Il 2018 e l’Anno che verrà

Nel lontano 1979 Lucio Dalla cantava l’“Anno che verrà”, che a distanza di quaranta anni si conferma un vero best-seller. Il testo conserva intatte quella forza poetica e immaginifica di un mondo che idealmente lascia spazio a uno nuovo a ogni fine e inizio anno. Il 2018 è stato ricco di fatti politici, sociali ed economici importanti. Alcuni ci accompagneranno anche nel 2019.

 

Italia

 

La tragedia del ponte 

 

La parte di ponte che è crollata all’altezza del fiume Polcevera. Si tratta del pilone numero nove

Il 14 agosto crolla una parte del ponte Morandi a Genova. Il bilancio definitivo è di 43 morti. A progettare il viadotto, inaugurato nel 1967, è stato l’ingegnere Riccardo Morandi che appena dodici anni dopo, nel 1979, segnalava la necessità di interventi di manutenzione per il rapido deterioramento della struttura, realizzata interamente in calcestruzzo armato precompresso. La Procura di Genova indaga sulle cause del crollo e sulle responsabilità di dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, la società concessionaria che gestisce il ponte e, del Ministero delle Infrastrutture. A gennaio inizierà la demolizione dell’intera struttura, mentre è stata già avviata quella degli edifici sotto la parte di ponte crollato. La ricostruzione, affidata a Fincantieri e Salini Impregilo, avverrà in base al progetto del noto architetto Renzo Piano e dovrebbe terminare entro Natale 2019.

 

Il 4 marzo, la vittoria dei «gialloverdi»

 

Luigi Di Maio e Matteo Salvini il giorno dell’insediamento

Eccoli, i leader dei due partiti al Governo, Luigi Di Maio vicepremier e Ministro per lo Sviluppo Economico e Matteo Salvini vicepremier e Ministro dell’Interno. Dopo tre lunghi mesi di consultazioni, Lega e Movimento Cinque Stelle stipulano un contratto di Governo per insediarsi ufficialmente il primo giugno. La loro vittoria segna per l’Italia la svolta populista e sovranista sulla scia di “venti” estremisti e identitari che conquistano il potere in altri Paesi europei.

 

Il ritorno del “terrore”

 

Il giovane italiano rimasto ferito nell’attentato ai mercatini di Natale a Strasburgo

A perdere la vita nella strage dell’11 dicembre ai mercatini di Natale a Strasburgo c’è anche l’italiano Antonio Megalizzi. Il ventinovenne era un giornalista volontario di Europhonica, una web radio dedicata all’Europa. «Inseguo le mie passioni: il giornalismo e l’Europa». I sogni di Megalizzi s’infrangono in una serata come tante altre. Un proiettile sparato a un paio di metri di distanza da Cherif Chekatt, l’attentatore di origini nordafricane ucciso in un quartiere di Strasburgo dalla polizia francese, ha colpito il giovane alla base del collo, arrivando a pochi millimetri dal midollo spinale. Inutile il ricovero. Megalizzi, che non ha mai ripreso conoscenza, è deceduto il 14 dicembre nell’ospedale Hautepierre di Strasburgo. Nell’attacco terroristico, rivendicato dal sedicente Stato Islamico (IS), hanno perso la vita altre tre persone.

 

Europa

 

I gilet gialli in Francia

 

Scontri tra i gilet gialli e la Polizia antisommossa in una delle manifestazioni di Parigi

