Cavie umane, “gasati” 25 giovani Ma gli scienziati minimizzano

«All’epoca dei test avevano tra i 18 ed i 33 anni, godevano di buona salute, ed erano per la maggior parte studenti. Ora stanno tutti bene, non ci sono state notifiche di nessun tipo di problema, né durante, né dopo la fine degli studi». Tutto fumo e niente arrosto, dunque, secondo il dottor  Thomas Kraus, capo del team responsabile della sperimentazione al centro delle polemiche. 25 persone usate come cavie per esperimenti sulle emissioni di biossido di azoto (NO2), un gas considerato tra i più tossici per l’organismo. Una società, l’Eutg, che ha finanziato la ricerca, e si trova nella bufera per questa scelta considerata “poco etica”. Tre delle più grandi case automobilistiche al mondo, Volkswagen, Daimler e BMW, finite in un nuovo scandalo perché fondatori proprio della Eutg. Un team di ricercatori dell’università di Aquisgrana che cerca di difendere la validità e l’utilità dei propri studi.

Questo è lo scenario che fa da sfondo alla vicenda che nei giorni scorsi ha scosso profondamente l’opinione pubblica, riportando il tema degli studi e della ricerca scientifica al centro dei dibattiti.  Molti i dubbi, le perplessità e le condanne: da Angela Merkel, cancelliera tedesca, a Barbara Hendricks, ministro per l’ambiente del governo tedesco, fino al ministro della giustizia, Heiko Maas, che ha commentato come «atroce» la notizia dell’uso di persone per finalità di ricerca. Tante le voci che si sono alzate per spezzare una lancia in favore dello studio: in primis Helmut Greim, presidente del comitato scientifico dell’Eutg, che ha difeso a spada tratta i test finanziati dalla società, sostenendone la rilevanza e l’importanza per la libertà di azione della ricerca scientifica; nel coro anche il dottor Kraus.

E proprio Kraus, con la volontà di chiarire e spiegare i fini reali dei test condotti sugli esseri umani, ha tenuto la mattina del 2 febbraio una conferenza stampa rivolta ai giornalisti e ai media in generale, «nello spirito di libertà di ricerca scientifica ed insegnamento», come si legge nell’invito all’evento. Un’occasione per difendere i propri lavori, e per permettere ai giornalisti di togliersi diversi dubbi, avendo la possibilità di confrontarsi direttamente con il team di ricerca. Tra le domande più interessanti emerse durante la conferenza, sicuramente quelle relative ai soggetti che si sono prestati allo studio. 25 persone in buona salute, per la maggior parte studenti, 19 maschi e 6 femmine, di età compresa tra i 18 ed i 33 anni, e non fumatori da almeno 12 mesi. Questo è quanto si legge nella pubblicazione originale della ricerca. «Ogni soggetto – si legge nel documento – è stato esposto per 3 ore consecutive una volta a settimana, nello stesso giorno, a determinate concentrazioni di NO2, compatibili con i livelli che si possono trovare in determinati luoghi di lavoro, o nell’ambiente esterno» Infatti, come specificato dal dottor Kraus stesso, lo studio è stato finalizzato a capire quanto potesse essere dannoso per l’organismo umano questo gas, che è presente in più elevate concentrazioni in alcuni posti di lavori (come le fabbriche di case automobilistiche), o presente a livelli più bassi nell’ambiente esterno. «Durante l’esposizione, i soggetti potevano fare quello che volevano, leggere o studiare, o giocare a giochi di società». Le 25 persone che hanno preso parte allo studio hanno percepito un pagamento pari a 100 euro al giorno, e hanno firmato un consenso scritto con il quale acconsentivano alla ricerca, consapevoli dei possibili rischi. Ma la domanda certamente più scottante emersa durante la conferenza stampa è stata relativa alla scelta di utilizzare esseri umani per i test. Il dottor Kraus ha risposto con una freddezza clinica: «Animali ed esseri umani sono spesso molto diversi», specificando che gli esperimenti sugli esseri umani sono un «pezzo del puzzle» importante per conoscere meglio alcuni processi e alcuni effetti sull’organismo. Nessuna risposta invece per quanto riguarda la nazionalità dei soggetti.

Questo caso apre forse per la prima volta negli ultimi anni in modo più serio ed approfondito il dibattito sull’eticità e sulla validità di ricorrere ad esseri umani per fare degli studi per verificare la pericolosità di determinate sostanze sul corpo umano, cosa che in futuro forse diventerà sempre più una realtà che un evento isolato.

 

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