli aneddoti più curiosi del Festival

Durante i giorni del Festival di Sanremo non si parla d’altro. A meno di eventi eccezionali, giornali, siti web, persone sui social e per strada si confrontano sui cantanti che si stanno sfidando per portare a casa un riconoscimento che odora di storia. Perché Sanremo non è solamente una competizione canora tra voci che lottano per prevalere l’una sull’altra, ma da decenni è l’espressione dell’Italia. Tutto ciò che, nel bene e nel male, è successo di inconsueto sul palco del Festival è entrato di diritto nell’immaginario del popolo italiano. Una tradizione che dura ininterrottamente da sessantanove anni e che non ha nessuna intenzione di essere abbandonata. E che, inevitabilmente, in quasi sette decenni ha regalato momenti memorabili legati a personaggi, eventi, canzoni e non solo.

1951 – LA PRIMA EDIZIONE
Nilla Pizzi, vincitrice delle prime due edizioni del Festival

La prima edizione del Festival della canzone italiana fu organizzata tra il 29 e il 31 gennaio 1951, non al teatro Ariston (dove ci si è definitivamente trasferiti dal 1977, anno anche della prima trasmissione a colori della gara), bensì al salone delle feste del casinò di Sanremo. Il primo conduttore fu Nunzio Filogamo, mentre le canzoni in gara risultarono 20. La particolarità? Gli artisti che si giocavano il premio finale erano solo tre: Achille Togliani, Duo Fasano e Nilla Pizzi, la quale alla fine avrebbe trionfato.

Il Festival non ottenne subito quella considerazione di cui invece gode da decenni, tant’è che i giornali dedicarono solo poche righe all’andamento della manifestazione. Anche l’organizzazione e lo svolgimento della gara non possedevano quel carattere istituzionale presente oggi: i cantanti si esibivano sul palco, mentre il pubblico era seduto ai tavolini tra i quali giravano i camerieri impegnati a raccogliere le ordinazioni e a portare le consumazioni. Le votazioni si svolgevano in sala, dove le hostess passavano in ogni postazione con delle urne nelle quali gli ospiti infilavano le loro preferenze.

1957 – LE PRIME POLEMICHE
Claudio Villa, recordman di vittorie al Festival (4)

Nel 1957 il Festival di Sanremo godeva già della popolarità e della credibilità che l’avrebbero accompagnato per decenni. Dal 1955 veniva diffuso via radio e la finale veniva trasmessa in televisione. Protagonisti di questa edizione furono due. Il vincitore Claudio Villa (in coppia con Nunzio Gallo), oltre a ricevere il riconoscimento, subì anche aspre critiche per via dell’accusa di voler sempre interpretare le canzoni più belle della competizione, tanto da provocare anche un’interrogazione parlamentare. Quest’edizione si segnalò anche per il cambio in corsa nella conduzione: per affiancare Nunzio Filogamo erano state scelte Fiorella Mari e Marisa Allasio, la quale però fu sostituita nell’ultima serata da Nicoletta Orsomando a causa delle ripetute gaffe in quelle precedenti.

1958 – IL PUNTO DI NON RITORNO
Domenico Modugno canta “Nel blu dipinto blu”

Nel Festival del 1958 si assistette alla storia della musica italiana. La settima edizione è infatti indissolubilmente legata al nome di Domenico Modugno, che con la sua esibizione di “Nel blu dipinto di blu” vinse la competizione, cambiando per sempre Sanremo e non solo. Il brano diventò subito un successo nazionale e internazionale, arrivando a vendere 22 milioni di copie in tutto il mondo e segnando un punto di rottura con la tradizione della canzone italiana. Ad emozionare non fu solamente l’interpretazione canora del pezzo, ma anche la gestualità e la mimica con la quale Modugno accompagnò le parole.

1961 – IL CASO BINDI E L’ADDIO DI MINA AL FESTIVAL
Mina nella sua ultima apparizione a Sanremo

Quella del 1961 fu sicuramente una delle edizioni più chiacchierate del Festival di Sanremo. A vincere fu Luciano Tajoli (in coppia con Betty Curtis), con “Al di là”. Attivo da prima della Seconda Guerra Mondiale – e per questo motivo soprannominato il “veterano” – prima del ’61 la Rai gli aveva sempre impedito l’apparizione sul piccolo schermo, in quanto considerato “non edificante” da mostrare in video per via della sua zoppia causata dalla poliomielite.