Una parte della Francia è in rivolta contro il Presidente Emmanuel Macron e la sua decisione di aumentare di 7,6 centesimi a litro il diesel. Nel 2019 scatterà un ulteriore aumento di 6,5 centesimi. A dire no è il movimento dei gilet gialli, indossati dai manifestanti durante le proteste in piazza a Parigi, come è accaduto il 27 novembre tra cassonetti e auto incendiate, vetrine spaccate e scontri con la Polizia antisommossa, o nei vari sit-in improvvisati. Le politiche ambientaliste di Macron non piacciono alla classe media che guadagna meno di chi può permettersi di vivere nelle metropoli fornite dei servizi pubblici. Al The Economist Sandra racconta di essere costretta ogni giorno a usare la macchina per andare a lavoro. «Alla fine del mese, semplicemente non posso permettermi di riempire il serbatoio…E’ un attacco alle classi medie che lavorano», dice. Dopo un lungo silenzio, il Presidente decide di aprire un dialogo con i gilet gialli, il cui numero di adesioni diminuisce a ogni manifestazione. Il 66% dei francesi dichiara di sostenere le loro richieste, nonostante i facinorosi che cercano lo scontro con la Polizia e commettono atti di violenza. Così Macron annuncia l’aumento del salario minimo di 100 euro al mese a partire dal 2019, mentre promette di rivedere la tassa sul diesel, se il costo del petrolio a livello mondiale dovesse continuare la sua corsa al rialzo.

 

Josefa, salvata dalle onde del Mediterraneo

 

Con gli occhi sbarrati e in stato di shock Josefa a bordo della nave Astral della Proactiva Open Arms

Si tratta della donna, originaria del Camerun, soccorsa dalla nave Astral dell’Ong spagnola Proactiva Open Arms. Unica superstite di un sospetto naufragio avvenuto la notte tra il 16 e il 17 luglio scorso nella zona sar (save&rescue) libica. Josefa è stata ritrovata in mare attaccata a una tavola di legno. A pochi metri galleggiavano senza vita i corpi di un bambino e di una donna, oltre ai resti del gommone a bordo del quale viaggiavano. Visibilmente in stato di shock e in ipotermia, la donna racconta di essere stata picchiata dai libici, che ora gestiscono i soccorsi in mare. «Pas de Libye, pas de Libye», sono le prime parole pronunciate da Josefa ai soccorritori della nave Astral. La donna racconta di essere scappata dal proprio Paese perché il marito la picchiava. In Italia intanto i porti restano chiusi alle Ong, mentre continua l’inchiesta della Procura di Catania sulla presunta collusione tra queste e i trafficanti di essere umani sui flussi migratori nel Mediterraneo.  Il 21 luglio Oscar Camps, fondatore della Ong spagnola, presenta una denuncia per omissione di soccorso e omicidio colposo contro il comandante del cargo panamense transitato a pochissime miglia dal gommone e un’altra contro la guardia costiera libica sempre per omissione di soccorso e omicidio volontario.

 

Mondo

 

La carovana dei migranti diretta negli Stati Uniti

 

I migranti non si fermano davanti a nulla pur di raggiungere gli Stati Uniti

Sono in migliaia, donne, uomini e bambini provenienti dall’Honduras, El Salvador e Guatemala. Formano una carovana diretta verso gli Stati Uniti. Partiti il 13 ottobre, il 21 ottobre arrivano in territorio messicano, sfondando le barriere poste al confine. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump minaccia immediatamente i rispettivi Paesi di tagliare gli aiuti: la priorità è fermare la carovana. Nessun posto di blocco riesce però a fermare le migliaia di persone che camminano senza sosta da tre settimane. Il pericolo che arrivino e sfondino anche le barriere tra Messico e Stati Uniti spinge Trump a cavalcare l’onda della paura, rilanciando sui social network moniti, avvertimenti, promesse in vista del voto del midterm del 6 novembre.

