Mafia, arrestato a Palermo Settimo Mineo, l’erede di Totò Riina

Maxi blitz nell’alba ad opera dei carabinieri di Palermo, che ha portato all’arresto di 46 tra boss e gregari.

Un duro colpo per la nuova Cupola di Cosa Nostra che non si riuniva dal 1993: il nome di spicco tra le teste cadute nell’ultima operazione dell’Antimafia è indiscutibilmente quello di Settimo Mineo, colui che avrebbe dovuto guidare la nuova era mafiosa.

Mineo, “l’erede di Totò Riina”, il più anziano tra i vertici dell’organizzazione siciliana, è un gioielliere di 80 anni con negozio in corso Tukory, in pieno centro cittadino. Un boss certamente non estraneo alla cronaca, che già nel 1984 era stato fermato dal pool di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed imputato nell’ambito del maxi processo a Cosa Nostra.

Condannato a 7 anni, poi ridotti a 5 e 4 mesi in appello, durante gli interrogatori Mineo aveva dichiarato a Falcone, «Non so di che parla, sono solo un commerciante di articoli da regalo e gioielli, cado dalle nuvole», sminuendo le accuse dei pentiti Leonardo Vitale, Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. Il boss di Pagliarelli era poi tornato in carcere nel 2006, scontando un’altra pena di 11 anni.

Forse proprio per tali trascorsi l’uomo, a capo dell’organizzazione criminale con base a Palermo, aveva il terrore di essere intercettato, tanto da evitare appositamente di utilizzare telefoni cellulari e da spostarsi prevalentemente a piedi. I suoi sforzi sono però stati vanificati dalla Dda, che ha coordinato il blitz, riuscendo a cogliere il boss in flagranza.

 

 

«Lo zio Settimo è devoto» dicevano di lui i mafiosi. Una vita dedicata a Cosa Nostra, nonostante nel 1982 rischiò di essere ucciso in un agguato nel quale rimase vittima il fratello Giuseppe, in una faida tra le famiglie dei Mineo e dei Motisi.

Settimo sopravvisse e iniziò la sua ascesa tra i ranghi dell’organizzazione, guadagnandosi la stima di Riina e dei suoi fedelissimi grazie all’equilibrio e alla diplomazia che seppe dimostrare negli anni. E divenne così il grande mediatore, il garante di tutte le famiglie, l’erede a tutti gli effetti del famigerato padrino di Corleone.

Un regno decennale, la cui fine forse, è stata siglata proprio dalle sirene di questa mattina a Palermo.

 

(i.c.)

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