Il 1961 fu anche l’anno dell’ultima apparizione di Mina a Sanremo a causa della delusione dovuta alla défaillance capitatagli sul palco, quando le si spezzò la voce e se ne andò dal palco piangendo prima che finisse la canzone, fatto che le costò la vittoria.

Soprattutto, l’undicesima edizione fu quella del caso “Umberto Bindi”: durante la sua esibizione, il cantante sfoggiò un vistoso anello al dito mignolo, che avrebbe segnato per sempre la sua carriera. La stampa iniziò a parlare di lui non per la canzone che aveva presentato, bensì per il significato di quell’anello, ricevendo pesanti discriminazioni nei confronti della sua omosessualità che avrebbero fatto incontrare all’artista difficoltà sempre maggiori nell’ambiente musicale.

1967 – LA MORTE DI TENCO
Luigi Tenco durante l’ultima esibizione prima della morte

Nel 1967 il Festival si segnalò per quello che successe intorno alla competizione. Ad aggiudicarsi il primo posto furono Claudio Villa e Iva Zanicchi con “Non pensare a me”, ma l’evento che segnò quei giorni fu il suicidio di Luigi Tenco. Il tormentato cantante non prese bene l’eliminazione dalla gara della sua “Ciao amore ciao” e, preso dallo sconforto, si sparò nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, lasciando una lettera apertamente polemica contro la deriva commerciale che, secondo Tenco, stava prendendo il pubblico italiano e, con esso, la tradizione sanremese: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi».

1976 – NIENTE PIU’ ORCHESTRA
Antonio Buonomo, autore di “La Femminista”

Quella del 1976 risultò una delle edizioni più ricche di aneddoti della storia del Festival. Fu l’ultima tenutasi nel casinò di Sanremo e l’ultima ad essere trasmessa in bianco e nero. Tuttavia, la Rai registrava la trasmissione a colori, per le televisioni del circuito “Eurovisione”, già dal 1973, sebbene tutti fossero convinti che si fosse partiti dal 1975. Questo perché, solo nel 2016, la televisione della Repubblica Ceca restituì all’Italia una copia a colori del Festival datata 1973 che venne diffusa nell’allora Cecoslovacchia.

Direttore artistico del Festival fu Vittorio Salvetti, il quale decise di togliere l’orchestra e le interpretazioni dal vivo. La Rai trasmise in tv solo la serata conclusiva, la quale però sforò i tempi stabiliti finendo nella fascia del Tg della notte. La linea fu interrotta per la messa in onda del Telegiornale, nel quale fu annunciata la canzone vincitrice, “Non lo faccio più” di Peppino di Capri.

L’ultimo aneddoto singolare della ventiseiesima edizione riguardò Antonio Buonomo e il suo brano “La femminista”. La canzone, che fu da lui stesso definita «una satira della lotta per l’emancipazione della donna», non piacque ad un gruppo di femministe, che dopo una telefonata anonima intimidatoria lo malmenarono davanti all’albergo nel quale alloggiava.

2001 – I PLACEBO DISTRUGGONO IL PALCO
Brian Molko (Placebo) durante l’esibizione al Festival 2001

Il Festival del 2001 fu all’insegna delle polemiche, a partire da quelle rivolte nei confronti dei co-conduttori. Al fianco di Raffaella Carrà, si succedettero nelle serate la supermodella Megan Gale, Piero Chiambretti, Enrico Papi e Massimo Ceccherini. Questi ultimi due, in particolare, ricevettero aspre critiche per i loro interventi, giudicati eccessivamente volgari e che video anche l’intervento della “first Lady” Franca Ciampi.

Molti dubbi furono espressi anche nei confronti degli ospiti internazionali. Molto controversa fu la scelta di invitare Eminem – rapper all’apice della sua fama in quel momento, ma dallo stile molto crudo –, il quale tuttavia non destò scalpore durante la sua esibizione. Chi invece suscitò disdegno fu Brian Molko, cantante dei “Placebo”, che salì sul palco visibilmente ubriaco e su di giri, tanto che distrusse il palco al termine della performance del gruppo, facendo infuriare il pubblico e costringendo la Carrà a scusarsi pubblicamente.

 

Le sorprese, tuttavia, non finirono qui, perché l’ultimo fatto degno di cronaca della cinquantunesima edizione fu lo scontro tra Valerio Staffelli e i “Sottotono” – accusati di aver plagiato un’altra canzone (Bye Bye Bye degli ‘N Sync) con la loro “Mezze Verità” – che finì con l’aggressione dei membri del gruppo nei confronti dell’inviato di Striscia la Notizia.

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