 

Un amore inaspettato

 

Di spalle a sinistra il “generale” nordcoreano, a destra invece il presidente americano

Nucleare sì, nucleare no. Disarmo o non disarmo, guerra o pace? Si abbracciano, si baciano, si scambiano persino delle lettere. «Mi sono innamorato», la provocazione lanciata sui social network da Donald Trump. A destra il Presidente americano, a sinistra il “generale” nordcoreano Kim Jong-un. Il 12 giugno si è aperto il primo vero negoziato tra la potenza mondiale e la Corea del Nord, considerata ancora formalmente una roccaforte comunista. La trattativa per la denuclearizzazione e il disarmo della Corea del Nord spinge anche il presidente sudcoreano Moon Jae-in ad aprire al dialogo per allentare tensioni lunghe settanta anni. E’ possibile una riunificazione delle due Coree? Una prospettiva che in molti temono, forse persino l’”eroico” Trump, con in testa Cina e Giappone.

 

 

Brasile, l’estrema destra di Bolsonaro

 

Manifestanti sventolano la bandiera del Brasile, mentre festeggiano la vittoria di Bolsonaro

Tra gli stessi brasiliani c’è chi sostiene che con la vittoria di Jair Bolsonaro, ex ufficiale dell’esercito, la democrazia abbia perso. Uscito vittorioso al secondo turno delle elezioni di ottobre, è lui l’uomo forte scelto dal Paese. Non conta che sia un ammiratore della dittatura militare che ha governato il Brasile fino al 1985, Bolsonaro è stato capace di catalizzare e utilizzare a proprio vantaggio il malcontento del popolo contro il Partito dei Lavoratori di Lula, in carcere per corruzione. L’ex ufficiale accontenta i latifondisti e soddisfa chi continua a provare vergogna per il precedente Governo che, consumato dalla corruzione, è considerato il responsabile della grave recessione economica in cui è finito il Paese.

 

Nel XXI secolo la lotta per la legalizzazione dell’aborto

 

Una ragazza piange: il Parlamento ha votato contro la legge sull’interruzione di gravidanza

Una ragazza piange sotto il Parlamento argentino. Non è passata la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (9 agosto). L’aborto resta legale solo nei casi di stupro e di pericolo di vita. Se in Argentina i movimenti femministi sono stati sconfitti, festeggiano invece in Irlanda. Il 14 dicembre il Parlamento ha legalizzato l’aborto, dopo la vittoria del sì al referendum di maggio sull’abolizione del divieto costituzionale.

 

Conflitti inguaribili

Due guerre diverse in due Stati distanti. La stessa sorte però spetta ai civili.
Un uomo ferito in un bombardamento aspetta di essere curato in un ospedale da campo vicino Damasco

In Siria si combatte dal 2011. L’anno delle Primavere arabe in Tunisia, Algeria, Egitto. Le proteste arrivano fino in Siria, dove il popolo si ribella al dittatore Bashar Al Assad. S’infiltrano i terroristi islamici dell’Isis, intervengono i Paesi della coalizione, oltre alla Russia e alla Turchia. Il conflitto diventa un pantano su più fronti. Pochi giorni fa l’ordine di Donald Trump sul ritiro delle truppe dal Paese. Oltre duemila i soldati Usa che torneranno a casa, mentre a Damasco non si scorge ancora l’orizzonte della pace.

 

Una mamma tiene in braccio il proprio bambino gravemente malnutrito

Quello in Yemen è uno dei conflitti dimenticati. Iniziata nel 2015, la guerra tra la fazione dell’ex presidente yemenita Abdel Rabbo Mansour Hadi, appoggiato dall’Arabia Saudita, e i ribelli houthi, sostenuti dall’Iran, continua senza sosta. L’80% della popolazione vive nel nord dello Yemen dove è in corso una delle peggiori carestie, la terza al mondo secondo l’Onu, assieme a quelle in Sud Sudan e in Somalia. La guerra è finita sotto la luce dei riflettori, dopo l’atroce assassinio di Jamal Khashoggi, il giornalista dissidente saudita, espatriato negli Stati Uniti, che si crede sia stato ucciso per ordine del Principe ereditario Mohammed bin Salman. A causa delle bombe e della grave crisi economica, indotta dall’Arabia saudita, migliaia di persone muoiono di fame.

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